lunedì 13 ottobre 2014

Israele: una semplice pedina degli Usa ?, di Stefano Zecchinelli



Secondo Giulietto Chiesa, in un recente video per la televisione Pandora TV ( che fa un lodevole servizio di contro-informazione sulla aggressione imperialistica all’Ucraina e alla Russia ), l'aggressione dell'imperialismo israeliano contro il popolo palestinese sarebbe 'uno scenario che serve per coprire lo scenario principale: quello ucraino'. Un errore enorme.

Che cosa sbaglia Chiesa, convergendo con le posizioni di molti sionisti liberali, verrà da me esposto in estrema sintesi ed in pochi punti fondamentali.

1. Israele sarebbe uno Stato fantoccio filo-statunitense ?

Questo è il primo errore commesso. Israele contro i popoli arabi persegue un suo, autonomo, progetto imperialistico.

Tre cose sono emerse da questa vile aggressione sionista contro il popolo palestinese: (1) la Comunità Internazionale è del tutto succube alle politiche di guerra israeliane; (2) i cittadini israeliani sono del tutto fascistizzati ed approvano la pulizia etnica della Palestina; (3) Israele ha pianificato lo sterminio sistematico della popolazione di Gaza.

James Petras ci ha spiegato che:

Y lo que hicieron en Gaza es muy simple. El primer Ministro israelí concentró a los palestinos en ese lugar, encerrados, sin escape, como un gran ghetto. Tal cual lo hicieron los nazis que concentraron a los judíos en el ghetto de Varsovia, los israelitas concentraron a los palestinos en ese pequeño territorio, encerrándolos y atacándolos con aviones, tanques barcos, y utilizando cualquier pretexto para matarlos y eliminarlos de la Tierra. Ese es el plan con sus etapas, primero concentrarlos, segundo encerrarlos y tercero liquidarlos. Esa es la solución final. Porque la idea que hay detrás de todo esta atrocidad es unificar a todos los sionistas -de Israel, Uruguay, Argentina, Inglaterra, EEUU- en un Estado puramente judío, sin ningún musulmán, sin ningún cristiano, sin ninguna persona que no sea judía. Eso es lo que busca y unifica toda esta gran tribu totalitaria

Quindi abbiamo (1) la reclusione di un popolo ( quello palestinese ) in una grande riserva come è stato fatto ai pellirossa americani, (2) progrom razzisti la cui modalità è stata pianificata anni prima ( i documenti usciti fuori dimostrano che i vertici dell’esercito israeliano avevano pianificato questo operazione già nel 2007 ), (3) il fine ultimo della destra likudista è quello di distruggere gli arabi della Palestina.

Un progetto tanto criminale, però, per Chiesa 'serve a coprire il complotto contro la Russia'. Che gli Usa vogliano distruggere lo Stato indipendente russo e che gli antimperialisti debbano opporsi a ciò è ovvio, ma da qui a dare a Putin patenti di antimperialismo e sottovalutare, in modo scandaloso il sionismo, il passo è lungo.

2. La lobby sionista, negli Usa, è potente ma, in fondo, è solo una delle tante ?

Altro errore clamoroso. Il sionismo negli Usa ( e non solo ! ) è uno Stato nello Stato.

Non solo, come dice Petras, 'dentro del congreso norteamericano y dentro de la hipocresía de Obama están los grandes poderes sionistas, los funcionario sionistas, los financieros sionistas que influyen y compran a los congresistas e influyen en el doble discurso de Obama. Porque hoy Obama dice estar indignado porque Israel atacó otra escuela de la ONU, matando refugiados escondidos allí. Pero al mismo tiempo está repartiendo a Israel 500 millones más de ayuda militar. Combinando las dos cosas', ma l'AIPAC, la principale lobby ebraica, ha piazzato uomini chiave ai vertici dell'esercito Usa, oltre che dentro il Congresso, controlla il sistema mass-mediatico e, come se non bastasse, dispone di proprie strutture repressive, degli autonomi eserciti privati.

Quale altra lobby può fare questo ?

3. Israele non ha un suo progetto autonomo e deve attendere i dettati di Wasghington ?

Il progetto imperialistico israeliano mira alla costituzione della Grande Israele. Da qui la necessità di sradicare le forze di resistenza a partire dagli Hezbollah e da Hamas.

Il giornalista Tariq Dana ci comunica che:

Israele e Arabia Saudita hanno anche svolto ruoli cruciali nel sostenere l’aggressione statunitense contro l’Iraq negli anni Novanta e l’occupazione e la distruzione dello Stato iracheno e della sua società nel 2003. gli interessi comuni tra israeliani e sauditi sono diventati ancora più evidenti nell’azione contro la crescente influenza regionale dell’Iran. Entrambi hanno regolarmente espresso le stesse posizioni e tentato di spingere l’amministrazione Usa verso un attacco contro l’Iran. Come parte di questa guerra indiretta all’Iran, Israele e Arabia Saudita, sotto l’ombrello statunitense, hanno fondato, finanziato e equipaggiato insieme gruppi terroristi per destabilizzare e dividere la Siria, il Libano e l’Iraq secondo linee settarie e religiose

La posta in gioco, evidentemente, è molto più alta ed Israele, in quanto pericolosità, si colloca un gradino sopra gli Usa. Lo capisce questo Chiesa ? Ma non scherziamo, la sottovalutazione della borghesia sionista, seguendo il suo discorso, è evidente.

4. Guerra di copertura o scontro fra imperialisti e forze della Resistenza ?

Nella Palestina occupata è in corso una guerra di classe fra la maggiore e più pericolosa potenza imperialistica ed un movimento di liberazione nazionale.

Se Hamas dovesse uscirne vincitrice potrebbe cambiare gli assetti, non solo geopolitici, nella regione, dando un nuovo volto al conflitto fra i popoli lavoratori e le oligarchie borghesi.
Nessuna copertura politica: la Resistenza islamica, combattendo contro il militarismo israeliano, in questo momento rappresenta l’avanguardia delle forte democratiche ed anticolonialiste a livello mondiale. L’emancipazione delle classi lavoratrici passa dalla vittoria della Resistenza palestinese non, come pensa Chiesa, dal riposizionamento geopolitico di Putin. Non facciamo confusione !
Testi consultati:
1)      James Petras, La lógica y la acción de Israel van hacia la 'purificación', lahaine.org
2)      Tariq Dana, Arabia Saudita-Israele, l’asse anti-Hamas, Nena news

Stefano Zecchinelli

sabato 11 ottobre 2014

Il genocidio israeliano e i suoi complici, di James Petras

Informationclearinghouse.info. Di James Petras. Con l’esclusione di Israele e dei suoi sostenitori, organizzati nelle principali organizzazioni sioniste, l’opinione pubblica mondiale e gli esperti di diritto internazionale considerano l’invasione di Gaza ed i sistematici attacchi sui civili e contro le infrastrutture di base da parte dello stato ebraico, un crimine contro l’umanità.

In questo saggio ci proponiamo quattro obiettivi:

1) Identificare la natura del crimine, il carattere genocida dell’attacco armato e l’escalation che vi ci ha condotto;

2) Identificare esecutori materiali dei crimini di guerra ed individuare i loro complici a livello nazionale ed internazionale;

3) Spiegare i legami che intercorrono tra i leader, coloro che definiscono le politiche da seguire, i propagandisti, i complici e seguaci, includendo le loro ideologie, gli interessi materiali e la struttura organizzativa che non solo ha reso possibili tali crimini, ma che gli ha permesso di rimanere impuniti per lungo tempo;

4) Individuare i più vasti interessi imperiali degli alleati di Israele, insieme agli USA, che rendono l’attacco di Gaza una prova generale.

La “moralità” delle guardie carcerarie in uno stato genocida

Chi stabilisce le politiche nello stato genocida, controlla una società altamente militarizzata in cui cittadini e soldati,  criminali e professionisti, aguzzini  e sociopatici possono esistere, e nei fatti, coesistono nella stessa persona. La fredda razionalità è strettamente legata all’omicidio di massa, la tecnologia alla distruzione di massa, la lingua agli eufemismi, mentre i carnefici si presentano essi stessi come vittime (e vice-versa). I precetti morali sfumano e vengono sostituiti dall’etica dell’omicidio di massa. Moralisti, rabbini e filosofi, tutti si riuniscono per benedire le bombe cadute sugli ospedali, sulle scuole, sulle case e su qualsiasi essere vivente – persino i morti non riposano in pace quando i cimiteri vengono bombardati.

I governanti, permeati da una visione genocida, non vedono che obiettivi militari – non esiste un popolo oppresso – ogni vita umana e qualsiasi istituzione presente nell’area identificata come target deve essere demolita. La distruzione della vita umana e dell’esistenza quotidiana dei palestinesi, sono diventate l’obiettivo finale di questa aberrante operazione. La decisione concreta di sterminare i palestinesi, era cosciente, pianificata ed è stata perseguita con implacabile risoluzione fino in fondo; è stata portata avanti con entusiasmo dall’esercito dei cittadini  israeliani. Il primo passo di questo mortale piano è stata quella che è apparsa come una “generosa” proposta di pace.

Nel 2004 il criminale di guerra israeliano, nonché primo ministro, Ariel Sharon, “concesse” ai palestinesi un auto-governo nella striscia di Gaza e, nell’agosto 2005, ritirò una piccola quantità di coloni ebrei e le truppe di terra. La conseguenza di questo generoso atto: più di 1,4 milioni di palestinesi sarebbero stati rinchiusi nella prigione a cielo aperto più densamente popolata della terra, il più grande ghetto della storia. Una nauseante ombra della retata che i nazisti fecero alle spese degli ebrei polacchi radunandoli nel ghetto di Varsavia dove, anche ad essi, venne concesso un auto-governo. Una volta rimossi i coloni (con conseguenti “risarcimenti” di $300,000 a famiglia), le forze armate israeliane chiusero tutti i possibili accessi a Gaza. Terra, mare e spazio aereo furono bloccati e venne stabilito il controllo totale di qualsiasi ingresso di cibo, medicinali e libri scolastici. Venne inoltre limitata la circolazione dei palestinesi, privati della possibilità di uscire da Gaza  per cure mediche, studi universitari, viaggi ed ogni sorta di commercio. Uno specchio delle politiche naziste nei confronti degli ebrei del ghetto di Varsavia. I contadini palestinesi venivano uccisi mentre si occupavano dei loro campi. Azioni brutali che ricordano il blocco di Leningrado, ridotta alla fame. Allora il mondo inorridiva!

Sia Gaza che il ghetto, furono inizialmente concepite come campi di prigionia a cielo aperto – misure temporanee per mascherare le reali intenzioni. La giovane popolazione di gaza è cresciuta ed ammonta oggi ad 1,8 milioni di esseri umani intrappolati dal 2014. Ovviamente, se gli abitanti della Striscia non possono viaggiare, coltivare, pescare e commerciare nella comune accezione di questi termini, non potranno fare altro che scavare dei tunnel per i rifornimenti e per combattere contro la loro condizione di animali messi in gabbia.

Il passo successivo alla reclusione sarebbe stato sistematico e premeditato: i sionisti, come i nazisti, dichiararono una guerra totale in risposta alle inevitabili azioni di resistenza portate avanti dagli oppressi. Inviarono aerei, carri armati, missili e bombe per demolire le zone popolate, soprattutto i quartieri in cui i giovani combattenti si sollevavano per resistere a questa intollerabile crudeltà. I giovani ed eroici combattenti di Gaza, come i loro predecessori di Varsavia, resistettero più e più volte al loro totalitario nemico. Nel frattempo, la maggioranza degli ebrei israeliani incitava alla devastazione, mentre dichiaravano di essere le vittime, ed i giovani ebrei all’estero si arruolavano come volontari nell’IDF prendendo parte al massacro di palestinesi, proprio come i tedeschi celebrarono, insieme ai tedeschi all’estero, i crimini dei loro leader totalitari. Sebbene con una differente localizzazione spazio-temporale, la loro retorica era quasi identica: il Popolo Eletto e gli ariani di tutto il mondo si sono uniti contro coloro che entrambi hanno definito “terroristi”, affermando che i loro tunnel sarebbero divenuti le loro tombe!

In linea con questa mitologia della razza superiore, la macchina di morte israeliana si è rivelata più efficace nell’uccidere dei civili disarmati – invalidi che non possono correre, medici che restano per curare i feriti, madri e bambini nei loro rifugi – e relativamente inefficiente nello scontro diretto con i combattenti della resistenza, armati e motivati. Come il 6 agosto 2014, quando la Air Force israeliana, la marina e l’artiglieria uccisero 1594 civili palestinesi – con un’azione a distanza altamente tecnologica – rispetto ai 3 civili israeliani uccisi dalla controparte (un beduino, un bracciante tailandese ed un ebreo israeliano). La proporzione è sorprendente: più di 1500 palestinesi per uno degli “Eletti”. Ma negli scontri di terra risultarono 64 i militari israeliani uccisi rispetto alle 281 vittime palestinesi, un rapporto di 1 a 4,4. Nonostante  la copertura aerea e lo scudo protettivo, gli israeliani registrano forti perdite negli scontri di terra, quando si confrontano con partigiani scarsamente equipaggiati, che tuttavia non temono di morire per le loro case e la loro libertà.

Criminali di guerra: chi sono e quali sono i loro crimini

E’ evidente come i comandanti delle forze armate israeliane, la cosiddetta Israel Defense Force, responsabili per gli attacchi terrestri, aerei e marittimi su civili, ospedali, scuole e rifugi di Gaza, siano da considerarsi i primi della lista di chi si è macchiato di crimini di guerra. Insieme ad essi, strateghi militari e policy-maker  che sistematicamente e criminalmente hanno puntato su case, quartieri, impianti di purificazione e di scolo dell’acqua, reti elettriche ed impianti energetici in un deliberato e pianificato tentativo di distruggere qualsiasi possibilità di una normale esistenza quotidiana per circa 2 milioni di palestinesi. Secondo la convenzione di Ginevra e gli standard legali stabiliti a Norimberga, sono stati commessi gravi crimini contro l’umanità. Ci sono testimonianze oculari e documenti che mostrano soldati di basso e medio rango che sparano gratuitamente su alunni, persone al mercato e madri con i loro bambini che fuggono dalle zone di combattimento. I processi per crimini di guerra non posso essere limitati a qualche dozzina di superiori, questi crimini sono stati commessi a tutti i livelli della IDF.

I leader politici, i policy-maker, a partire dal primo ministro Benyamin Netanyahu ed il suo governo, il partito dominante ed i membri della Knesset, che sono stati il principale motore per lanciare il blitz contro Gaza e che, in seguito,  hanno giustificato l’imponente uccisione di civili, ovviamente dovrebbero essere sedere al banco degli imputati  di qualsiasi tribunale internazionale per i crimini di guerra.

E che dire dell’opinione pubblica, la massa degli ebrei israeliani, che si vedono moralmente al di sopra dell’opinione pubblica mondiale, nonostante una quasi universale repulsione verso i crimini di guerra israeliani? Più del 90% degli ebrei israeliani ha offerto il proprio illimitato sostegno a questo bagno di sangue sapendo e, nei fatti, esultando ogni giorno dalle tribune erette sulle colline affacciate su Gaza per le conseguenze criminali del loro appoggio. Anch’essi sono una parte essenziale di questa impresa criminale. Hanno celebrato la carneficina e attaccato duramente i pochi israeliani che hanno apertamente messo in discussione questa “guerra”. Gli israeliani non hanno diritto “all’innocente ignoranza”; non possono chiamarlo “un tragico conflitto tra due popoli”. Nessun israeliano può assolversi facendo appello all’ignoranza della natura dei crimini commessi in suo nome – e neanche vogliono appellarsi all’ignoranza! La maggioranza degli israeliani informati ha voluto questa guerra fin dall’inizio, molti affiancandovi sfilate razziste con striscioni e slogan: “A morte gli arabi”! Portano il marchio dell’olocausto di Gaza come una medaglia all’onore. Il 90% dei cittadini ebrei in Israele ha rifiutato qualsiasi cessate il fuoco a fini umanitari. Giornalisti ed opinionisti della stampa quotidiana si sono apertamente schierati a difesa dello sterminio! Coloro che si sono auto-dichiarati criminali di guerra sono stati acclamati come eroi dai loro correligionari all’estero che si sono precipitati a sostenere ed anche a prender parte allo sterminio. Nei più distinti caffè israeliani, i cittadini sputano addosso a Gideon Levy, l’unico giornalista dissidente di Haaretz, costretto a  bere il caffè in casa.

Cosa si può dire dei “moralisti”,come  il celebre rabbino capo, che non ha nessuno scrupolo nell’incitare, piamente, all’omicidio di massa. C’è forse una corte suprema  dell’autorità religiosa a rendere questi “uomini santi” responsabili dei loro inviti a commettere crimini di guerra? E che dire della rete mondiale delle organizzazioni sioniste che si assicurano miliardi di dollari in partite di armi da parte del vile e corrotto Congresso americano e dell’Esecutivo? Non sono forse complici del genocidio, prima e dopo i fatti?

In ogni caso è un’evidente e cosciente menzogna  affermare, come fanno alcuni ipocriti critici di “sinistra”, che “l’America condivide con Israele” la responsabilità per i crimini commessi a Gaza. Chi ha chiesto al popolo americano di sostenere questo massacro? Quando il popolo americano ha organizzato una lobby per comprare i voti del Congresso? E’ forse stato il popolo americano ad organizzare raccolte di fondi multi-milionarie nel lussuoso Waldorf-Astoria dove sia i leader Democratici che quelli Repubblicani si sono impegnati per fornire un’ulteriore finanziamento di 225 milioni di dollari in missili e carri armati ad Israele per rimpinguarne l’arsenale depauperato dal lancio di razzi sui civili di Gaza?

C’è qualche clausola nei procedimenti del tribunale per crimini di guerra di Norimberga che possa permettere la formulazione di accuse contro i complici all’estero? Che dire degli illustri accademici di sinistra e dei giornalisti “progressisti” che forniscono una copertura a questi complici accusando falsamente l’America (implicando in questo modo il popolo americano) di questo massacro? 

Legami  che vincolano

Abbiamo identificato una catena che lega l’élite politica israeliana, il comando militare e la massa del pubblico israeliano direttamente ai crimini di guerra ed al genocidio, con la pratica ed attiva complicità delle organizzazioni sioniste all’estero. Questi agiscono come un’unica forza coesa che si butta a capofitto nella sanguinosa guerra totale contro i palestinesi, gli abitanti originari e legittimi proprietari della terra che viene ora chiamata “Israele”.

Sorgono le seguenti domande: cosa li unisce in questa orribile impresa? Quale cecità morale li affligge al punto da ignorare scaffali stipati di libri gli insegnamenti di umanisti come Spinoza, Kant, Babel o Buber? Questa fedeltà tribale deriva dai racconti di vendetta ed infanticidio contenuti nel Vecchio Testamento? Sono espressioni di un fanatismo di matrice etnica e religiosa legato al tentativo di costruire un impero regionale e di saccheggiare?

Il razzismo e le sue virulente espressioni sia da parte degli alti uffici che della strada, sono diffusi e palesi. Degradare i palestinesi, sostenendo di essere una razza superiore al di sopra delle leggi del resto del mondo, serve a giustificare tutti i crimini contro Gaza. Proprio questa espressione di “solidarietà ed identità collettiva ebraica”, basata su di una superiorità etnica e religiosa continuamente minacciata dal popolo nativo inferiore ed ostile, spiega l’immancabile sostegno dei magnati di Hollywood, dei professori della Ivy League, degli intellettuali francesi ed inglesi e dei sostanziosi investimenti dei banchieri di Wall Street.

Tralasciando le affinità ideologiche e la lealtà ad Israele di matrice etnica e religiosa, molti ebrei israeliani hanno un interesse più alto e materiale nel derubare ed espellere i palestinesi: sulle terre confiscate, infatti, vengono edificate nuove ed economiche abitazioni e piscine per soli ebrei, diventano zone per lo sviluppo laddove un tempo vi prosperavano gli ulivi ed intere famiglie le avevano abitate e vi erano morte. Gli ebrei della classe media ed operaia ottengono alloggi gratuiti, gli speculatori immobiliari scelgono le proprietà di fronte al mare per farvi condomini di lusso e destinazioni turistiche. Gli imprenditori edili si assicurano commesse da parte dello stato. Il saccheggio rappresenta un’importante base materiale per gli elevati standard di vita israeliani, molto più elevati di quelli palestinesi, degli israeliani non ebrei e persino degli americani, costretti a fornire sussidi allo “stato ebraico” da circa 50 anni.

Non da ultimo, l’attacco contro Gaza serve ad Israele per testare le sue armi di distruzione di massa ed il suo scudo antimissile. In questo senso, il massacro di Gaza serve come prova generale (e da monito) per nuove guerre nella regione, insieme agli USA e i suoi clienti. Gli ultimi documenti di Edward Snowden, analista della NSA, rivelano che Israele e gli USA lavorano in coppia nel Nord Africa, Medio Oriente, Golfo Persico, Asia meridionale e nei paesi musulmani, individuando obiettivi e stilando piani di guerra. Il progetto di un Grande Israele non è più il folle sogno di ebrei visionari, è già in corso ed il suo sanguinoso preludio a Gaza lascia prevedere più grandi e sanguinose guerre contro l’umanità in futuro.

Conclusione

La guerra totale condotta a Gaza da Israele è stata condannata da milioni di persone in tutto il mondo ed ancora più forte è stata l’indignazione per i crimini di guerra commessi e la richiesta di costituire un tribunale internazionale per i crimini di guerra. Se questo tribunale dovesse essere convocato, bisognerebbe chiedersi quanto dovrebbero essere strette le maglie della rete: dove tracciare la linea di confine tra leader, soldati, massa e complici all’estero, tutti implicati in un modo o nell’altro? Quanti complici intenzionali  dovrebbero essere processati per omicidio di massa?

Il crescente orrore  e l’indignazione hanno fatto sì che la maggior parte dell’umanità, compresi migliaia di ebrei, prendesse le distanze da Israele, ma hanno anche indurito i suoi leader e risvegliato i suoi influenti sostenitori, soprattutto negli USA.

Coloro che lo sostengono fino alla fine, nelle loro suite lussuose, lanciano la controffensiva. I produttori hollywoodiani denunciano gli attori moralmente indignati che hanno osato criticare i crimini di guerra commessi a Gaza, etichettandoli come anti-semiti e minacciandoli con l’esclusione da qualunque progetto cinematografico. Le potenti organizzazioni sioniste, non solo garantiscono l’opposizione degli USA ad ogni eventuale condanna del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nei confronti di Israele, ma anche l’unanime sostegno (100%) da parte del Congresso e della Casa Bianca per uno “stanziamento d’emergenza” di 250 milioni di dollari, prelevati dal gettito fiscale, per rifornire Israele di bombe e missili. Gli estremisti, che parlano in nome delle 52 principali organizzazioni ebraiche americane, non hanno messo in discussione  il loro supporto alla carneficina nemmeno di fronte a centinaia di migliaia di persone che hanno manifestato in tutto il mondo per sostenere i diritti del popolo palestinese; hanno invece sfoggiato il loro cieco sostegno ai crimini di guerra commessi da Israele.

Questi fanatici, sono convinti che chiunque critichi i crimini israeliani, cristiano, musulmano, indù, ebreo o ateo, sia un anti-semita, un pervertito o un terrorista che deve essere censurato e schiacciato! Nel bunker sionista c’è un tenace rafforzamento della lealtà a Israele, mentre fuori c’è il piatto flusso della propaganda che minimizza i crimini di guerra israeliani e la negazione della complicità estera nel genocidio.

Epilogo: un dialogo tra sionisti

Un sionista di destra dice ad uno di sinistra: “I crimini compiuti per il Grande Israele diventano virtù”. L’altro risponde: “Sono stati perpetrati dei crimini, ma l’America ne è responsabile”.

Un anziano ed avveduto astante sionista commenta con approvazione : “E’ la nostra divisione del lavoro: il sionista di destra difende Israele, quello di sinistra confonde i suoi critici”.

James Petras, un ex professore di Sociologia dell’Università di Binghamton, New York,  è impegnato da 50 anni nella lotta di classe,è un consulente per i senza-terra ed i disoccupati in Brasile ed Argentina e coautore di “ Globalization Unmasked” (Zed Books).  E’ raggiungibile al seguente indirizzo: jpetras@binghamton.edu.http://petras.lahaine.org/

Traduzione di Claudia Campisano
 
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 http://www.infopal.it/il-genocidio-israeliano-e-i-suoi-complici/

La Santa Alleanza Occidentale ed i suoi paradossi, di S. Zecchinelli



Poliziotti turchi e attivisti pro-ISIS, insieme, in una manifestazione contro i curdi.

1. Lo Stato Islamico nasce dalla collaborazione ed eversione di più servizi segreti: quello statunitense ed israeliano da un lato, poi abbiamo l’Arabia Saudita vero paradiso della criminalità organizzata araba ed infine la Turchia.

Ci sono delle differenze fra i tre fronti reazionari che è bene analizzare brevemente per avere un quadro completo del conflitto in corso.

Usa ed Israele

Gli Stati Uniti ed Israele mirano, non solo a sradicare i movimenti di liberazione nazionali presenti nell’area ( Hezbollah, sinistra palestinese, Pkk, ecc … ) ma anche ciò che resta del nazionalismo laico ( baathismo, nasserismo, ecc … ).

L’ISIS è un pretesto per intervenire militarmente e perseguire l’obiettivo di balcanizzare due paesi chiave per l’unità araba: Siria ed Irak. La loro alleanza è strategica ed il collante fra Washington e Tel Aviv è la lobby ebraica che – come ha dimostrato lo studioso antimperialista James Petras – negli Usa è una sorta di ‘Stato nello Stato’.

Arabia Saudita

L’Arabia Saudita è una dittatura teocratica basata sull’Islam wahabita, quello che, con disprezzo, gli arabi ed iraniani definiscono l’Islam giudeo. Il supporto dei servizi segreti sauditi è indispensabile per modellare quello che i neocon chiamano ‘il nuovo medio-oriente’.

Da quando Bandar ha assunto il controllo dei servizi segreti sauditi, questo paese, è diventato un braccio armato neocolonialista, spesso fuori il controllo dell’amministrazione Usa di Obama.

James Petras ci ha spiegato che:

Mentre gli Stati Uniti sono impegnati a sostenere il regime di destra di Maliki in Iraq, Bandar fornisce sostegno politico, militare e finanziario al sunnita e terrorista "Stato Islamico dell'Iraq e della Siria". Quando gli Stati Uniti hanno negoziato l'"accordo temporaneo" con l'Iran, Bandar ha espresso la sua opposizione "comprando" l'appoggio alla sua posizione. L'Arabia Saudita ha siglato un accordo sulle armi per miliardi di dollari durante la visita del presidente francese Hollande, in cambio di maggiori sanzioni contro l'Iran. Bandar ha anche espresso sostegno per l'utilizzo da parte di Israele della configurazione di potere sionista per influenzare il Congresso, per sabotare i negoziati degli Stati Uniti con l'Iran

http://www.resistenze.org/sito/te/po/aq/poaqea14-013830.htm

La strategia di Bandar ricalca quella di Bush: sottomissione ad Israele e creazione di una nuova guerra in Medio Oriente. La base di tutto ciò ? Semplice, Bandar, i neocon Usa ed i sionisti hanno un comune nemico: l’Iran.

Turchia

Il capo di Stato turco, Erdogan, ha questo grande problema: coniugare lo sciovinismo neo-ottano – quindi le spinte espansionistiche della Turchia – con il servilismo verso la NATO.

Per questo, da un lato, ha fatto la voce grossa contro Israele e dall’altro ha concesso contratti vantaggiosi alle multinazionali israeliane.

Turchia ed Israele collaborano nella destabilizzazione della Siria; Erdogan rifornisce l’ISIS di armi ed Israele è, per i qaedisti, un ottimo avamposto strategico.

Bahar Kimyonguer ha definito in questo modo il leader turco:

l progetto megaloane di Erdogan è dovuto alla sua necessità di conquistare lo spirito dei popoli da lui sottomessi. Una sorta di revanscismo dell’eredità dell’Impero Ottomano. Egli si sente il nuovo Selim Ier, il sultano soprannominato «Il terribile» o «Crudele», colui che ha sorromesso la Siria e l’Egitto all’inizio del Sedicesimo secolo

http://www.morasta.it/kimyongur-vi-racconto-chi-e-veramente-erdogan/

Urge la domanda: fino a che punto Erdogan può spingere avanti il suo progetto ? Bahar risponde così:

Tuttavia, a differenza del sultano-califfo, Erdogan non è che uno zerbino di un impero più forte di lui, quello degli Stati Uniti. La sua carriera polipitca alla testa dello Stato e segnata dalla sua volontà di conciliare le sue ambizioni personali con gli interessi dei suoi padroni. È arrivato perfino ad arrivare a sostenere il terrorismo in funzione della guerra siriana, sostegno incoraggiato da parte degli Usa da quando oltre confine è scoppiata la guerra civile.

Le spinte egemoniche di uno Stato devono godere di rapporti di forza internazionali favorevoli e, data la supremazia di Usa ed Israele, Erdogan non può che seguire una linea di subordinazione all’interno della NATO.

La Santa Alleanza è quindi completa: Usa – Israele – Arabia Saudita – Turchia.

2. Lo scontro si è radicalizzato nella città al confine turco-siriano di Kobane. Lì, le milizie curde, stanno resistendo in modo eroico all’ISIS. Qual è posizione degli Usa ? Kerry dice che l’intervento non è prioritario. Come leggere tutto questo ? Io darei questa interpretazione: la Turchia può continuare ad armare l’ISIS per poi intervenire direttamente a Kobane invadendo la città e schiacciando le popolazioni locali. Da lì una avventura militare contro la Siria ? Dipende dalla schizofrenia del complesso militar – industriale turco e dalle disposizioni dei settori neocon dentro la CIA. Sarebbe una aggressione bella e buona contro uno Stato sovrano che, a dispetto di quello che per anni hanno detto i mass media, sta combattendo il terrorismo, quello vero.

Erdogan, nel mentre, ha incentivato la repressione interna, sia contro i curdi che contro gli attivisti di sinistra. Ma cosa teme questo sultano neo-ottomano ? Erdogan, primo bersaglio della sinistra turca la quale più volte l’ha paragonato ad Hitler, non vede remota  la possibilità della nascita di una Comune a Kobane solidale, finalmente, con le classi lavoratrici turche. Quindi reagisce con il pugno di ferro.

Bahar Kimyongur, giornalista di origine turca, una volta denunciato il programma anti-siriano di Erdogan è stato arrestato dall’Interpol in Italia. La magistratura italiana non ha concesso allo Stato autoritario turco l’estradizione di questo coraggioso giornalista. Oggi Bahar ci informa che addirittura in Germania, ad Amburgo, jihadisti filo-Erdogan attaccano gli attivisti turchi solidali con il Pkk. Quindi la Turchia per la repressione ‘laica’ usa l’Interpol, mentre per quella ‘religiosa’ ( diciamo anche sacra ) usa l’ISIS. 

Pongo una domanda: Erdogan fa tutto questo con la complicità degli Usa e di Israele ? La destra statunitense ha sempre appoggiato questo personaggio, quindi quanto è collusa con il jihadismo anti-Islam ?
Dalla pagina facebook di Bahar leggiamo che:

Sunnites pro-#Assad contre pro-#ISIS.
Kurdes sunnites pro-
#PKK contre pro-#ISIS.
La guerre de Syrie n'est pas confessionnelle mais IDÉOLOGIQUE !

Il conflitto è ideologico e politico, quindi  contrappone opposte visioni dei rapporti sociali. Io, poco prima di riportare il commendo di Bahar, ho scritto di ‘jihadisti anti-Islam’, mi spiego meglio: l’ISIS è del tutto funzionale a degli interessi strategici che come ho spiegato vedono più attori in campo. I cervelli però stanno sempre nelle capitali delle maggiori centrali imperialistiche: Washington e Tel Aviv.

Domanda: gli Usa possono militarmente schiacciare l’ISIS, perché non lo fanno alla svelta invece di scimmiottare un intervento militare che, temo, abbia ben altri obiettivi reali ( la Siria baathista ? ) ? I jihadisti in occidente possono proliferare, offendendo la nobile religione islamica, con la copertura dei servizi segreti israeliani ? Quanto Israele li tollera o li ritiene ad essi funzionale ? Chi scrive, sia chiaro, considera l’ISIS un grande affare per il Likud ed il suo programma di estrema destra e simil-fascista. Domande serie le mie, su cui è bene riflettere.

Che dire ? Le vie dell’imperialismo sono infinite !

Stefano Zecchinelli


sabato 4 ottobre 2014

Prove generali per un fascismo statunitense in Venezuela, di Stefano Zecchinelli



 Immagine presa direttamente dalla pagina facebook del Partito Socialista Unito Venezuelano. Il blog Osservatorio anticapitalista, curato da Stefano Zecchinelli, esprime con questo articolo solidarietà al governo popolare venezuelano ed al suo popolo, impegnato, a respingere l'offensiva neofascista e filo-statunitense. Questo blog, quindi, ripudia tutte le aggressioni di tipo imperialista e fascista. I lettori conoscono bene l'orientamento politico dell'Osservatorio anticapitalista, il contenuto dell'articolo è chiaro, però le puntualizzazioni non mai mai troppe. La redazione

La situazione venezuelana è grave e complessa, quindi, in estrema sintesi, cercherò di fare una veloce analisi.

Intanto mi sento di condividere in pieno le considerazioni fatte dal compagno Attilio Folliero, economista di formazione marxista, sul vile assassinio del deputato socialista Roberto Serra. Cito direttamente il commento ( lo sottolineo dato che questo breve articolo parte da questo rapido ma importante commento ):

'In Venezuela una nuova strategia dell'oligarchia: dopo aver cercato inutilmente di riprendersi il potere e la gestione delle immense risorse del paese attraverso elezioni, colpi di stato, serrate padronali, tentativi di omicidio del presidente, guerra economica, restrizione di ogni tipo di bene sul mercato e qualiasi destabilizzazione posibile, adesso e' passata ad uan nuova fase: l'omicidio selettivo dei principali membri della rivoluzione bolivariana. Ha comiciato col piu' giovane deputato e probabilmente il piu' indifeso Robert Serra. Si preparano tempi difficilissimi per il Venezuela'.

Credo, allora, che sia doveroso fare delle ulteriori considerazioni, procedendo, rapidamente, per punti.

(1) Serra aveva scoperto gli stretti legami che collegano Lorent Saleh, leader di una organizzazione neofascista vicina all'Otpor, con Avaro Uribe, presidente dell'estrema destra colombiana. La destra internazionale ha costituito una vera e propria internazionale del crimine che trova le centrali operative a Washington e se mi permettete anche a Tel Aviv.

Mi permetto di citare ancora il professor Folliero che nel suo blog, sempre molto aggiornato, spiega la situazione per ciò che riguarda il Venezuela:

'Saleh stava cercando contatti e finanziamenti sia all’interno del Venezuela che all’estero; all’interno godeva dell’appoggio e dei finanziamenti dell’oligarca Salas Romer, di Maria Corina Machado, di Leopoldo Lopez ed altri importanti esponenti dell’estrema destra. Riceveva appoggi e finanziamenti anche dall’estero: in Colombia era in stretto contatto con l’ex presidente Alvaro Uribe, suo principale finanziatore; in Costa Rica riceveva appoggi da vari profughi della giustizia venezuelana, come l’ex generale Néstor González González e l’ex commissario Henry López Sisco, coinvolti nel colpo di stato contro Chavez nell’aprile del 2002'.

http://umbvrei.blogspot.it/2014/10/in-venezuela-il-fascismo-alza-il-tiro.html

Sia chiaro: siamo davanti una internazionale del crimine organizzata. La destra sudamericana - compresa la brasiliana Marina Silva che cerca di rompere l'equilibrio dei BRICS - agisce in modo molto simile alla mafia siciliana: (1) assassini mirati; (2) narcotraffico e malaffare; (3) protezione dei servizi segreti statunitensi. Le persone che vogliono approfondire possono trovare, su Telesur ( comunque anche nell'articolo di Folliero si trovano i link che rimandano ai documentari ), ottimi documentari accessibili anche a chi non ha una padronanza della lingua spagnola.

Credo che questo progetto sovversivo di stampo neoliberista con il supporto armato dei fascisti, sia chiaro anche ai più scettici verso il processo di cambiamento democratico bolivariano.

(2) La destra moderata e social-liberista quando si trova davanti l'offensiva padronale non ha problemi a ricorrere al fascismo. Così fu in Cile quando Pinochet, uomo vicino al democristiano Frey, si alleò su direttiva della CIA con i neonazisti dei Patria e libertà contro l'Unione Popolare di Allende. Vale anche il contrario: quando l'imperialismo statunitense comanda neofascisti corporativisti non hanno problema a diventare alfieri delle privatizzazioni. Così fu per il movimento gremialista cileno di Guzman che offrì i suoi servigi a Milton Friedman.

Molto bene, data la situazione latino-americana dobbiamo aspettarci, a breve, - in Venezuela - un Saleh che urla 'saldi' davanti l'industria di Stato venezuelana, oppure - in Brasile ( date le elezioni incombenti ) - una Marina Silva in camicia nera ?

Il contesto extra-europeo, credo, faccia cadere del tutto le tesi di coloro ( compreso l'italiano Diego Fusaro ) che ritengono esaurita la dicotomia destra/sinistra. In Venezuela vale il monito di James Petras: bisogna sconfiggere il fascismo prima che sia troppo tardi.

(3) Maduro ha commesso un grave errore: non ha voluto procedere con una repressione dell'opposizione fascista su larga scala. La destra venezuelana si è vista chiudere tutti i margini di manovra dal Presidente Hugo Chavez, il quale, da grande conoscitore della strategia militare, ha vanificato la possibilità che Saleh e consorti possano costituire una sorta di 'Contras venezuelani'. Venuto meno Chavez è probabile che la destra opti per una soluzione nicaraguarense in modo da fare pressione sul Partito socialista scatenando il panico all’interno di questa formazione antimperialista. Ricordiamoci che la tesi dei sandinisti 'civilizzare la borghesia' è maturata in un contesto di violenza. La violenza 'made in Usa' spingerebbe in governo sul tavolo delle trattative - secondo la linea della CIA – ed al resto penserebbe l'oligarchia: coinvolgere il PSUV in tutta una serie di misure anti-popolari che gli alienerebbero la sua ampia base sociale. Quindi dal terrorismo fascista si passerebbe ad una vittoria dei neoliberisti attraverso le elezioni. Che dire ? Fascismo golpista ed 'elettoralismo' diventano - nella logica della destra - due facce della stessa medaglia.

Ricorderei, anche, che Colombia ed Israele ( l'entità sionista ) hanno concluso da poco degli accordi commerciali in materia di armi; la Colombia quindi non difetta di armi da girare a Saleh e Saleh, come era prevedibile, non difetta della protezione del Mossad. Chavez denunciò più volte come i servizi segreti israeliani provarono ad assassinarlo e Capriles, ebreo, è un uomo della setta sionista Tradizione, Famiglia e Proprietà. Quindi le forze imperialistiche che vogliono allungare gli artigli sul Venezuela sono due: Stati Uniti ed Israele.

L'esercito venezuelano ed i servizi di sicurezza, per difendere la democrazia bolivariana, è bene che tengano alta la guardia non facendosi scrupoli nell'usare la forza ( i pacifisti europei si leggano, a riguardo, 'Terrorismo e comunismo' di Leon Trotsky ) con persone sospette e poco raccomandabili.

Io credo che il governo bolivariano debba marciare nella direzione opposta a quella accennata da Maduro di recente ( si vedano sempre gli articoli di Attilio Folliero sulla economia venezuelana ), usando il vasto consenso popolare, per avviare una repressione su larga scala contro l' 'opposizione' anti-democratica. E' giusto, ad esempio, chiedere l'arresto di Capriles per la responsabilità morale delle stragi avvenute subito dopo l'elezione del presidente Maduro.

Il Partito socialista deve rompere questa situazione di stallo ma spostandosi verso sinistra, non verso destra; bisogna colpire con forza la borghesia filo-Usa riconquistando il consenso sociale che Chavez, per tanti anni, aveva saputo preservare con attenzione.

Approfondimenti:

1) Robert Serra è stato ucciso nel suo appartamento. Si esclude un assassinio proveniente dalla delinquenza comune perché, una volta uccisa la moglie, al primo piano dell’abitazione, i killer sono saliti nel piano superiore della casa cercando il deputato. Quindi c’era la volontà a voler uccidere Robert, mentre dei comuni delinquenti, dopo il primo assassinio, sarebbero certamente fuggiti. Quindi, di certo, c’è un mandante. Bisogna anche aggiungere che gran parte della micro delinquenza – micro delinquenza a cui Chavez dichiarò praticamente guerra – è controllata da settori borghesi vicini all’oligarchia. Quindi è facile per la destra venezuelana controllare il malaffare dei sobborghi di grandi città come Caracas. La mafia, dobbiamo 
dedurre, in tutte le sue forme, diventa la lunga mano di forze oligarchiche e filo-imperialiste.

2) Il sionismo internazionale controlla l’opposizione anti-chavista venezuelana attraverso la setta fondamentalista Tradizione, Famiglia e Proprietà. Su questa organizzazione riporto uno stralcio tratto da un articolo pubblicato su sito di sinistra Aporrea.

‘La organización Tradición Familia y Propiedad está  basado en la obra programática del Brasileño Plinio Correa de Oliveira, “Revolución y Contra-Revolución”, en la que éste sostiene que la cristiandad ha experimentado una marcada decadencia espiritual desde fines del siglo XIV, en que la revolución introdujo por primera vez ideas igualitarias en la sociedad, dando fin a la rectitud moral procedente del “espíritu de humildad” que la estructura estratificada de la sociedad medieval proporcionaba; es decir, que la revolución inculcó una absurda idea de igualdad entre los hombres que conllevó a una peligroso rompimiento natural del equilibrio que permite el desarrollo de una sociedad’

http://www.aporrea.org/oposicion/a142641.html

Tradizione, Famiglia e Proprietà combatte il patriottismo di sinistra ed il marxismo in nome di una concezione ‘sacra’ e ‘divina’ del diritto di proprietà. Marina Silva, in Brasile, è collegata a questa organizzazione grazie alla massoneria cristiano – sionista di cui, è provato documenti alla mano, fa parte. La CIA ed il Mossad, come è evidente , hanno sferrato, certamente con modalità diverse, una vera e propria offensiva contro i governi progressisti dell’America Latina.

Gli analisti sudamericani vicini al governo chavista hanno ben dimostrato che JAVU, costola dell’Otopor in Venezuela, è all’interno di TFP. Leggiamo:

‘Ahora TFP renace en la Organización JAVU (Juventud Activa Venezuela Unida), cuya figura más conocida, Julio César Rivas Castillo, acaba de ser detenido.

JAVU viene “dolarizada” por las mismas organizaciones mafiosas estadounidenses (NED, USAID, NDI, CIPE e IRI) que financiaron las llamadas “Revoluciones de Colores” en Europa del Este, e hicieron desguase con los gobiernos antiyankis de la Ex “Cortina de Hierro” Soviética. (Ver Reportaje de “El Correo del Orinoco” del Jueves 10/11/09)’


http://www.aporrea.org/tiburon/a86444.html

I centri di finanziamento esteri non mancano, i personaggi della destra neoliberista – dal NED a Soros – ci sono tutti, quindi il piano è sovversivo ed anti-democratico, è bene ripeterlo più volte citando fonti attendibili. Urge una domanda: fino a quando i governi europei continueranno, su richiesta di Washington e Tel Aviv, ad appoggiare forze dichiaratamente fasciste ? Aspetto una risposta !

S.Z.