mercoledì 30 marzo 2016

Hasbara for (Dummy) Gays, di Miguel Martines

Abbiamo già parlato della hasbarà, cioè le brillanti tecniche pubblicitarie con cui un gruppo di professionisti trasforma la cacciata, l’emarginazione e l’assoggettamento di un popolo in un simbolo di democrazia e di giustizia.
Nell’agosto del 2005, ad esempio, l’allegra compagnia di italiani che vedete sotto, composta da "un gruppo di élite con un notevole background giornalistico", ha potuto godere di otto giorni di viaggio a cura dell’Organizzazione Sionista Mondiale (WZO) e del Keren Hayesod Italia, incontrando tra l’altro "i genitori di un soldato caduto" e visitando la radio militare.
Lo scopo? Fornire "informazioni e strumenti per occuparsi di questioni riguardanti lahasbarà in Italia".
hasbara sionismo
Come in ogni tecnica pubblicitaria, la hasbarà evita come la peste i lunghi, noiosi ragionamenti in stile Kelebek, e punta su immagini e racconti ad effetto, privi di qualunque contesto.
E ci riescono. Sentiamo ad esempio Paolo Mieli che sul potente Corriere della Sera scrive:
"Israele è l’unico Paese in tutto il Medio Oriente che non ha leggi contro la sodomia né prevede norme tipo ‘offese contro la religione’ o ‘condotta immorale’ usate di solito per perseguitare i gay, le lesbiche e le persone transessuali. […] Nessun altro Paese di quell’area (a parte Israele) accoglie i gay palestinesi che fuggono dalla persecuzione omofoba nei territori occupati.".
Alzi la mano, infatti, chi non ha sentito dire che i "gay palestinesi che rischiano la morte a casa loro trovano rifugio in Israele". E’ una di quelle cose che "si sa che è così". Per questo motivo, diversi militanti gay italiani hanno deciso di sostenere pubblicamente Israele.
Adesso alzi la mano chi è andato a investigare questa storia. Vedo in fondo alla sala una sola mano, quella del giornalista Stefano Bolognini.
Bolognini – una persona politicamente molto moderata – è andato a vedere da dove nasceva questa storia. E con grande fatica – visto che quasi nessuno gli rispondeva – ha scoperto alcune cose interessanti: invito tutti a leggere la sua inchiesta.
Non esiste la "pena di morte per gli omosessuali" nella zona sotto il parziale controllo dell’Autorità Nazionale Palestinese, e i presunti omicidi di gay di cui di tanto in tanto si parla svaniscono nel nulla quando si cerca di documentarli. In base alla mia esperienza in Egitto, mi posso immaginare che sia considerato assolutamente tabù parlare di omosessualità, mentre la pratica omosessuale crea molto meno problemi che nelle tradizionali società cristiane o ebraiche.
La storia dei "palestinesi omosessuali accolti in Israele", invece, è una sorta di catena di Sant’Antonio che gira in rete e nei media; la fonte ultima sembra essere un articolo di Yossi Klein Halevi, pubblicato sul giornale statunitense di estrema destra New Republic. Piccolo particolare, Yossi Klein Halevi – come dice Bolognini – è autore di un libro dal titolo Memories of a Jewish Extremist.
Haneen Maikey, esponente di un’organizzazione omosessuale a Gerusalemme, spiega che in effetti qualche palestinese gay dei Territori immigrato in Israele c’è. Solo che si tratta di clandestini:
"Nessuno può dire esattamente quanti palestinesi gay siano fuggiti in Israele. La gente parla di circa 50 o 60 giovani. Di solito vivono in condizioni molto difficili, senza lavoro, non parlano ebraico e sono in Israele illegalmente. Poche Ong hanno cercato di sollevare il problema col ministro dell’interno ed hanno sempre ottenuto la stessa risposta. Lo stranissimo assunto dei ministri è che se il governo israeliano concedesse asilo ai gay palestinesi secondo la convenzione internazionale per i rifugiati, ciò aprirebbe la porta ad altri palestinesi, che pretenderebbero di appartenere alla comunità glbt per ottenere lo stesso status da Israele".
Altre fonti indicano che diversi di questi clandestini si arrangiano nella maniera più scontata. Bolognini tira conclusioni molto chiare su tutta la faccenda:
"Il che equivale a dire che l’Italia è una democrazia perché permette a centinaia di marocchini di vivere in clandestinità e di prostituirsi, sotto la costante minaccia di espulsione".

http://kelebeklerblog.com/2006/01/26/hasbara-for-dummy-gays/
 
 
 

La guerra del XXI secolo: servizi segreti, santoni e telepredicatori, di Stefano Zecchinelli

L’analisi degli attentati (neo)jihadisti che da un anno a questa parte stanno insanguinando alcune grandi metropoli europee ha, banalmente, diviso i giornalisti – uso i termini correnti nella (contro)informazione della rete – fra cospirazionisti ed anticomplottisti: i primi sostengono che le stragi parigine ed ora belghe siano state pianificate dall’imperialismo americano per spingere, con entrambi i piedi, l’oligarchia europea nel mai sopito scontro di civiltà ( meglio dire, scontro d’ignoranze ); i secondi, al contrario, ritengono – nelle versioni più serie – che si stia formando un polo imperialista islamico – nel quale Daesh ha un posto d’onore – concorrente agli imperialismi occidentali ( più la Russia ).
Le argomentazioni, degli uni quanto degli altri, sono intelligenti ed efficaci, eppure i punti deboli non mancano.
Coloro che ritengono Daesh un movimento impermeabile all’eterodirezione mettono in risalto le profonde fratture interne alle società arabe e musulmane. Si tratta di un mondo martoriato dal colonialismo e ora dall’imperialismo: le ferite che i popoli islamici mostrano doloranti a noi occidentali, rischiano di non rimarginarsi più. Il capitalismo, come modello di produzione e di sfruttamento, è stato edificato anche con il loro sangue.
Un vecchio detto arabo recita ‘’la disperazione insegna a pregare’’: distrutto il nasserismo – e con esso anche il socialismo islamico – era quasi nell’ordine delle cose la diffusione, a macchia d’olio, dell’Islam politico. Inoltre, molti sostenitori dell’ “eterodirezione” integrale’’ dei cosiddetti fondamentalisti, non tengono conto dell’altissima densità demografica delle società nord-africane e mediorientali: una famiglia composta di oltre dieci membri quasi sicuramente costituirà, spinta dalla disperazione e dalla miseria più nera, l’anello debole sensibile agli slogan dei santoni con lo scialle. Il (neo)jihadismo ha un duplice movente che – se cediamo alla suggestione dell’ “eterodirezione” integrale – rischiamo di rimuovere inopportunamente, non capendo più nulla del fenomeno: (a) il movente sociale, ovvero di classe; (b) ed il movente psicologico. Sul fattore psicologico hanno ben lavorato i predicatori sauditi: il capitalismo opprime spiritualmente i musulmani delle nuove classi povere, allora la ‘’jihad’’ sarà il mezzo attraverso cui il riscatto sarà compiuto ed il globo purificato. Contro chi sarà rivolta la ‘’jihad’’, aggiungo io ? Ovviamente colpirà lo stesso musulmanesimo – l’Islam sciita ed i sunniti fedeli alla Sunnah – non certo il colonialismo israeliano, fratello gemello di Daesh, il quale arma i tagliagole di Jabat Al Nusra.
E’ importante precisare che questi giovani cadono nella rete wahhabita non per eccesso d’Islam ma per carenza di studio della vera dottrina coranica. Là dove regna l’ignoranza, il disagio sociale e la paura, i centri ‘’islamisti’’ hanno grande successo. Se poi all’emarginazione e allo sfruttamento si aggiunge il razzismo padronale ‘’dell’ uomo bianco’’ il gioco è fatto: il proselitismo di Casa Saud centra i suoi obiettivi. Un giovane marocchino emigrato in Europa, una volta perso il lavoro, che possibilità di sopravvivenza ha? Ben poche, a parte la rete della microcriminalità e delle mafie che hanno conquistato il monopolio dei traffici di droga fino allo sfruttamento della prostituzione nei bassi borghi.
Però Daesh non è certo soltanto un’armata di sbandati ed ex spacciatori della periferia parigina: stiamo parlando di milizie, molto ben armate, che operano in un’area geografica dove, piaccia o meno, Usa ed Israele hanno sempre fatto il bello ed il cattivo tempo. Inoltre le organizzazioni (neo)jihadiste hanno una struttura piramidale: il giovane indottrinato non ha nessun rapporto con i vertici formati da soggetti politici di ben altra provenienza sociale. Un’ organizzazione come Daesh – una volta preso atto di questa complessità – potrebbe anche ritrovarsi al vertice della piramide un ‘’Califfo del Mossad’’ ( Shimon Elliot, stando alle documentazioni di Snowden ) e avere una base agguerrita, istintivamente antioccidentale e disposta a compiere azioni di qualsiasi genere.
I vertici ‘’islamisti’’ – fantocci degli USA e di Israele e dei loro rispettivi servizi segreti – delineano l’orientamento strategico dei terroristi, mettono in circolazione armi e denaro sporco e si arricchiscono (anche) con la vendita del petrolio e dei reperti archeologici rubati ai popoli irakeno e siriano. La base deve essere – e non potrebbe essere altrimenti – lasciata libera di agire, intrattenendo rapporti strettissimi, non tanto con gli addestratori israeliani comunque presenti, ma con i predicatori wahhabiti: balordi la cui unica funzione è quella di offrire un ‘’movente ideologico’’ ai giovani miliziani. Alcuni di questi – pensate – credono addirittura nella giustezza del messaggio intollerante del monaco Wahhab e per esso sono disposti a dare la vita.
Alla teoria della eterodirezione integrale contrappongo – seguendo una mia personale interpretazione del fenomeno Daesh – l’eterodirezione dei vertici che non butta via la complessità sociologica dell’Islam politico e (neo)jihadista.
L’indagine sulle dinamiche eterodirettive dei vertici non contrasta affatto con l’analisi delle pulsioni emotive e psicologiche che spingono molti giovani marocchini, irakeni o sauditi ad entrare in Daesh ed in altre simili bande armate. Al contrario, un lavoro giornalistico serio ricomprende entrambi gli aspetti. Quanti fra i (contro)informatori, contando blog e numerose testate online, si sono sporcati le mani in questo senso? Il mondo islamico ( ed islamista ) è diversificato: i Fratelli Musulmani non sono wahhabiti ( anzi presentano addirittura alcune componenti filosciite ) e non tutti i salafiti seguono il messaggio sanguinario di Wahhab. I ‘’complottardi’’ hanno un brutto vizio: pensano che questa galassia sia monolitica e priva di varianti dottrinali, ragion per cui credono impossibili le fratture e le guerre intestine.
Daesh trova la sua origine storica nei Ikwan, quindi non esce fuori dal nulla. Per comprendere chi sono i Ikwan cito una parte eloquente di lungo articolo dello storico Alastair Crooke:
‘’Gli al-Saud, nella loro reincarnazione del XX° secolo, ebbero come guida il laconico e politicamente abile Abd-al-Aziz che, riunendo le tribù beduine divise, promosse gli Ikhwan sauditi, nello spirito di quei combattenti proseliti che furono al-Wahhab e Ibn Saud.
Questi Ikhwan furono una riedizione del precedente movimento avanguardista, fiero e semi-indipendente, che era riuscito ad impadronirsi dell’Arabia Saudita agli inizi del XIX° secolo. Allo stesso modo, gli Ikhwan riuscirono a conquistare Medina, La Mecca e Gedda tra il 1914 e il 1926. Per contro, Abd al-Aziz cominciò a comprendere che i suoi interessi più ampi erano minacciati dal giacobinismo rivoluzionario professato dagli Ikhwan (nell’immagine a destra). Questi ultimi si ribellarono, impegnandosi in una guerra civile che durò fino al 1930, quando il re riuscì a eliminarli, con grandi raffiche di mitragliatrici.
Per questo re (Abd al-Aziz) le verità semplici dei secoli precedenti perdevano il loro valore. Si era scoperto il petrolio nella penisola. L’Inghilterra e gli Stati Uniti cominciavano a corteggiarlo, anche se erano più inclini a considerare Sharif Husain legittimo rappresentante dell’Arabia. I Saud avevano ancora bisogno di raffinare le loro capacità diplomatiche.
Per queste ragioni, il wahhabismo si è trasformato, da movimento di jihad rivoluzionario e di purificazione ideologica takfirita in un movimento di conservazione sociale politica e teologica’’ 1
Parto da questa osservazione di straordinaria importanza ‘’il wahhabismo si è trasformato, da movimento di jihad rivoluzionario e di purificazione ideologica takfirita in un movimento di conservazione sociale politica e teologica’’, e aggiungo: Daesh – seppur eterodiretta a livello di verticistico – agisce in modo imprevedibile e un domani, cellule scissionistiche, potrebbero addirittura provare a colpire Casa Saud, una delle centrali del terrorismo mondiale. Domanda: l’imperialismo nord-americano ed Israele hanno messo in conto, fin da subito, quest’ultima ipotesi? Chi scrive crede di sì: l’imperialismo – per dirla con Mao – sarà anche una ‘’tigre di carta’’ ma mantiene una incredibile capacità nel pianificare gli eventi.
Se i ‘’complottardi’’ non analizzano la genesi storica del fenomeno (neo)jihadista riducendo tutto ad un movimento artificiale ( cosa anti-storica ) privo di basi e ragioni sociali, i teorici del ‘’polo imperiale islamico’’ sottovalutano (a) la forte penetrazione della CIA, del Mossad e del MI6 britannico all’interno dei servizi d’intellingence sauditi sovrapponendo l’islamismo all’imperialismo, (b) in conclusione tendono a fare molteplici concessioni alla propaganda dei media di regime, sempre pronti a riempire di letame – si è visto con le importanti controinchieste successive ai fatti dell’11 settembre 2001 – il vero giornalismo d’inchiesta.
Qualche giorno fa osservavo sull’Interferenza.info che: ‘’I ragazzi delle periferie nord-europee hanno trovato – per disgrazia – nella ‘’moschea’’ un diversivo rispetto all’organizzazione politica e sindacale oppure agli stessi movimenti di sinistra. Il jihadismo avanza un po’ come la ‘’vecchia’’ mafia: là dove la sinistra e l’impegno sociale arretrano è abilissimo ad infiltrarsi, disimpegnando i giovani e sostituendo il conflitto di classe con la vile guerra fra bande’’ 2. Ricondurre tutto ad una ‘’pista complottarda’’ significa – fra le tante cose – evitare di fare i conti con le conseguenze, dirette ed indirette, dell’arretramento delle forze antimperialiste. Tale dimensione auto consolatoria non mi compete affatto.
Dal canto loro i ‘’debunker’’, tanto più se di sinistra, rischiano di dare una mano, seppur involontariamente ( questo vale per chi è in buona fede ), ai megafoni neocolonialisti e filosionisti: come si può negare l’evidente emanazione di leggi liberticide contro i documentaristi non allineati ? Da questo punto di vista, Thierry Meyssan, ha pienamente ragione ad ironizzare sulla vuota categoria di cospirazionismo: ‘’Diciamo pure che questa definizione non si applica soltanto ai deliri dei malati mentali. Così Platone, con il mito della caverna, affermava di mettere in discussione le certezze del suo tempo; Galileo con la sua tesi eliocentrica sfidava la lettura che la sua epoca dava della Bibbia; ecc’’ 3. Una battaglia per la libertà d’espressione e la libera ricerca, oggi come non mai, è urgente e doverosa.
Un radicale sa che lo Stato è nemico della Repubblica, quindi il potere capitalistico cerca in continuazione di creare una narrativa finalizzata a giustificare il militarismo e l’autoritarismo. Fattori endogeni ed esogeni si intersecano ripetutamente: la borghesia imperialista non può fare a meno di provare a plasmare ed eterodirigere disagi e malesseri esistenti da tempo nelle classi dominate ma soprattutto nel labilissimo sottoproletariato urbano. A volte ci riesce mentre in altri casi la situazione gli sfugge di mano. Questo intreccio di fattori, a chi segue la dicotomia complottardi/debuker, sfugge rovinosamente con conseguenze non da poco. Fa benissimo il marxista Michele Basso a ricordare ai più sprovveduti come: ‘’In Marx ed Engels si possono trovare numerose denunce delle trame di Napoleone III o della diplomazia zarista, di Thiers o di Bismarck. Marx cercava di avere notizie, dai suoi contatti russi, sull’attività della “Terza divisione”, cioè della polizia segreta zarista’’ 4. Al posto dei nomi Napoleone III, Thiers o Bismarck, mettiamoci quelli di Bush, Hollande e Netanyahu e il gioco è fatto.
La guerra attuale è condotta tanto dai servizi segreti, quanto dai santoni e i telepredicatori: la nuova classe povera – da Tunisi a Bruxelles – rischia di farsi carne da cannone, sotto il macabro effetto inebriante dell’oppio wahhabita. Non si tratta di un complotto ma l’ombra lunga di un processo molto complesso che ha la regia a Washington, che piaccia o no, è onnipresente.

http://www.ossin.org/arabia-saudita/1879-storia-del-wahhabismo-da-dove-viene-lo-stato-islamico
http://www.linterferenza.info/esteri/stragi-di-bruxelles-registi-aiutoregisti-attori-e-comparse/
http://www.voltairenet.org/article186998.html
http://cvh0047.ergonet.it/estero/5127-michele-basso-marx-dietro-le-quinte.html

http://www.linterferenza.info/attpol/la-guerra-del-xxi-secolo-servizi-segreti-santoni-e-e-telepredicatori/

mercoledì 23 marzo 2016

Brasile: prove generali di destabilizzazione ?, di Stefano Zecchinelli

La situazione brasiliana – a seguito delle ultime mobilitazioni – diventa sempre più tesa e difficile da analizzare. I media internazionali puntano il dito contro il PT – Partito dei lavoratori – occultando il sostegno che la presidentessa Dilma Roussef ed il fondatore del partito, Luiz Ignacio Lula, sono riusciti comunque a mantenere: il risvolto ‘’giustizialista’’ non interessa molto ai lavoratori brasiliani ( o almeno ad una parte rilevante di essi ) i quali, a quanto pare, resterebbero fedeli al PT, in virtù della sua pur modesta politica riformista attuata in questi anni. Una frattura certamente esiste ma non nei termini descritti dai media europei.
Da quando è al governo, il Partito dei lavoratori ha cercato di contenere il neoliberismo puntando su uno sviluppo capitalistico di tipo keynesiano: gli esperti hanno definito questo modello capitalistico, in un paese post-coloniale, come neosviluppista. In politica estera, sia Lula che la Roussef hanno raffreddato ( senza però mai romperli ) i rapporti con Washington e gli imperialismi inglese ed israeliano, cooperando con i paesi sudamericani ‘’non allineati’’. Il PT, in poche parole, non è un partito anticapitalista né, tanto meno, antimperialista ma mira semplicemente ad integrare le masse popolari, umiliate dal neoliberismo, in un modello capitalistico di tipo keynesiano compatibile con un sistema di diritti e di garanzie sociali. Le attuali mobilitazioni antigovernative trovano questa duplice spiegazione:
(a) L’imperialismo americano non è disposto ad accettare che un paese, anche in una prospettiva democratico-borghese, persegua una politica autonoma.
(b) Nonostante l’abbandono dell’antimperialismo, il PT conserva il favore di ampi strati della popolazione civile: gran parte del mondo del lavoro continua ad appoggiare Dilma Roussef e Lula. Questo è un fatto abbastanza difficile da smentire: le piazze piene, in sostegno del governo, parlano da sole.
Un aspetto, però, deve essere chiarito. E’ sbagliato credere che tutti i dimostranti antigovernativi siano fascisti o provocatori: il PT ha deluso lo zoccolo duro del suo elettorato che, giustamente, si indigna per la corruzione dilagante nel loro ex partito. Dall’altra parte è corretto chiedere agli attivisti onesti di sapersi differenziare dai settori reazionari, magari rivendicando le proprie istanze in piazze separate ed usando ( come sicuramente avviene ) parole d’ordine dal contenuto diverso e contrapposto. Manifestare e chiedere delle riforme economiche e sociali strutturali è sempre giusto, ma è importante farlo senza cadere nella trappola della strumentalizzazione imperialista sostenuta dagli USA.
Il presidente dell’Ecuador, Rafael Correa, a proposito di destabilizzazione pilotata dall’esterno, ha commentato: ‘’Credete sia solo una casualità? Questo è il nuovo ‘Plan Cóndor’ contro i governi progressisti. Attualmente non vi è più bisogno di dittature militari, ma di giudici sottomessi, di una stampa corrotta che ha il coraggio di pubblicare conversazioni private, circostanza assolutamente illegale’’ 1. Ovviamente gli Usa non hanno mai abbandonato la Dottrina Monroe – le Americhe agli statunitensi – quindi è bene sottolineare che un “ritirata” tattica da parte dell’Impero Usa dal contenente latinoamericano ( cosa che potrebbe avvenire qualora fosse eletto il neofascista Donald Trump ) non farebbe altro che aumentare le pressioni sui governi ‘’socialdemocratici’’ dell’America Latina. Il gendarme statunitense ha il monopolio dei servizi di intelligence e anche nel caso brasiliano dimostra una capacità incredibile di infiltrazione all’interno dei movimenti, creando dei veri e propri gruppi artificiali, bande di provocatori al servizio diretto o indiretto della CIA. La storia dovrebbe essere nota a tutti.
Un altro aspetto – giunti a questo punto – deve essere precisato: la risposta del mondo del lavoro non può puntare alla ‘’pacificazione sociale’’. Soltanto l’ acutizzazione del conflitto di classe e la rottura integrale con le oligarchie economiche e finanziarie tuttora dominanti può dare un impulso determinante alla realizzazione della “Patria Grande Sudamericana”. Il PT ha realizzato riforme democratiche importanti ( e gliene rendiamo merito ), Lula e Dilma si sono guadagnati i valori sul campo lottando armi in pugno contro la dittatura militare, ma da tempo la loro svolta a destra è innegabile.
James Petras ci ha spiegato che: ‘’il governo di Dilma Rousseff ha adottato una politica reazionaria. Quello che loro chiamano “aggiustamento fiscale” altro non è che un piano di tagli alla spesa sociale, alle pensioni, ai salari, ai programmi sociali e di sostegno alla povertà, ecc’’ 2. Il problema, secondo Petras, è che ‘’le conquiste che le classi popolari hanno ottenuto finora si stanno erodendo ed il governo ha incaricato Joa¬quim Levy, mini¬stro dell’Economia, un neoliberista fanatico, di portare avanti i tagli alla spesa sociale’’. I manifestanti democratici, giustamente indignati  per la svolta moderata di Dilma, potrebbero chiedere la rimozione di Joaquim Levy come Ministro dell’Economia? Data la situazione, si tratterebbe di una proposta da sostenere e che potrebbe rappresentare un momento di svolta per la stessa Dilma.
Il giornalista di Contropiano, Marco Santopadre, ha parlato di ‘’frattura politica’’ rilevando come le ‘’inchieste abbiano incastrato non solo ministri e dirigenti del centrosinistra ma anche pezzi da novanta dei partiti del centrodestra e della destra – in particolare del Partido da Social Democracia Brasileira – gli stessi che ora cavalcano l’ondata popolare giustizialista facendo appello a slogan nazionalisti’’. 3 La pista della ‘’frattura politica’’ è certamente condivisibile – come il resto della lucida analisi di Santopadre – ed io mi spingerei oltre aggiungendo che le fazioni più reazionarie della borghesia brasiliana si stanno contrapponendo, su mandato di Washington, all’ala modernista al momento al governo. Il loro obiettivo è (ri)colonizzare il Brasile spezzando così la logica del ‘’multipolarismo’’. L’imperialismo Usa, grazie a questi ‘’vendipatria’’, ha messo le mani sulla magistratura e sui media. Una politica più incisiva da parte del PT tendente a democratizzare la magistratura sarebbe auspicabile. Inoltre, la statizzazione della gran parte dei mezzi di comunicazione, in situazioni di emergenza come queste (rischio di golpe e/o comunque di svolta autoritaria), diventa una misura democratica necessaria, forse vitale: le resistenze in tal senso da parte di Dilma Rouseff dimostrano la natura politica del suo governo e l’abisso che separa una possibile ‘’transizione al socialismo’’ da una mera politica di riforme, anche se certamente ( ma senza farne l’apologia ) progressiste.
Lo stesso discorso si potrebbe applicare al  Venezuela: Maduro, invece di cercare un accordo con l’opposizione di destra, golpista e finanziata da Washington, avrebbe dovuto intensificare il programma di riforme sociali strutturali e al contempo rafforzare le milizie popolari che si sono rivelate fondamentali per fronteggiare e respingere a suo tempo i tentativi di rovesciare Chavez e il governo bolivariano. Questo spirito ‘’campista’’ volto al compromesso ha contribuito a generare la crisi attuale, motivo per cui James Petras ha commentato: ‘’Il PT ha causato un tremendo danno all’immagine di tutta la sinistra in America Latina’’. Un commento amaro ma da prendere in considerazione.
Il leader del Movimento dei Senza Terra, Stedile, ha confermato il suo appoggio al legittimo governo in carica di fronte al tentativo di golpe mediatico e giudiziario precisando che: ‘’Il governo Dilma ha mostrato di voler accettare l’agenda neoliberista mettendo all’ordine del giorno la riforma della previdenza e facendo un patto con la destra per escludere l’impresa Petrobras dall’esplorazione del pré-sal e aprire la porta alle imprese multinazionali’’ 4. Molto presto ci saranno delle manifestazioni importanti, sia in sostegno di Lula ma anche contro il neoliberismo seguendo una agenda autonoma di orientamento socialista’’: ‘’Credo – prosegue Stedile – che stiamo entrando in un periodo di grandi mobilitazioni di massa, sia per difendere i diritti dei lavoratori, perché il livello della disoccupazione aumenta e arriva al 14% nella grande San Paolo, che è la regione più industrializzata del paese, sia per difendere la previdenza sociale e altri diritti. E ci saranno anche manifestazioni per difendere il presidente Lula e contro il golpismo. Nelle prossime settimane faremo manifestazioni già programmate per l’8 marzo. I maestri sono già in agitazione e in vari stati già inizia lo sciopero, come ieri a Rio de Janeiro. Dal prossimo 15 al 17 marzo ci sarà uno sciopero nazionale dei maestri poi il 31 marzo ci sarà una mobilitazione nazionale del Frente Brasil Popular in tutto il paese, con un’agenda dettata dalla classe lavoratrice. E nel mese di aprile ci saranno lotte popolari dei contadini’’. In questo modo i Senza Terra si collocano a sinistra delle ‘’socialdemocrazie’’ proponendo agli operai e ai contadini una rottura netta col capitalismo dei BRICS, troppo spesso a torto elogiato. Domanda: i ceti operai e proletari brasiliani li seguiranno?
Una cosa è certa: la crisi del capitalismo internazionale non lascia nel lungo periodo spazio a soluzioni redistributive di stampo keynesiano. Le difficoltà del socialpopulismo – usando le parole di Petras: sinistra personalista – ne sono la prova più eloquente. La classe operaia riuscirà a rientrare in gioco riaprendo una nuova ‘’epoca’’ di conflitti sociali e politici?
L’ottimismo è d’obbligo.

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=14868
http://carlinhoutopia.wix.com/carlinhonews#!intervista-james-petras/cziw
http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/03/20/brasile-corruzione-golpe-piazze-contrapposte-tensione-alta-076873
http://www.comitatomst.it/node/1134

http://www.linterferenza.info/esteri/brasile-prove-generali-destabilizzazione/

sabato 19 marzo 2016

Trump il fascista, Uomo della provvidenza per la classe media

Intervista a Webster Griffin Tarpley a cura di Stefania Limiti.

Webster Griffin Tarpley, classe 1946, giornalista, autore del bestseller "George Bush: The Unauthorized Biography": "Il fenomeno politico viene allevato dalla rabbia della piccola borghesia - commercianti, broker, gente che lavora nel settore immobiliare - e della 'plebe' fatta di pensionati, ex militari, sbandati. Insomma i poveri, gente ammazzata dalla grande crisi economica del 2008". Una creatura "delle banche" che usa "squadracce nei suoi comizi per picchiare i contestatori".

Dietro Donald Trump c'è l'America arrabbiata e sconfitta, anche se fa ridere con quei capelli che sembrano un parrucchino - lui giura di no - e per le frasi esagerate, i commenti allucinanti. "Attenti, è un fascista e un pericolo reale per gli States e per il mondo intero. Non è un buffone ma l'uomo delle banche. Sbaglia di grosso che lo sottovaluta".
Parola di Webster Griffin Tarpley, classe 1946, filosofo della storia, giornalista, scrittore, molto noto per il bestseller George Bush: The Unauthorized Biography (1992) e per molti altri lavori, tradotti in diversi paesi, che vivisezionano la storia dei poteri americani. Esperto di terrorismo, faceva il giornalista in Italia nel 1978 e qui scrisse il famoso rapporto che gli fu commissionato da ambienti del governo italiano (tramite il fedele amico di Cossiga, Giuseppe Zamberletti) e intitolato Chi ha ucciso Aldo Moro?.
Tarpley è un fiume di parole che affascina - per fortuna tra le altre lingue che conosce bene c'è anche l'italiano - perché racconta i fatti dandogli sempre una cornice solida per comprenderli a fondo. Chi è Donald Trump? "Il personaggio è ben noto da diverso tempo come speculatore immobiliare, megalomane e arrivista, organizzatore di concorsi di bellezza, protagonista della stampa rosa, amico di tutti - pure dei Clinton, tanto da partecipare al matrimonio della loro figlia Chelsea. Come politico 'sfonda' nella primavera del 2015, quando Jeb Bush, il classico candidato reazionario, esponente di una storica frazione della Cia, nonostante i milioni di dollari, fallisce nei sondaggi".
E poi resta sulla cresta dell'onda: "Il candidato Trump nasce dalla insoddisfazione e dalla irrequietezza del Partito repubblicano: cioè di coloro che ritengono inutili i loro rappresentati al Congresso (nel 2010 hanno vinto la Camera, quattro anni dopo il Senato) perché fanno accordi con Obama, gli stessi che ritenevano non abbastanza reazionario l'ultimo Bush, che spendeva soldi per cercare di far fronte alla crisi nella quale stavamo sprofondando. Inoltre, il fenomeno politico 'Trump' viene allevato dalla rabbia della piccola borghesia - commercianti, broker, gente che lavora per le banche e gira intorno al business immobiliare - e della 'plebe' costituita da pensionati, ex militari, sbandati, insomma i poveri, tutta gente ammazzata dalla grande crisi economica del 2008 ed esclusa, messa ai margini, e sensibili ai richiami irrazionali di un personaggio come Trump. Per tutti costoro lui si presenta come l'uomo della provvidenza".
Anche l'Italia ha avuto il suo uomo della provvidenza, anzi più d'uno. Ma che cosa rende il candidato Trump forte? Tarpley non ha dubbi:"Le nostre televisioni non parlano d'altro. E' ospite quotidiano di tutte le maggiori tutti, l'ABC, la CBS, l'NBS, lo ritrovi nella tv pubblica, finanche la MSNBC, che è liberal e filo Obama, manda in onda i suoi comizi senza commenti. Trump potrebbe essere davvero il candidato che esce vittorioso dalle primarie repubblicane e questo fa di lui un pericolo per tutti: nell'Iowa, uno stato importante perché influenza molto il voto, Trump e l'altro suo concorrente fascista, Ted Cruz, hanno il 50% dei consensi rispetto agli altri candidati. Nel New Hampshire i sondaggi danno Trump al 34,5. Insomma, è molto sciocco, secondo me, pensare che Trump sia un perdente".
Tarpley lamenta una scarso contrasto sul piano mediatico anche da parte dei settori liberal: "Sì, questo è un problema, in America tutti sembrano storditi, parla Trump ovunque, e, se non contrastiamo la sua vittoria, Trump potrebbe essere il candidato repubblicano alle elezioni per la presidenza degli Stati Uniti d'America. E questo mi sembra già un orrore. I Repubblicani sono barbari, come appare chiaro da tutto ciò che dicono".
Ma perché Donald Trump merita l'appellativo di "fascista"? "Innanzitutto lui usa quella che definirei 'l'arte del fascismo', cioè finge di essere un anti-sistema, un avversario dell'establishment, un pacifista, un anticapitalista al servizio dei più bisognosi, ma in realtà è al servizio di chi lo ha sempre sostenuto: il sistema delle banche. Trump ha avuto miliardi dalle banche per tutta la sua vita. Ora dice che vuole tassare Wall Street, colpendo le tasse sugli edge funds, ma in realtà ha già detto che abolirà la tassa sull'eredità, che intende tagliare dal 40 al 25% la tassa sui guadagni, e che non gli piace affatto l'idea di aumentare il salario minimo che oggi è a 7,25 dollari. Nei suoi progetti insomma c'è una redistribuzione dei redditi a favore dei più ricchi. Trump, inoltre, usa metodi fascisti; dalle 'smorfie' alla Mussolini, alle squadracce che vanno nei suoi comizi per cacciare, picchiare e spaventare i contestatori: avrete sicuramente visto il caso della signora con il velo fatta uscire da una sala dove lui parlava".
Le immagini sono rimbalzate sui media di tutto il mondo."Ma c'è ben altro. Veri e propri picchiatori che tengono lontano dalle sue manifestazioni ogni possibilità di contestazione. Ci sono stati vari casi, come quello del nero in Alabama picchiato a sangue. Non è un caso che nella sua massa di consensi ci sono anche i movimenti nazionalisti bianchi, dai neoconfederati al Ku Klux Klan. Trump muove questa massa sociale. E la usa a suo oiacimento. Dobbiamo denunciare, parlare, spiegare chi sono davvero Trump e il suo compare-competitor, Ted Cruz, che è sostenuto dai soldi della Goldman Sachs e dai gruppi che incitano ad uccidere i medici che praticano l'aborto".
In Italia da circa un anno è stata istituita una commissione parlamentare d'inchiesta sul caso Moro, sul quale la magistratura sta ancora indagando:"Qui in America gira ancora un signore che parla spesso in radio e tv si chiama Steve Piecznick. E' un fervente sostenitore di Donald Trump, un suo tifoso accanito. Mentre io facevo il giornalista in Italia e insieme a tanti altri colleghi ero angosciato per la vita di Moro, lui arrivò a Roma mandato dal governo di Washington per 'stabilizzare l'Italia'. Chiedessero a lui. Piecznick sa tutta la verità sull'assassinio di Aldo Moro".
http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=125158



Convegno NoNato: Webster Tarpley: " Chi sono i signori della Nato?"

¿Estaría Osama Bin Laden vivo y viviendo en Bahamas?

Percy Francisco Alvarado Godoy, Descubriendo verdades, 18/03/2016

El exempleado de la Agencia Central de Inteligencia estadunidense (CIA) Edward Snowden, quien ha revelado información confidencial de su propio gobierno, acaba de anunciar que cuenta con pruebas para demostrar que Osama Bin Laden sigue con vida. “Tengo pruebas contundentes que muestran que Bin Laden aún está recibiendo dinero de la CIA, de hecho él recibe más de 100 mil dólares mensuales que son trasferidos a su cuenta bancaria personal en Nassau, Bahamas, reveló Snowden en una entrevista exclusiva con el semanario Moscow Tribune, así se divulgo por diversos portales, entre ellos el de Wall Street Italia.


Según Snowden, la en el montaje de la “falsa muerte del yihadista”, Bin Laden fue trasladado junto con su familia a un lugar no revelado en las Bahamas. “No estoy seguro de dónde está ahora, pero en 2013 vivió tranquilamente con sus cinco esposas en su casa y con muchos de sus hijos”. También, alegó que la Dirección de Inteligencia Inter-Service, el mayor organismo de espionaje de Paquistán, cooperó con la CIA para hacer creer al mundo que el antiguo líder de Al-Qaeda murió en una operación de las fuerzas especiales estadounidenses.

Hasta el momento otras fuentes especulan sobre la falsedad de la noticia

http://umbvrei.blogspot.it/2016/03/estaria-osama-bin-laden-vivo-y-viviendo.html

venerdì 18 marzo 2016

Hillary Clinton, la regina del caos, di Stefano Zecchinelli

I sionisti si schierano con la guerrafondaia Hillary Clinton

Le divisioni interne al Partito repubblicano statunitense – secondo Tarpley il Partito dei fascisti – fomentate dal razzista Donald Trump, stanno mettendo a rischio l’egemonia repubblicana spingendo avanti nei sondaggi Hillary Clinton: la regina del caos.
Il clan dei Clinton – nella sua prima ascesa alla Casa Bianca, il marito Bill, ebbe fra i suoi sponsor proprio Trump – è responsabile di numerose guerre imperialiste: dalla distruzione della Jugoslavia alla destabilizzazione di Libia e Siria. Siamo i fronte ad un clan corrotto, protettore delle grandi imprese transnazionali che si arricchiscono trafficando armi e, naturalmente, strettamente legato ad Israele e Arabia Saudita. Molte cose potrebbero cambiare in peggio con l’elezione di Hillary.

Hillary Clinton: la madrina di Daesh ed Israele

Il presidente uscente, Barak Obama, ha cercato con un colpo a sorpresa di smorzare il potere di Casa Saud riconoscendo Teheran in quanto potenza regionale. Questo ha scatenato le ire, non solo delle petromonarchie, ma anche della lobby sionista, vero piede di porco israeliano all’interno della società statunitense. Ed ecco che Hillary, strizzando l’occhio a Netanyahu, entra in azione: Voglio che gli Iraniani sappiamo che, io presidente, attaccheremo l’Iran. Nei prossimi 10 anni durante i quali potrebbero stupidamente considerare di lanciare un attacco contro Israele, noi saremo capaci di obliterarli totalmente’’ 1. Ovviamente tutti sanno che l’Iran non attaccherà nessuno, anzi la Repubblica Islamica dell’Iran è in prima fila nella lotta contro il terrorismo di Daesh che Hillary stessa vanta essere una creatura della CIA 2.
Le minacce della Clinton trovano dei precedenti tanto nella prassi sionista quanto in quella imperialista nord-americana. Secondo Gilad Atzmon si tratta di Sindrome di Stress pre-Traumatico ovvero la paranoia tutta sionista di farsi stressare da un evento traumatico prima ancora che questo avvenga; evento che certamente – possiamo dirlo – non si verificherà e la cui minaccia serve a giustificare la corsa agli armamenti e la crescita esponenziale del militarismo e del neofascismo. Noam Chomsky parla di “teoria del pazzo” facendo riferimento ad un tipo di politica estera mirata a spaventare i propri nemici minacciando conseguenze catastrofiche. Chomsky cita un importante documento Usa, il rapporto STRATCOM:
‘’È importante che “i pianificatori non siano troppo razionali nel determinare […] quali siano gli obiettivi che contano di più per l’oppositore”, che vanno comunque tutti colpiti. “Non è bene dare di noi stessi un’immagine troppo razionale o imperturbabile”. “Il fatto che gli USA possano diventare irrazionali e vendicativi, nel caso che i loro interessi vitali siano attaccati, dovrebbe far parte dell’immagine che diamo in quanto nazione.” È “giovevole” per la nostra condotta strategica che “alcuni elementi possano sembrare fuori controllo”. 3
La Clinton è chiara: gli Usa devono aggredire l’Iran su mandato della lobby israeliana – come fecero contro l’Irak nel 2003 – aggravando l’accerchiamento dello Stato indipendente russo. Per fare questo è necessario poggiare sull’ausilio di mercenari e vassalli e locali, dai gruppi paramilitari di estrema destra ai jihadisti. Le sue parole sono eloquenti, leggiamole: “Dobbiamo gettare le fondamenta per un secondo “Risveglio Sunnita”. Dobbiamo continuare a far pressione sul governo di Bagdad perché metta a posto la sua politica interna, continui sulla strada della riconciliazione nazionale e, infine, istituisca una Guardia Nazionale” 4.
Hillary Clinton si prepara a delegare il controllo del versante mediorientale islamizzato a tre entità: Casa Saud, Daesh e soprattutto il Fronte Jabat Al Nusra, organizzazione di tagliagole in ottimi rapporti con Israele. Un’ apparente guerra di ‘’tutti contro tutti’’ monitorata, passo dopo passo, dai falchi di Washington e Tel Aviv. La regina del caos si prepara ad allungare i suoi artigli sul Medio Oriente, facendo pagare al popolo nord-americano – rimbecillito di propaganda bellica – i prezzi della sua politica militarista.

La lobby sionista appoggia la Clinton

La lobby sionista ha deciso di appoggiare Hillary Clinton, una signora guerrafondaia che rappresenta la lunga mano dei neocon sul Partito democratico. Il clan dei Clinton ha sempre appoggiato la pulizia etnica della Palestina ed ora offre pieno sostegno al likudista Netanyahu, un dittatore fuori controllo impegnato su diversi fronti di guerra. James Petras scrive: ‘’Clinton has totally and unconditionally pledged to widen and deepen US subordination to Israel’s war aims in the Middle East and to defend Israel’s war crimes against the Palestinian people in the occupied territories and within apartheid Israel. As a result, Clinton has built a coalition made-up of unsavory mafia-linked, gambling, media and speculator billionaires, whose first loyalty is not to America but Israel. She denounces all critics of Israel as ‘anti-Semites’’’ 5.
Attraverso l’accusa infamante di ‘’antisemitismo’’, Israele ha messo a tacere i suoi critici tanto in ambito politico quanto all’interno del mondo accademico. La Clinton si prepara a diventare la pistola fumante di Netanyahu colpendo giornalisti, storici e professori universitari intenti a denunciare la politica imperialistica israeliana. Hillary Clinton si erge a madrina degli States, per la CIA lei è la regina del caos ma nei fatti – quando la verità storica sarà ristabilita – tutti la ricorderanno come una sguattera del Likud sionista, un personaggio politico senza spina dorsale complice di numerosissimi crimini.
Le politiche di guerra – che Obama non è riuscito a contenere nonostante alcuni suoi debolissimi sforzi – faranno sprofondare gli Usa nel caos: il mondo del lavoro verrà ulteriormente umiliato, il razzismo islamofobo gonfierà le fila delle organizzazioni neonaziste e il Ku Klux Klan colonizzerà la piccola borghesia arrabbiata. Trump non ha mai criticato Israele, anzi, sua figlia si è addirittura convertita al giudaismo ( come dice lo stesso Petras nell’articolo poc’anzi citato ). Il ‘’neofascista repubblicano’’ mira a ripristinare la Dottrina Monroe mettendo a ferro e fuoco il ‘’nuovo continente’’ tramite conflitti regionali, leggi razziali e pulizie etniche annunciate contro latinos e musulmani. Un progetto che fa gola alla borghesia sciovinistica yankee ma non all’AIPAC che vorrebbe estendere i suoi interessi su ben altri fronti.
Negli anni ’30, osservando la società nord-americana, Bertolt Brecht disse ‘’semmai ci sarà un fascismo americano, sarà un fascismo democratico’’. Oggi, negli Usa, chi davvero rappresenta questo fascismo mai sopito: Hillary Clinton o Trump ? Il neofascismo dominante fra i repubblicani, trova in modo solo apparentemente paradossale nei democratici – perfino Sanders è servile verso Casa Saud ed Israele – una sponda politica reazionaria e antipopolare. Quale destino spetta al rintontito popolo statunitense? La classe operaia americana riuscirà a destarsi dal torpore che da decenni l’affligge? Quest’ultima domanda mi trova pessimista. Almeno per ora.


http://www.linterferenza.info/esteri/hillary-clinton-la-regina-del-caos/

¡Mumia nos necesita de nuevo!



¡MUMIA NOS NECESITA DE NUEVO!  ¡FAVOR DE HABLAR POR TELÉFONO, ENVIAR FAX O CORREO ELÉCTRÓNICO AHORA! Las malas prácticas médicas y la indiferencia intencional en la prisión SCI-Mahanoy están matando a Mumia Abu-Jamal
 Estamos muy preocupados sobre el deterioro de la salud de Mumia, como notado en las últimas semanas por el doctor que lo visita igual que los clérigos, abogados, maestros, familiares y amigos. La presencia de síntomas más fuertes de la Hepatitis C y el posible desarrollo de la diabetes que casi lo mató hace un año  llaman a un tratamiento adecuado e inmediato. Por eso, les instamos a:
             EXIGIR
  1. El suministro inmediato a Mumia del tratamiento anti-viral  para curar su condición de Hepatitis C. Como su doctor testificó en corte, ésta es la causa probable  y persistente del empeoramiento de su enfermedad de la piel,  del daño casi seguro a su hígado, de su extremo aumento actual de peso y hambre, y de otras condiciones asociadas con la diabetes.

  1. La entrega inmediata de todos los resultados de pruebas de sangre  a los abogados de Mumia.
  1. El seguimiento atento de la salud de Mumia para detector la señales de aviso de la diabetes , y especialmente de sus niveles de glucosa, dado que un ataque de diabetes casí mató a Mumia en la primavera del 2015.
ENVIAR LAS DEMANDAS AL:
GOBERNADOR DE PENSILVANIA, TOM WOLF 
Phone:  001-717-787-2500
Fax: 001-717-772-8284                                                             
E-mail: governor@pa.gov
DEPARTAMENTO DE CORRECCIONES, PENSILVANIA; SecretarIO John Wetzel  
Tel:  001 -717-728-2573, 717 787 2500
E-mail:  ra-contactdoc@pa.gov 
PRISIÓN DE MAHANOY, SUPERINTENDENTE, THERESA DELBALSO
Tel: 001-570-773-2158 
(Es probable que te conecten con su secretaria, quien se niega a dar el número de fax o el correo electrónico de la Superintendente. No nos sorprende, dado que la nueva superintendente tiene fuertes antecedents militares.)
Dr. Paul Noel, Director of Medical Care at the PA Dept of Corrections

 Phone:  001-717-728-5309 x 5312
Email:  ra-contactdoc@pa.gov
Dr. Carl Keldie, Chief Medical Officer of Correct Care Solutions

 Phone: 1- 800-592-2974 x 5783
Sponsored by:  International Concerned Family and Friends of Mumia Abu-Jamal, MOVE, Educators for Mumia, Free Mumia Abu-Jamal Coalition (NYC), Campaign to Bring Mumia Home, International Action Center.  

http://odiodeclase.blogspot.it/2016/03/mumia-nos-necesita-de-nuevo.html