martedì 26 agosto 2014

Accordi ad El Cairo o nuova fase della soluzione finale ?, di S. Zecchinelli



La nuova tregua, raggiunta da pochissimo ad El Cairo, fra Israele e i rappresentati del popolo palestinese mi spinge a fare delle nuove riflessioni sulla questione e sulla strategia che l’imperialismo israeliano sta perseguendo.

La Nota seguente esprime alcune perplessità sulla natura di tale accordo e getta qualche domanda sul futuro che, con una Israele così motivata ed aggressiva, di certo non è roseo per le forze democratiche e progressiste.

Una cosa è certo: le dinamiche conflittuali nella regione stanno provocando dei forti cambiamenti sociali e, per forza di cosa, politici.

1. Hamas pare che abbia accettato le condizioni di Abu Mazen ed El Sisi che, secondo il capo dell'Autorità Nazionale Palestinese, dovrebbero permettere a quest'ultima di imputare Israele alla Corte penale internazionale per crimini contro l'umanità.

Credo che ci sia poco da gioire, vediamo perchè:

(1) Gli Stati Uniti si stanno riavvicinando all'Iran che, come è chiaro, non è più quello di Ahmadinejad. I movimenti di liberazione nazionale utilizzano la 'guerra di guerriglia' ma, molti di questi, hanno anche ricevuto ( si pensi all'Angola o prima ancora all'Algeria ) armi pesanti. Un riallineamento iraniano potrebbe avere forti conseguenze sulla Palestina occupata e, spostare totalmente le dinamiche del conflitto, dalla alternanza lotta armata ( quindi di classe ! ) e negoziati a, soltanto, i negoziati ( esclusa la lotta politico-sociale, cosa grave ). Questo di certo conviene all'entità sionista perchè Hamas verrebbe riassorbita dentro le condizioni di 'Oslo 1993' contro cui, guarda caso, si era affermata.

(2) El Sisi da un lato e l'ISIS dall'altro si confermano, in pieno, due strumenti di Israele prima ancora dell'imperialismo statunitense.

El Sisi ha dato un contributo fondamentale all’assedio di Gaza. Il generale islamofobo ha condotto una crociata anti-islamica interna con esecuzioni e condanne mirate verso militanti vicini ad Hamas ed agli Hezbollah.

L’ISIS, dell’agente del Mossad Shimon Elliot, considera le Brigate Al Qassam il nemico numero uno da combattere. Questo gruppo terroristico è stato un grande affare per Israele dato che: (1) la propaganda sionista l’ha usato per alimentare l’islamofobia occidentale mettendo dentro un unico calderone l’ISIS con gli Hezbollah, Hamas e la Jihad islamica palestinese. (2) la Siria baathista, l’unico Stato antimperialista della regione, è stata militarmente indebolita dalle scorribande wahabite appoggiate dal Mossad. (3) una militarizzazione statunitense della regione riproporrebbe il progetto della Grande Israele.

Insomma, le lobby sioniste ( sionismo a-territoriale ) – e si ritorna all’argomento trattato da James Petras nel suo saggio sul rapporto fra Usa ed il sionismo –, influenzano la politica estera nord-americana e danno grandi benefici al sionismo territoriale quindi ad Israele. A spese di chi ? E’ chiaro, non solo dei palestinesi ma di tutti i popoli arabi.

(3) L’occidente solidarizza con i palestinesi solo in quanto vittime, ma non appoggia la Resistenza araba. La sinistra sionista, quindi, ricompare e ripropone la soluzione dei due Stati dicendo: Israele è anti-democratica nelle colonie e negli insediamenti, ma, tolti di mezzo i coloni razzisti possiamo avviare un grande processo di democratizzazione interna.

Questo grande inganno ha ipnotizzato la sinistra occidentale che, per l’ennesima volta, non si è posta questo basico problema: Israele nasce come Stato per soli ebrei. Uno Stato razzista, quindi, ha diritto di esistere ? Il problema rimosso riguarda il nesso, ineludibile, fra razzismo e colonialismo.

Insomma, un uomo di sinistra che non capisce questo è come un ragazzo delle scuole superiori che non sa fare due più due. Chiaro ? Spero di sì, altrimenti la situazione peggiora ulteriormente.

2. Molti governi latino-americani, storicamente filo-israeliani, hanno dato solidarietà al popolo palestinese. Questo è un altro elemento che è emerso dall’assedio di Gaza che, secondo alcuni mezzi di informazione ed alcuni politici, si vorrebbe concluso.

Faccio una domanda: che se ne fanno i palestinesi della solidarietà di chi, come Humala e la Bachelet, collabora attivamente con il Mossad ? Molti governi moderati, come quello argentino e quello brasiliano, sono stati critici con Israele ma, a quanto pare, solo due Stati antimperialistici hanno rotto le relazioni diplomatiche con l’entità sionista: Venezuela e Bolivia.

Chi volesse approfondire può leggere eldiario International, vicino alla sinistra anticapitalista peruviana, in sui si legge:

El caso de Brasil es sintomático. En los últimos días, Dilma Rousseff había condenado el “uso desproporcionado” de la fuerza de Israel y llamó a consulta a su embajador en Tel Aviv, lo que le valió el calificativo de “enano político” por parte de un vocero israelí. Por si acaso, Dilma aclaró que “las relaciones no sufrirán ruptura“.
Pero detrás de este cruce diplomático, se esconde la "verdá de la milanesa": Brasil es el principal socio comercial de Israel en la región. Según un informe de la organización Stop The Wall, en los últimos 12 años el intercambio entre ambos países llegó al billón de dólares. El rubro principal, la maquinaria bélica. Con la compra de vehículos blindados, aviones de ataque A-1, satélites, sensores, aviones no tripulados, etc, Brasil se convirtió en el quinto mayor importador de armamento israelí.

A cosa si deve questa ipocrisia ? L’ANP vuole procedere per vie legali ma cosa si otterrà se lo stato di assedio permane ?

Pongo una domanda: possiamo credere che molti palestinesi possano usare questo ponte Sud America – Abu Mazen per ottenere la cittadinanza di uno di questi paesi ‘critici’ verso Israele ? Non dico il Perù di Humala ma il Brasile della Roussef di certo sì !

In questo modo Abu Mazen si laverebbe la coscienza, la signora Roussef continuerebbe a passare per progressista ed il Likud manderebbe avanti una ‘soluzione finale’ morbida.

Insomma, dall’ ‘Hitler ebreo’ si passerebbe ad una forma soft di pulizia etnica e tutto andrebbe avanti con l’ignavia della Comunità internazionale.

Mi chiedo: pensare questo è legittimo ? Lascio la domanda e gli avvenimenti futuri mi daranno risposta.

Articoli consultati:

1) Gerardo Szalkowicz, Brasil es el principal socio comercial de Israel en la region, eldiario international

Stefano Zecchinelli




Quattro errori della sinistra occidentale verso il Movimento di Resistenza islamico Hamas, di Stefano Zecchinelli



1. Hamas sarebbe una creatura del Mossad ?

Uno degli argomenti della sinistra islamofoba, contro il Movimento di Resistenza islamico Hamas, è che quest’ultimo sarebbe, fin dall’inizio, una creatura dei servizi segreti israeliani da usare contro il laico Olp ( Organizzazione di liberazione palestinese ).
Ristabiliamo un po’ di verità storica: l’ Olp di Arafat già prima del 1993 ( data degli Accordi di Oslo ) aveva deciso di abbandonare la Resistenza contro l’imperialismo israeliano riconoscendo lo Stato nato dalla Nakba. Tutto ciò lo screditò davanti il popolo palestinese facendogli perdere buona parte della sua base sociale.
Se, sicuramente, è vero che Israele pensò inizialmente di poter meglio controllare un Movimento islamico, dall’altra parte, bisogna ricordare che Hamas non ha mai accettato accordi con i governi sionisti. Ben presto l’ostilità israeliana verso questo movimento si è fatta sentire; gli Usa ed i mass media occidentali hanno scatenato una violenta campagna islamofoba ed il Mossad – che a detta della sinistra occidentale avrebbe creato Hamas – ha proceduto con assassini mirati contro i dirigenti di questa forza resistente.
Il marxista etiope Mohammed Hassan risponde alla domanda ‘Molti affermano che Israele ha deliberatamente favorito il successo di Hamas. Questo corrisponde a verità?’ così ‘Assolutamente no! Non esistono testimonianze e prove di questo. Sicuramente, Israele ha tollerato Hamas, confidando sui conflitti fra Palestinesi. Israele desiderava indebolire l’OLP e Fatah. Ma non si aspettava certo che si sviluppassero in questo modo il grado di eccellenza, l’abilità e l’organizzazione di Hamas. È successo sempre che la potenza coloniale abbia considerato i suoi assoggettati come bambini sempliciotti’.
Israele ha distrutto la maggior parte dei luoghi di aggregazione nei territori occupati. L’unica possibilità, per i giovani palestinesi, di avere una vita sociale attiva e ricca culturalmente è il dibattito nelle moschee e nelle università. La religione ha assunto un peso molto rilevante, quindi, Hamas ha potuto reclutare una nuova classe di intellettuali antisionisti.
Aggiungo un giudizio personale: io credo che, questi giovani musulmani, per la capacità di resistenza dimostrata, rappresentano il meglio dell’eroico popolo palestinese.
2. Hamas sarebbe antisemita ?
Questo argomento è trasversale: unisce sia la destra neoliberista che la sinistra addomesticata alla disinformazione imperialistica.
In realtà basta leggere gli appelli dei leader di Hamas per capire che il conflitto in corso non è religioso ma politico.
Il nostro messaggio ad Israele e' questo: noi non vi combattiamo perche' avete un'altra fede o un'altra cultura. Gli ebrei hanno vissuto nel mondo musulmano per 13 secoli in pace e in armonia; essi sono per la nostra religione "il popolo del libro" che ha ricevuto un patto da Dio e il suo messaggero Muhammad (la pace sia su di lui) ci ha chiesto di rispettare e proteggere. Il nostro conflitto con voi non e' religioso ma politico. Non abbiamo problemi con gli ebrei che non ci hanno attaccato. Il nostro problema e' con coloro che sono venuti nella nostra terra, imponendosi con la forza, distruggendo la nostra societa' ed esiliando la nostra gente. ( Kaled Meshal, Agli ebrei diciamo, Sottolebandieredelmarxismo )
Sulla base di quale legittimazione democratica – se non le fredde leggi dell’imperialismo – i coloni sionisti hanno rubato le terre dei popoli arabi ? La Resistenza palestinese ha tutto il diritto di vincere in nome della democrazia e del principio di autodeterminazione dei popoli.
3. Hamas avrebbe rotto con la Resistenza libanese antimperialista ?
Hamas è un movimento patriottico e popolare che raccoglie diverse istanze sociali, dagli interessi della proto-borghesia nazionale palestinese alla volontà di autodeterminazione dei ceti popolari e proletari.
Se da una parte i politicanti hanno seguito il loro istinto filo-capitalista e si sono avvicinati al Qatar ed alla Turchia, regimi chiaramente di destra e filo-statunitensi, l’ala popolare rappresentata dalle Brigate Al Qassam ha mantenuto stretti rapporti con gli Hezbollah.
La rottura fra Hamas è l’Asse della Resistenza ( Siria, Hezbollah ed Iran ) riguarda i politicanti borghesi non di certo i combattenti jihadisti e, come spiegavo, le Brigate Al Qassam. Quando Israele ha avviato le recenti operazioni militari, non a caso, gli Hezbollah hanno lanciato dei missili in solidarietà con l’esercito popolare islamico.
La risposta militare palestinese è stata coraggiosa ed i missili caduti su Tel Aviv sono di chiara fabbricazione siriana. Se i rapporti con la Siria baathista e gli Hezbollah fossero finiti, Hamas, di certo, non avrebbe resistito.
4. Hamas vuole la guerra ?
Le richieste di Hamas per avviare una tregua con Israele sono le seguenti:
(1)   La fine dell’aggressione contro il popolo palestinese.
(2)   La fine del blocco di Gaza, in vigore dal 2006.
(3)   L’apertura del confine frontaliero di Rafah con l’Egitto.
(4)   Il rilascio dei prigionieri nuovamente arrestati che sono stati rilasciati come parte dell’accordo di scambio con il soldato israeliano Gilad Shalit nel 2011. ( Fonte: Diego Siragusa )
Io credo che tutte le persone oneste possono notare che sono legittime richieste democratiche, ma allora, perché Israele continua ad attaccare ?
Il governo di destra likudista, simil-fascista e razzista, sicuramente è pronto ad isolare il popolo palestinese dalle sue organizzazioni di riferimento e, per i suoi interessi neocoloniali, pone le basi per scatenare una nuova ondata di islamofobia in occidente.
I democratici e gli antimperialisti questo non possono permetterlo, diffondere la verità è un dovere – anche attraverso una onesta attività giornalistica – per tutti.
Stefano Zecchinelli








domenica 20 luglio 2014

Quando la ''solidarietà'' si fa specchietto per le allodole

Ricevo dai Compagni del Comitato Martire Ghassan Kanafani e pubblico.

Fonte:  http://kanafani.it/?p=616


Oggi, sabato 19 luglio 2014, in via di Porta Labicana 56 a Roma, si è tenuta l’assemblea organizzativa per una manifestazione nazionale di sostegno alla Palestina. Fissata per sabato 26 luglio, questa iniziativa è stata indetta dalla Coalizione Freedom Flotilla, Campagna Nazionale per Yarmouk, Comitato Romano di Solidarietà con il Popolo Siriano e la Comune Umanista Socialista.
Probabilmente per il ventaglio delle sigle che hanno promosso e sottoscritto l’appello, numerose sono state le perplessità e le contrarietà di collettivi, gruppi e individui in quanto iniziativa suscettibile di insidiosa e rozza strumentalizzazione.
Nonostante la generale diffidenza, il Comitato del Martire Ghassan Kanafani ha scelto di intervenire all’assemblea per sincerarsi personalmente dei contenuti e per, eventualmente, manifestare il proprio dissenso e esprimere la più totale contrarietà allo sfruttamento della sofferenza dei palestinesi sotto attacco costante e particolare degli ultimi giorni.
I timori di tanti si sono puntualmente rivelati fondati in quanto la nostra inaspettata sortita c’è stata mentre si intavolava la condivisa necessità di focalizzare l’attenzione della solidarietà italiana sulla totalità del popolo palestinese in lotta, “lotta che include i palestinesi di Yarmouk che resistono contro Bashar Al Assad” (!).
Abbiamo pazientemente e come si conviene seguito gli interventi dei presenti attendendo di poter prendere parola. A onor del vero bisogna citare i dubbi di uno dei presenti, attivo nel contesto politico latino-americano, il quale ha manifestato le proprie riserve rispetto all’accostamento della resistenza palestinese all’opposizione siriana, armata dalla NATO. Per il resto, i punti di vista erano aderenti al leitmotiv iniziale e, tra critiche ad Hamas e la sua oppressione degli abitanti della Striscia di Gaza, affermazioni esageratamente lapalissiane e odi alle primavere arabe, c’è stato spazio persino per preoccupanti paralleli con l’Ucraina, come di terra contesa tra “filo-Putin e filo-Porošenko”; transeat quindi sulla marchiana semplificazione delle differenti questioni e i relativi mutevoli equilibri negli altrettanto differenti contesti.
Tutta la pacatezza si è persa quando, dopo aver preso a fatica la parola e a nome di un comitato, lo ribadiamo, formato per due terzi da studenti palestinesi, dopo aver confutato le solite parziali storie ripetute a pappagallo, i toni si sono scaldati e siamo stati accusati di sostenere “il massacro dei palestinesi in Siria” attraverso le canoniche pillole di storia snocciolate, tra l’altro, a chi le ha iniziate a studiare sui kutub della scuola primaria di un campo profughi.
Inutile dire che in questa atmosfera ci siamo visti costretti ad allontanarci.
Non ci siamo stupiti delle posizioni esposte in questa sede, ci sentiamo comunque in dovere di mettere in guardia compagni, collettivi e gruppi di solidarietà con la Palestina poiché, chi in buona fede, chi con troppa leggerezza, ancora sta considerando la partecipazione ad una manifestazione che non possiamo esimerci dal definire squallida (a quanto pare non sarà neppure di carattere nazionale, come hanno convenuto i presenti vista la più che probabile scarsa partecipazione).
In sintesi, con questa mossa, coalizioni e gruppi come Freedom Flotilla sono andati ben oltre il processo di depoliticizzazione della causa palestinese: questo agire non troppi anni fa era facilmente ascrivibile al ruolo degli ascari della Nato e alle dinamiche delle rivoluzioni colorate.
Tocca chiedersi però… dove inizia e dove finisce “l’utilità degli idioti”.

 Comitato del Martire Ghassan Kanafani
Roma, 19 luglio 2014

domenica 13 luglio 2014

Quattro errori della sinistra europea verso la Palestina occupata, S. Zecchinelli



Introduzione

L’imperialismo israeliano, per l’ennesima volta, attacca la popolazione innocente di Gaza; la pulizia etnica della Palestina va avanti con il sostegno incondizionato degli Stati Uniti d’America e dei paesi capitalistici occidentali. Una vergogna che coinvolge le stesse Nazioni Unite e tutte le organizzazioni ‘democratiche’ che si rifiutano di negare l’evidenza sullo Stato per soli ebrei: l’entità sionista calpesta la democrazia e persegue un chiaro progetto neocolonialistico contro i popoli arabi. Difficile capirlo ?

La sinistra occidentale, purtroppo, continua a non prendere una posizione netta: da un lato si dichiara solidale con i palestinesi, ma, dall’altro lato, (1) continua a riconoscere il diritto di Israele ad esistere, (2) non si schiera, in modo aperto, con le organizzazioni politiche palestinesi che combattono l’aggressione militare israeliana.

Rifiutando questa ipocrisia generale dell’occidente non posso che esprimere tutto il mio appoggio alle Brigate al Qassam di Hamas, impegnate, in modo coraggioso, contro la vile incursione militare sionista. In certe circostanze non esistono vie di mezzo: o dalla parte di uno Stato aggressore e colonialista ( Israele ), o dalla parte della Resistenza ( Hamas, Fronte popolare di liberazione palestinese, Jihad islamica ). Il resto, credo, che conti ben poco.

Vediamo, ora, in estrema sintesi, quali sono i maggiori errori ideologici della sinistra europea sul sionismo e sulla Resistenza islamica palestinese.

1. Israele difende gli ebrei ?

Israele, a differenza di quello che dicono molti giornalisti europei, nasce come avamposto colonialistico occidentale. Nulla a che fare con l’olocausto dato che, oltretutto, molti suoi leader ( es. Begin ) avevano simpatie naziste.

Una domanda a tutti i sostenitori – e nella sinistra occidentale furono molti – della tesi ‘Israele ha evitato un nuovo olocausto ebraico’: come mai, lo Stato ebraico, da un lato si proclama ‘antifascista’ ma, dall’altra parte, coltivò rapporti con dittature di estrema destra.

Esempi: Israele appoggiò in Iran lo Scià Reza Pahlavi il quale si rifaceva alla ideologia hitleriana mentre ora demonizza la Repubblica islamica che, fin dalla sua nascita, ritenne il fascismo un male dell’occidente e del nazionalismo del nord del mondo. Non è una contraddizione evidente ?

Israele aveva legami con la dittatura di Somoza, Begin era amico personale di Pinochet e, tutt’oggi, i governi israeliani si rifiutano di chiarire i loro rapporti con la giunta militare argentina.

In Argentina, ai tempi della dittatura militare, morirono ben 2.000 ebrei, come mai Israele ha tollerato tutto questo dando, ugualmente il suo sostegno, ai militari ?

Evidentemente la ‘difesa degli ebrei’ è solo una protesi ideologica. L’imperialismo israeliano non ha problemi a sacrificare l’ebraismo sugli altari del sionismo e della sua borghesia militaristica.

2. Israele esiste, ma davvero non si può fare più nulla per fermarla ?

Questa tesi è sostenuta da molti opportunisti politici; da un lato dicono ‘ammettiamo che Israele commette dei crimini, ma che volete fare, buttare a mare gli ebrei ?’.

Questi signori non sanno che ebrei e palestinesi convivevano in pace da secoli in quei territori ? In realtà, quello che intercorre in Palestina, non è un conflitto fra Islam ed Ebraismo ma fra il colonialismo sionista ed i popoli arabi. Le motivazioni sono sociali, direi di classe e non religiose.

Il fatto che Israele esiste significa ben poco: l’Algeria francese esisteva ed è stata cancellata da una Rivoluzione nazionale e sociale, giusto per fare un esempio. Chi sostiene questa tesi, in realtà, in cuor suo, accetta il colonialismo e l’imperialismo come destino.

L’Algeria francese è stata sconfitta dal Fronte di liberazione nazionale guidato da Ahmed Ben Bella, noi democratici ed antimperialisti aspettiamo che anche la Palestina trovi il suo Ben Bella e fondi uno Stato indipendente e laico.

Che cosa possiamo fare in occidente ? Messa da parte l’ipocrisia dei benpensanti, intanto, possiamo costituire dei Comitati popolari in sostegno dell’Intifada Palestinese. Si può fare molto: io inizierei a chiedere il disarmo dello Stato israeliano che non sarebbe poco per i combattenti palestinesi. Non vi sembra una battaglia democratica sostenibile ?

3. Hamas vuole un emirato islamico ?

La sinistra occidentale non perde occasione per non compromettersi, rifiutando di stare con le forze popolari e proletarie.

Hamas è una organizzazione molto divisa al suo interno e, nonostante, i politicanti si siano avvicinati alla borghesia del Golfo ed alla Fratellanza Musulmana, l’ala militare ha mantenuto forti contatti con gli Hezbollah e l’Asse della Resistenza guidato dalla Siria baathista.

La religione centra ben poco: in Irlanda, l’ IRA era fortemente influenzata dal cattolicesimo sociale, eppure nessuno, a sinistra, gli avrebbe negato appoggio. Perché ora negarlo ad Hamas ?

Le Brigate Al Qassam hanno ingaggiato un dura lotta contro l’esercito israeliano, difendono i loro villaggi, proteggono donne e bambini, sono combattenti eroici che danno la loro vita per una giusta causa, la danno senza chiedere nulla con il solo desiderio di vedere la propria terra libera. Negargli appoggio significa fare un favore ad Israele, allo Stato di estrema destra israeliano.

Soltanto degli ignoranti in malafede possono dire ‘Hamas vuole un emirato islamico’. In realtà, Hamas, cerca di mantenere compatto un ampio movimento patriottico e democratico con, all’interno, forze islamiche, nazionaliste, liberali e, perfino, marxiste. Quale sciocco può credere alla becera propaganda sionista ?

4. Israele ha mai pensato alla pace in Medio Oriente ?

I padri fondatori di Israele dissero, fin dai primi anni ’50, che la forza di questo Stato sta nella distruzione di altre tre entità statuali: Siria, Irak ed Egitto. Tutto questo porterebbe alla realizzazione – nell’ottica di gente come Ben Gurion – della Grande Israele. Inutile farci illusioni: da Israele non verrà mai nessuna proposta di pace.

Tutti i tentavi di pacificazione prevedevano incendi perdite territoriali per il popolo palestinese. Perché bisognerebbe legalizzare un furto così chiaro ?

Tali errori sono molto gravi. Molti ingenui dicono ‘Hamas attaccando non fa altro che provocare dure risposte da parte degli israeliani’. Chi dice questo se fosse vissuto nella Spagna degli anni ’30 che avrebbe fatto: avrebbe proposto una pacificazione fra socialisti e franchisti ?

Forse Hamas, in questo momento, non può vincere militarmente contro gli occupanti israeliani, ma, da tali battaglie sociali, siamo certi che il movimento antimperialista palestinese troverà la forza per riprendersi ciò che gli appartiene.

Conclusione

Il grande scrittore Edwar Said diceva ‘la questione palestinese è la grande questione morale del nostro tempo’. Oggi più che mai dobbiamo fare nostre queste sue parole; il sionismo non è un problema solo per il mondo arabo, ma – e dobbiamo dirlo a gran voce senza paura – per il mondo intero.

Stefano Zecchinelli




domenica 6 luglio 2014

Un “bantustan” medio-orientale targato USA (con l’appoggio di Abu Mazen), di S. Zecchinelli

1. L’Accordo fra l’ ANP e Hamas è stato analizzato in un precedente articolo pubblicato su questo giornale come un tentativo da parte di alcune fazioni della classe dirigente israeliana, particolarmente legata al duo Obama – Kerry, di trasformare Hamas – un tempo movimento di Resistenza islamico – in uno “scagnozzo” di Israele. Tuttavia l’argomento, per la sua ampiezza e complessità, necessita di alcune precisazioni, anche alla luce dei recenti avvenimenti.
E’ importante come prima cosa chiarire un punto: non tutta Hamas deve essere considerata come corrotta o subordinata alle logiche geopolitiche e imperialiste che vedono protagonisti gli USA, Israele, il Qatar e gli stati arabi cosiddetti “moderati”.
Le Brigate Al Qassam – ala militare di Hamas – hanno ribadito più volte che il denaro arabo non è riuscito a liberare un solo centimetro della Palestina e che è necessario continuare sulla strada della Resistenza, insieme all’Iran e agli Hezbollah libanesi.
Queste organizzazioni combattenti restano un problema per Abu Mazen che qualche giorno fa ha ceduto ( come riporta il giornale israeliano Haaretz ) alle pressioni di Israele che chiede lo smantellamento delle Brigate Al Qassam. Un vero e proprio colpo alla Resistenza palestinese, data l’importanza di questa organizzazione ed il prestigio che sul campo di battaglia ha guadagnato agli occhi delle masse arabe e mussulmane.
E’ bene citare un fatto di recentissima cronaca ( 11/06/2014 ) riportato dalla rivista online infopal: l’ ANP reprime una manifestazione di Hamas in sostegno dei prigionieri politici palestinesi ( a cui Israele non riconosce nessun diritto ) a Ramallah. Il fatto è molto grave e infatti su infopal leggiamo:
“Hamas ha dichiarato di aver organizzato una protesta a supporto dei prigionieri palestinesi in sciopero della fame e che le forze dell’Anp, che cercavano di impedire la manifestazione, hanno assalito, tra gli altri, anche il leader di Hamas, Hassan Yousef”.
In questa situazione, già di per se estremamente complessa, si è aperta un’altra problematica che rischia di alimentare ancor più la tensione all’interno della società civile palestinese, che riguarda la controversia fra ANP e Hamas relativa al pagamento dei salari dei dipendenti del servizio pubblico.
Citiamo ancora da Infopal: “Gli impiegati del precedente governo considerano responsabilità di Ramallah il pagamento dei loro stipendi, un punto controverso, ancora da risolvere per il nuovo governo. Tuttavia, un portavoce di Fatah ha affermato che dovrebbe essere Hamas a retribuire gli impiegati del governo costituito di recente”.
Saranno davvero pagati questi salari oppure proprio all’interno dei servizi pubblici inizieranno una serie di licenziamenti di massa ? Il prossimo governo tecnico palestinese, oltre ad essere collaborazionista con Israele, sarà anche neoliberista ed anti-popolare? Si tratta di questioni molto importanti che potrebbero condizionare pesantemente il quadro generale.
Il Piano Kerry prevede la creazione di uno Stato colonizzato palestinese dipendente dall’imperialismo israeliano. E’ quindi evidente come una “rivoluzione amministrativa”, proprio nel settore del pubblico impiego”, non può che essere un preludio alla formazione di un governo con una forte impronta liberista e di destra, sia in politica estera ( collaborazione con gli Usa e Israele ), quanto in politica interna ( neo-liberismo ). Sembra proprio che il “Premio Nobel per la guerra”, cioè il Presidente americano Obama, stia di fatto lavorando per far precipitare la situazione.
Che fare? In questa fase non si può che ribadire la solidarietà e l’ appoggio alle Brigate Al Qassam.
Le Brigate Al Qassam sono una parte importante della Resistenza palestinese che è legittima e ha il diritto di combattere per liberare la propria terra da un’occupazione neocolonialista che dura da decenni. E’ importante altresì denunciare il gioco politico che Abu Mazen sta portando avanti in sostanziale sintonia con ilo governo israeliano ( insieme a quei settori di Hamas legati al Qatar e alla Fratellanza Musulmana ). Se il popolo palestinese vuole continuare, legittimamente, a lottare per la propria libertà ed autodeterminazione contro ogni forma di imperialismo, non può prescindere dalla sua unità politica e militare.
2. Le forze sostanzialmente collaborazioniste di Israele (al di là degli sproloqui belligeranti del partito semi-fascista israeliano Likud), hanno ovviamente approfittato di questa situazione per attaccare i marxisti del Fronte popolare di liberazione palestinese che ha denunciato la collusione fra il governo presieduto da Abu Mazen con lo stato sionista in materia di repressione dei movimenti popolari. Su Palestina Rossa leggiamo:
“Il coordinamento sulla sicurezza è un vergognoso peccato: non solo non ha portato nulla alla conquista dei diritti del popolo palestinese, ma rappresenta una componente strategica nella tragica divisione in seno al popolo palestinese. Aiuta l’esercito di occupazione ed i servizi di intelligence sionisti nella loro strategia di reprimere e sconfiggere la resistenza. Unità nazionale reale significa unire le forze per la fine del coordinamento sulla sicurezza, rifiutare i negoziati, sostenere la resistenza e la fermezza del popolo palestinese”.
Per Abu Mazen, invece, questo coordinamento “è sacro” (parole testuali di Abu Mazen pronunciate durante una manifestazione a Ramallah).
Cosa se ne deduce?
La politica statunitense ha come obiettivo quello di creare degli stati vassalli e collaborazionisti, non solo da un punto di vista economico ( apertura ai capitali privati), ma anche e soprattutto in materia di repressione interna ed esterna.
Per capire questo, spostiamo l’attenzione sull’Egitto anche perchè le due questioni (israelo-palestinese ed egiziana) sono strettamente collegate.
L’asse Abu Mazen – Israele – Kerry può essere ricollegata, in qualche modo, alla elezione, con una astensione altissima, di El Sisi nel suo paese ? Il quesito è senz’altro pertinente.
James Petras ci comunica che in Egitto: “A partire da aprile 2014, oltre 16.000 prigionieri politici sono incarcerati e la maggior parte è stata torturata. I processi farsa dei tribunali fantoccio hanno comminato condanne a morte per centinaia di persone e lunghe pene detentive per la maggior parte di esse. Il regime di Obama si è rifiutato di chiamare “colpo di stato” il rovesciamento militare del governo – democraticamente eletto – di Morsi, al fine di continuare a fornire aiuti militari alla giunta”; (James Petras, Obama: ‘’Trasformare il Medio Oriente’’. Il gulag americano, infopal).
Domanda: l’occidente, apparentemente, non ha ben visto El Sisi, però Israele, che si è affrettato a proclamarlo eroe, guarda di buon occhio alla sua elezione nonostante il parere, come ripeto, solo apparentemente negativo nei suoi confronti da parte dell’opinione pubblica e dei media occidentali. Perchè?
E’ assai probabile che si stia procedendo alla costruzione di un nuovo coordinamento repressivo in Medio Oriente di cui Abu Mazen, che si è offerto di collaborare attivamente con gli Stati Uniti, è una delle pedine. Nulla di nuovo, se vogliamo, da un certo punto di vista, però, se si vuol fare un puntuale lavoro di controinformazione, è importante analizzare quello che accade passo dopo passo .
Tutti questi elementi lasciano intendere che le reali intenzioni degli USA e di Israele siano quelle di trasformare il Medio Oriente in una sorta di gigantesco “lager”.

Stefano Zecchinelli 

 http://www.linterferenza.info/esteri/un-bantustan-medio-orientale-targato-usa-con-lappoggio-di-abu-mazen/