giovedì 10 agosto 2017

Il ''comunismo colonialista'' di Dino Erba e Toni Negri musa ispiratrice del ''trotskismo capitalistico'', di Stefano Zecchinelli

Gli antimperialisti contro l’estrema sinistra dell’estrema destra

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Toni Negri e l'uomo di Gladio Cossiga che definì Impero ''un grande libro''


Molti analisti di ‘’estrema sinistra’’ appellandosi all’ortodossia marxista negano supporto al Venezuela bolivariano aggredito dall’imperialismo. La loro argomentazione preferita è questa ‘’Il Venezuela è un paese capitalistico e, per fronteggiare la destra, il governo ha mutuato metodi dittatoriali’’. Gli ambigui politicanti, trotskisti ed anarchici, arrivano a negare il ruolo degli Usa come potenza imperialistica egemone responsabile del sottosviluppo dei paesi coloniali. Un approccio equivoco che spinge molti studiosi ‘’marxisti’’ – dallo storico Dino Erba al blogger libertario Sebastiano Isaia – su posizioni apologete dell’imperialismo.

Il Venezuela non è un paese socialista ma il PSUV l’ha reso indipendente dalla Dottrina Monroe, staccando, progressivamente, le nazioni sudamericane dalla morsa imperialistica Usa. Le nazionalizzazioni di Chavez non erano misure ‘’bolsceviche’’ ma – come spiegò Trotsky nel caso di Lazaro Cardenas – furono necessarie per trasformare uno Stato vassallo aggredito dalla maggiore potenza imperialistica in una nazione sovrana. Chavez era un antimperialista eclettico ma ha sfidato Washington nel momento in cui il Pentagono teorizzò, nel 2004, la distruzione dei paesi del sud del mondo. Un merito indiscusso che James Petras gli riconosce ‘’Chavez aveva maturato una profonda avversione, e la volontà tenace di una efficace opposizione, contro l’imperialismo usamericano ed europeo e contro il brutale colonialismo israeliano, e le sue convinzioni erano profondamente radicate nella sua lettura degli scritti e della storia di Simon Bolivar, il padre fondatore della nazione venezuelana’’ 1. Quindi abbiamo una gerarchia imperiale con al vertice gli Usa ma anche una gerarchia delle Resistenze all’Impero. Il Venezuela non è marxista rivoluzionario differenziandosi dalle guerriglie sparse per il mondo – Dhkp-c, Fplp e Fdlp, Farc-ep, maoisti asiatici – ma si colloca fra gli Stati indipendenti i quali mettono in discussione l’egemonia Usa; la sua ideologia ( il bolivarismo ) è eclettica ma ha lasciato spazio ai partiti ed ai teorici marxisti-leninisti. Si tratta d’uno Stato progressista che rappresenta un ostacolo per la borghesia imperialistica Usa, la più rapace del mondo.

I paesi del sud del mondo devono, senza indugi, imputare i loro problemi all’Azione Imperiale del resto Ernesto Guevara ci aveva dimostrato come i teorici della globalizzazione non reggono davanti la confutazione ed il metodo leninista:

‘’Che cos'è il sottosviluppo? Un nano con una testa enorme ed un torace possente è "sottosviluppato" in quanto le deboli gambe e le corte braccia non sono adeguate al resto della sua anatomia: si tratta del prodotto di un fenomeno teratologico che ha distorto il suo sviluppo. Ecco che cosa siamo in realtà noi, definiti dolcemente "sottosviluppati" e in realtà paesi coloniali, semicoloniali o vassalli. Siamo paesi ad economia distorta a causa dell'azione imperialista, che ha sviluppato in maniera anormale i rami dell'industria o dell'agricoltura necessari a far da complemento alla sua complessa economia.(9) Il "sottosviluppo", o sviluppo distorto, comporta pericolose specializzazioni in materie prime, le quali mantengono sotto la minaccia della fame tutti i nostri popoli. Noi sottosviluppati siamo anche quelli della monocoltura, del monoprodotto, del monomercato. Un unico prodotto la cui incerta vendita dipende da un mercato unico che impone e fissa le condizioni: ecco la grande formula del dominio economico imperialista, che va ad aggiungersi all'antico ma sempre giovane motto romano: divide et impera’’ 2

Il governo chavista ha cercato di sopperire al ‘’sottosviluppo’’ imposto dagli Usa portando avanti la prima fase della rivoluzione ‘’patriottica ed antimperialistica’’. Il riformismo di Maduro ha una base operaia per questo l’Assemblea Costituente è una misura necessaria per proteggere il popolo venezuelano dall’imperialismo mentre il riformismo piccolo-borghese avrebbe già abdicato cedendo il passo all’opposizione nazi-liberista. Il PSUV s’è guadagnato i valori sul campo rendendosi molto più vicino ad Allende ed Olof Palme ( assassinato da un sicario di Gladio ) che alla socialdemocrazia europea.

I ‘’trotskisti moderni’’ dicono che il mondo è retto dalle conflittualità inter-imperialistiche ed all’interno di questa distopia capitalistica Usa, Russia e Cina oppure Israele, Colombia e Venezuela sarebbero sullo stesso livello. Una sciocchezza dato che Russia e Cina non hanno raggiunto la fase della decadenza imperialistica mentre il Venezuela è un paese in fase di modernizzazione il quale ha il sacrosanto diritto a svilupparsi autonomamente. Israele minaccia la pace mondiale; Iran e Corea del Nord non sono un pericolo per nessuno. Dirò di più: l’Iran o la Corea del Nord, se aggrediti, hanno l’innegabile diritto di vincere contro il marcio occidente capitalistico ed imperialistico.

Lo storico ‘’marxista libertario’’ Dino Erba è arrivato a scrivere: ‘’In Italia, i nostalgici del bel tempo che fu sono coloro che animano i vari movimenti «antimperialisti a senso unico» (anti Usa), composti in massima parte da frange della piccola borghesia «statalista» del pubblico impiego, in primis gli insegnanti. Costoro, vedendo decadere la propria posizione sociale, evocano un passato che non può tornare. La loro, è una difesa retriva di qualche briciola di Welfare State che, invece, gli operai hanno perso da tempo, nella tempesta della flessibilizzazione selvaggia del lavoro salariato’’ 3. Erba, senza averne la minima consapevolezza, mutua le tesi di Toni Negri il quale, dall’alto della sua cattedra universitaria, ha attaccato Edward Said proclamando la fine dell’antimperialismo. Non solo Said ma pagine e pagine di James Petras ci dimostano quanto l’alternativa antimperialistica sia necessaria per la ripresa della lotta di classe. Il marxista argentino Nestor Kohan ha letteralmente smontato le sciocchezze eurocentriche di Negri, leggiamo: ‘’Se il populismo nazionalistico arriva a <<salvare>> e a legittimare in qualche modo le borghesie latinoamericane, la visione di Negri, all’opposto, porta a diluire la responsabilità strutturale degli Stati Uniti nell’arretratezza latinoamericana’’ ( Nestor Kohan, Toni Negri e gli equivoci di Impero, Editore Massari ). Dino Erba, poco più avanti, sprofonda nel razzismo italocentrico: ‘’Versioni «originali» di Welfare State si ebbero in America Latina, prima col peronismo in Argentina e col castrismo a Cuba, poi col sandinismo in Nicaragua e, dulcis in fundo, col bolivarismo in Venezuela’’, fino al vergognoso attacco al ‘’Che’’ ‘’Il limite intrinseco di tutte queste esperienze fu il conclamato nazionalismo: la Patria Socialista! Nonostante il preteso internazionalismo, nessuna di esse fu «esportabile», come conferma la tragica fine (fisica e politica) di Ernesto Che Guevara in Bolivia (ottobre 1967)’’. Nestor Kohan mette in risalto le gravi omissioni del duo Erba/Negri: ‘’Al contrario, le correnti politiche più radicali che hanno utilizzato le categorie della teoria della dipendenza contestano allo stesso tempo le borghesie latinoamericane e gli Stati Uniti, baluardo dell’imperialismo’’. I ‘’trotskisti moderni’’, senza accorgersene, hanno sostituito Leon Trotsky con Toni Negri dimenticandosi che gli Usa sono il ‘’baluardo dell’imperialismo’’.

Dino Erba è un famoso storico marxista libertario molto quotato in certi contesti ‘’anticapitalisti’’. Purtroppo il suo ripudio del leninismo a favore del comunismo consiglierista lo porta ad avere posizioni controrivoluzionarie e pro-Usa. Già Lenin fu molto duro verso i comunisti olandesi – Gorter, Pannekoek ed altri – ma Erba tocca il fondo nonostante il vasto seguito di lettori. Leggiamo qualche sua posizione equivoca:

‘’Negli ultimi anni, questa tesi «antimperialista» è stata spartita da ambienti di sinistra (il cosiddetto «campo antimperialista»)12 che hanno intrecciato implicite (ma a volte esplicite) alleanze con ambienti del-la destra rossobruna, in funzione anti USA, in un mistico afflato, condito di suggestioni complottiste. Cui si aggiunge una componente antisemita, attribuendole, ovviamente, una patente anticapitalistica…
Negli ambienti della sinistra cialtrona è abbastanza diffusa la tesi di stampo keynesiano secondo la quale l’attuale crisi economica sarebbe causata dalla finanza (la speculazione) che rovina l’industria (l’economia reale). Ignorando il nesso indissolubile che lega queste due manifestazioni del modo di produzione capitalistico. Implicitamente, questa tesi ha implicazioni antisemite, secondo il luogo comune della cattiva finanza ebraica’’ 4
I sionisti possono gioire dell’esistenza di ‘’comunisti’’ come Erba che legittima l’esistenza dello Stato neofascista d’Israele attaccando la Resistenza palestinese. Ma di quale ‘’finanza ebraica’’ parla Erba? Il suo luogo comune, tipico d’una certa estrema destra europea pro-Israele, serve a legittimare lo Stato ‘’per soli ebrei’’ il quale è una dittatura razzista, una potenza imperialistica di primo ordine. James Petras, che straccia di gran lunga Negri ed Erba, ci spiega l’anomalia israeliana:
‘’Israele è sicuramente una potenza colonialista, in possesso del quarto o quinto arsenale nucleare più fornito, ed è il secondo più rilevante esportatore di armi nel mondo.
Comunque, il suo tipo di popolazione, la sua espansione territoriale e la sua economia sono sparute rispetto alle potenze imperiali e alle potenze imperiali di recente emergenti. Malgrado queste limitazioni, Israele esercita un potere supremo nell’influenzare la direzione della politica di guerra degli Stati Uniti in Medio Oriente attraverso un potente apparato politico Sionista, che permea lo Stato, i mezzi di informazione di massa, i settori delle elites economiche e la società civile. (3a)  Attraverso l’influenza politica diretta di Israele nella produzione della politica estera degli USA, come pure attraverso la sua collaborazione militare esterna con i regimi dittatoriali vassalli dell’impero, Israele può essere considerata parte della configurazione delle potenze imperiali, malgrado i suoi limiti demografici, la quasi universalistica condizione di paria della sua diplomazia, e la sua economia sostenuta dall’esterno’’ 5
Erba omette ciò che Petras spiega benissimo ‘’Israele esercita un potere supremo nell’influenzare la direzione della politica di guerra degli Stati Uniti’’, quindi l’antisionismo nelle pagine dei marxisti libertari scompare. Mi dispiace, l’articolo di Erba s’intitola ‘’Dalla tragedia terzomondista al pateracchio rossobruno’’ e continua ‘’le molte facce della ‘’teoria’’ leniniana dell’imperialismo’’ ma Lenin continua ad avere ragione, i comunisti dei consigli torto. Erba, Isaia e Negri non riescono proprio a capirlo.
Negri trascorse diverse giornate in un kibbutz esaltando il colonialismo israeliano. Il giovane Negri sionista in che rapporto si colloca col Negri di Impero? Il papa dei no global è sempre stato un pensatore ambiguo, un avversario degli antimperialisti, un nemico dei comunisti ben pagato dalla Fondazione Rockefeller. Erba ed Isaia hanno preso lezione da lui?
Il filo-sionismo di Erba spiega anche la sua incapacità d’analizzare la situazione venezuelana. Erba parla nel nome di Rosa Luxemburg ma, in realtà, si dimostra un teorico della globalizzazione innocuo per i padroni del mondo. Reazionario e di destra.
Il capitalismo è un sistema d’oppressione globale ma con diverse articolazioni. In questo momento il sion-imperialismo è la faccia più aggiornata e violenta del padronato internazionale. Negri contesta Said per la sua lotta al sion-imperialismo mettendosi sullo stesso piano dei ‘’trotskisti moderni’’ i quali attaccano Petras per il suo sostegno al Venezuela bolivariano. I ‘’trotskisti moderni’’ replicano l’hasbara sionista, odiano il giornalismo investigativo, prendono per buone le menzogne dei media corrotti dalle borghesie statunitense ed israeliana. Said e Petras sono due giganti contestati da personaggi insignificanti, nessun Antimperialista ( con la ‘’a’’ maiuscola ) può fare a meno dello studio dei loro testi.
Le caratteristiche dell’ultrasinistrismo – ‘’trotskismo moderno’’, ‘’anarcocapitalisti’’ e ‘’maoismo revisionista’’ – sono queste.

(1)  Equiparare e porre sullo stesso livello l’imperialismo Usa, quello europeo ed il sionismo con un governo aggredito dicendo che sono entrambi oppressori. Sbagliato. Gli Usa sono la principale potenza imperialistica ed è tutto loro in piano di distruggere i paesi che si collocano al di fuori della NATO di cui l’Unione Imperialistica Europea è l’ala civile.

(2)  Nel fare questo gli ‘’estremisti di sinistra’’ mantengono una posizione di equidistanza fra aggressori ed aggrediti bollando per ‘’complottismo’’ la controinformazione dei giornalisti antimperialisti. L’ultrasinistrismo omette di dire che gli Usa non solo hanno monopolizzato i mezzi di produzione a livello mondiale ma hanno anche il controllo dei media. I ‘’trotskisti’’ dogmatici ed i ‘’maoisti’’ revisionisti diventano il megafono dell’imperialismo, le citazioni dei testi ‘’leninisti’’ sono del tutto decontestualizzate, non c’è rigore nella loro prassi politica. Trotsky e Mao non possono far altro che rinnegare, dall’altra parte, i loro epigoni.

(3)  Considerano ‘’dittatoriali’’ i paesi aggrediti rimuovendo il fatto che sono paesi dell’area periferica quindi non a capitalismo maturo. La loro analisi è antimarxista ed a tratti apologeta del colonialismo. Altro che ‘’trotskismo rivoluzionario’’, il loro è ‘’imperialismo economicistico’’.

(4)  Non appoggiano le Resistenze antimperialistiche ma, paradossalmente, stanno con ‘’rivoltosi’’ post-moderni e le ‘’Organizzazioni non governative’’. Il ‘’trotskismo capitalistico’’, prima ancora del maoismo degenerato, è una specie di braccio armato di Soros. Imbarazzanti.

Le conseguenze di queste posizioni errate sono state devastanti in Serbia, Libia e Siria. Fra i ‘’maoisti’’ si sono distinti, in negativo, i venezuelani di Bandera Roja. Trotsky ha forse negato appoggio al movimento antibritannico indiano? Mao, davanti l’attacco nord-americano alla Cambogia, disse ‘’popoli di tutto il mondo unitevi contro l’imperialismo americano ed i loro lacchè’’. Cosa è rimasto del metodo rivoluzionario? Nulla, i loro epigoni non sanno far altro che lanciare invettive contro Cuba ed il Venezuela che – ribadisco – si fa portatore d’una concezione eclettica d’anticolonialismo, forse, un po’ troppo confusionaria.

L’estremismo di sinistra è come ‘’l’estrema sinistra dell’estrema destra’’: usa un linguaggio marxista ma presentando il capitalismo come un blocco monolitico ed una unica distopia omette le periodizzazioni interne al ‘’potere borghese’’ compresa la presenza d’una vera e propria gerarchia imperiale. Il ruolo del gendarme Usa scopare e la CIA dice ‘’grazie’’. I paesi BRICS  non sono assimilabili – solo per fare un esempio – agli Stati borghesi europei. I ‘’trotskisti moderni’’ sono passati, dalla tesi osteggiata da Trotsky, sul ‘’collettivismo burocratico’’ all’apologia di Toni Negri e della sua inesistente globalizzazione. Dove va il ‘’trotskismo’’? Difficile che le poche componenti sane rimaste riescano ad invertire la tendenza.

Gli Usa vogliono replicare – dice Assange – in Venezuela quello che hanno fatto in Irak. Gli antimperialisti non avevano simpatie per Saddam ma hanno difeso il governo baathista ed appoggiato la Resistenza patriottica rischiando la galera e la repressione. Trotsky non appoggiò il Negus contro l’imperialismo italiano? La sua posizione fu perfetta, una analisi esemplare degna d’un rivoluzionario. I ‘’trotskisti moderni’’ scimmiottano, da sinistra, Mussolini e Bush presentando agli imperialisti, con le loro sporche invettive, le liste di proscrizione verso i giornalisti e le organizzazioni politiche che si oppongono alla guerra. Così facendo diventano manovalanza di basso livello. Una responsabilità politica pesante che non riusciranno a cancellare.

Il governo venezuelano non ha ceduto come, due anni fa, fece Tsipras. Maduro ha i suoi limiti ma conserva la dignità politica del chavismo della prima ora. Non è socialista, non avrà letto tutto Marx e forse non ha nessuna simpatia per Trotsky e Bordiga ma in questo momento si sta dimostrando un resistente con la schiena dritta, ha coraggio e non svenderà il suo paese. Gli auguro di vincere fino a che il proletariato non sarà pronto.





http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_dossier/2007_03_james-petras_analisi-sull-impero-gerarchie-architetture-clientele.htm


Stefano Zecchinelli



2 commenti:

  1. "Stato neofascista d'Israele"? Qui c'è un equivoco...

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  2. A quanto pare, Dino Erba è pure ostile al revisionismo:
    http://www.nucleocom.org/archivio/archivionote/negazionismo.htm

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