lunedì 8 febbraio 2016

L’Iran di Ahmadinejad tradito da Rohani ?, di Stefano Zecchinelli

Gli accordi sul nucleare iraniano sono stati accolti con entusiasmo da tutti i governi occidentali con l’esclusione dell’iper-militarista Israele: tutti i leader liberali ed i signori del business internazionale hanno applaudito l’ingresso dell’Iran nella cosiddetta comunità internazionale.
La verità è ben diversa: l’imperialismo statunitense non ha affatto attenuato la sua volontà di far riprecipitare l’Iran sotto il tallone del colonialismo, mentre Teheran ha messo nel tiretto le sue esigenze vitali. La rinuncia alla costruzione della centrale di Arak e dell’uranio arricchito al 20 %, con finalità civili e militari difensive, sono un duro colpo per il bastione sciita. Thierry Meyssan – insieme a James Petras e al nostro Fulvio Grimaldi – è l’unico giornalista antimperialista che ha descritto l’ ‘’abdicazione dell’Iran’’, dando al suo articolo un titolo un po’ troppo pessimista: ‘’Gli occidentali, per parte loro, perseguono sempre lo stesso obiettivo. Il piano d’attacco del presidente George W. Bush prevedeva che si distruggesse l’Afghanistan, poi l’Iraq, poi simultaneamente la Libia e la Siria (via Libano), e ancora simultaneamente il Sudan e la Somalia, e che, infine, si terminasse con l’Iran. Dal loro punto di vista, le sanzioni contro Teheran erano, in base a un dubbio pretesto, un modo semplice per indebolirla. Per essi, la resa dello sceicco Rohani è paragonabile a quella di Muammar Gheddafi, nell’abbandonare il suo programma nucleare e nel sottomettersi a tutti i requisiti di Washington per evitare la guerra. Ma, come nel caso di Gheddafi, le concessioni dello sceicco Rohani saranno utilizzate più tardi contro il suo paese’’ 1.
Nel 2005 Ahmadinejad rimobilitò la classe operaia iraniana contro la borghesia del bazar. I bazaristi come Rafsanjani e Khatami, dal 1989 ( anno del primo mandato di Rafsanjani ) al 2005 ( anno dell’ultimo mandato di Khatami ), hanno perseguito l’obiettivo di realizzare una ‘’modernizzazione capitalistica stile cinese’’ (con le dovute differenze, ovviamente), colpendo molto duramente il mondo del lavoro. Al pari della Cina dopo la svolta antimaoista di Deng ( 1978 ), l’Iran ‘bazarista’ si disimpegnò dalle resistenze nazionali, in nome della pacifica integrazione nel capitalismo globale: la disoccupazione interna è cresciuta a causa delle privatizzazioni fatte in nome del profitto mentre sul versante internazionale il prestigio della Rivoluzione khomeinista si è certamente affievolito. L’accordo di Khatami col genocida George Bush, riguardante la spartizione dell’Irak, è il punto più basso toccato dalla Teheran post-rivoluzionaria.
Il Guardiano della Rivoluzione Ahmadinejad aveva invertito la rotta: ispirandosi al processo di decolonizzazione valido per tutto il Terzo Mondo del suo amico personale Hugo Chavez, ha ‘’promosso le classi popolari, rafforzato l’antimperialismo, sviluppato infrastrutture e tecnologia, tagliato le unghie ai ceti famelici, quelli che nel 2009, con la famigerata “rivoluzione colorata”, avevano minacciato di riportare il paese ai nefasti filoccidentali dello Shah, il più spietato dei tiranni, e il più amato in Occidente’’ 2, come ben dice il sempre lucido Fulvio Grimaldi, profondo conoscitore di quel mondo. Durante i suoi governi, Israele ha subito tre brucianti sconfitte: (1) nel 2006 grazie agli armamenti provenienti da Teheran, gli Hezbollah hanno costretto alla ritirata dalla parte meridionale del Libano l’imperialismo israeliano; (2) alla fine del 2008, anche grazie al sostegno iraniano, Hamas ha dimostrato di saper resistere ad una operazione della potenza diPiombo Fuso, un’aggressione che – in un normale contesto di giustizia internazionale – avrebbe dovuto portare alla condanna del premier likudista Netanyahu per crimini contro l’umanità; (3) nel 2011 gli sciiti yemeniti hanno rovesciato il fantoccio filoisraeliano Saleh, restituendo forza ai ceti popolari e proletari di quel paese. La Rivoluzione nello Yemen ancora oggi prosegue grazie alla resistenza di Ansarola, sciiti zaiditi, comunque sostenuta dalla componente duodecimana di Teheran.
A livello internazionale il ‘’socialismo islamico’’ ne uscì rinvigorito: Ahmadinejad volò a Caracas ed in compagnia di Chavez alzò il pugno, simbolo del movimento operaio e comunista. Un gesto simbolico che ha colpito profondamente il dogmatismo dei chierici, oscurantisti ed ostili alle necessità reali dei ceti popolari.
Oggi lo sceicco Rohani entra in rotta di collisione con gli antimperialisti: abbandonando la strada della ‘rivoluzione degli oppressi’ dell’imam Khomeini accetta i dettati di Washington, eppure lo stesso ayatollah Khamenei aveva richiamato alla straordinaria capacità di resistenza del popolo iraniano ‘’L’Iran deve diventare immune dinanzi alle sanzioni che le vengono imposte per via del suo programma nucleare pacifico’’ 3. Ha ragione, allora, Meyssan quando dice nel già citato articolo ‘’ La squadra dello sceicco Rohani rappresenta sia gli interessi del clero sia quelli della borghesia di Teheran e Isfahan. Essa ambisce alla prosperità economica e non se la sente di farsi carico della lotta anti-imperialistica. La progressiva revoca delle sanzioni le permette di ottenere un ampio sostegno popolare, con gli iraniani che percepiscono – al momento – l’accordo come una vittoria che farà aumentare il loro tenore di vita’’. Il riallineamento dell’Iran, al contrario di quello che pensano alcuni esperti di geopolitica con il loro seguito rossobruno, è frutto della lotta di classe interna alla nazione islamica: dopo l’offensiva (neo)sharitiana, durata circa otto anni ( dal 2005 al 2013 ), il bazar cerca la chiave per rendere compatibile l’Islam sciita col capitalismo neoliberista. Se Ahmadinejad ha rispolverato il ‘’marxismo islamico’’ del mitico Ali Shariati, vero ideologo della Rivolta antimperialistica del 1978-’79, Rohani tende la mano al capitalismo italiano, non alieno da pessime simpatie israeliane. Domanda ( certamente sarò provocatorio ): Khamenei, da sempre vicino agli sharitiani per la sua linea antimperialistica, saprà fermare l’offensiva di Rohani e del bazar ?
La dialettica tra le fazioni khomeiniste è, in casi come questi, centrale: Rohani, al pari di Khatami, è un chierico, l’ex presidente un Devoto della causa. Lo slogan rivoluzionario dei chierici era ‘’né Occidente e né Oriente’’ oppure ‘’il popolo vuole l’Islam’’, al contrario i Devoti della causa mobilitarono la classe operaia sotto le bandiere ‘’morte all’America e morte ad Israele’’. I primi pensavano che gli iraniani avessero rovesciato Reza Pahlevi in quanto musulmani ovvero in nome della tradizione; i secondi, protagonisti dell’assalto all’ambasciata Usa definita da Khomeini un ‘’covo di spie’’, alzarono la bandiera dell’indipendenza nazionale estesa a tutte le nazioni in lotta contro l’imperialismo nord-americano.
La lotta contro Washington e Tel Aviv, per Ahmadinejad, è stata senza esclusioni di colpi, i contendenti non hanno optato per il fioretto: nel 2008, con l’aiuto del filoisraeliano Mousavi, gli Usa provarono ad organizzare una ‘’rivoluzione colorata’’, fortunatamente fallita. In quell’occasione il nostro dichiarò che se Obama avesse dato il via ad un intervento militare, la risposta sarebbe stata ‘’tanto forte da rompere i denti ai suoi militari’’. La sinistra europea – principalmente quella francese ed italiana – rappresentò questo Pasdaran di ferro, amico di Hugo Chavez, come un ‘’fondamentalista islamico’’ dimostrando una ignoranza folcloristica delle divisioni interne allo sciismo. Meyssan ci ricorda anche ‘’della falsificazione sul Congresso sull’olocausto, che mirava a dimostrare come gli Occidentali avessero distrutto ogni spiritualità nelle loro società e avessero creato una nuova religione intorno a questo fatto storico, per portare a credere che, nonostante la presenza di rabbini a questo congresso, celebrasse il negazionismo, senza contare l’affermazione che discriminasse gli ebrei’’.
Io non so fino a che punto Ahmadinejad, all’epoca molto giovane, condivise l’ingiusta e gravissima repressione dei comunisti iraniani, però al vertice della FAO di Roma, oramai datato, ha dato un colpo durissimo al neoliberismo: “Oggi i politici di alcune potenze mondiali sono costretti a svalutare i dollari per diminuire le conseguenze delle loro attività passate ma anche per imporre le loro volontà sul mercato mondiale. (…) Per coprire le continue spese per guerre ed occupazioni, compensati da forti e immorali consumi, e per rimpinguare le tasche del capitalismo mondiale e svuotare quelle delle altre nazioni, c’è stata una vasta iniezione di dollari senza garanzie e oggi tutto questo si è riflesso nella svalutazione del dollaro; un fenomeno che ha messo in pericolo tutte le relazioni economiche mondiali” 4. Rohani potrebbe pronunciare oggi le stesse parole ?
Washington, tramite questi accordi ( che forse dopo le elezioni del 2016 diventeranno carta straccia ), mira semplicemente ad indebolire il bastione persiano, salvo poi ritornare in conflitto con esso. L’Iran è ad un bivio: vuole continuare ad essere una Repubblica antimperialistica oppure si accontenterà di una ‘’via islamica’’ al capitalismo ? Il conflitto di classe dentro il mondo sciita – e non semplicemente l’Iran – definirà la base economica e politica di un paese ancora molto giovane e certamente con un grande spirito rivoluzionario. La via di Ahmadinejad è ancora valida ? I “senza scarpe” saprebbero come rispondere.


http://www.linterferenza.info/esteri/3234/



domenica 7 febbraio 2016

Imam Khomeini: The founding father of Hezbollah, by Marwa Osman

Traduzione: Lorenzo Centini

Mediante la sua lotta contro l'oppressione e poteri arroganti, la vittoria della Rivoluzione Islamica in Iran ha fornito sostegno alle classi sfruttate, difendendo i loro diritti contro gli oppressori e gli aguzzini, portando come risultato l'incrollabile sostegno iraniano tanto ad Hezbollah in Libano che alla sacra causa palestinese contro l'avidità dell' entità sionista.
La Rivoluzione islamica in Iran ottenne la sua vittoria nel tempo dei vigliacchi accordi di Camp David, ed Israele si preparava all'invasione del Libano. Questo convinse l'Imam Khomeini, attraverso le sue convinzioni e le sue ferme prese di posizione, a tentare di contrastare Israele in un nuovo metodo.
La repubblica islamica dell'Iran diede coraggio ai partigiani della libertà in Libano, i quali più tardi verranno conosciuti come Hezbollah, mentre sostenevano anche la causa palestinese. L'Imam Khomeini divenne allora il precursore del movimento rivoluzionario invitando il mondo a stare con popolo oppresso del Libano e della Palestina, sia spiritualmente che materialmente.
La Rivoluzione Islamica in Iran fece capire chiaramente alla resistenza libaneseche la loro vittoria dipendeva dall'adesione ai valori e alla linea indicata dall'Imam Khomeini. E ciò era evidente nel programma di Hezbollah.
Così sintetizziamo il senso della lotta di Hezbollah:
"L'aggressione può essere ricacciata indietro soltanto col sacrificio del sangue, e la libertà non sarà resa ma riottenuta col sacrificio sia del cuore che dell'anima". Un' idea rivoluzionaria che nacque quando la rivoluzione iraniana diveniva il primo esempio di risorgenza musulmana nella regione.
I quadri di Hezbollah hanno più volte chiarito come la loro resistenza contro l'occupazione sionista fosse stata ispirata loro dal movimento dell'Imam Khomeini, e di come per loro la rivoluzione iraniana sia stato il miglior esempio per un popolo di come combattere contro l'oppressione.
Il segretario di Hezbollah Sayyed Hassan Nasrallah in uno dei suoi sermoni, ricordando l'anniversario del fondatore della rivoluziona iraniana, descrivendo come la resistenza islamica in Libano fosse stata stimolata dal movimento di Khomeini, ebbe a dire:
"Seguendo le orme della Rivoluzione islamica, noi ci impegniamo a sconfiggere il nemico sionista che ha occupato le terre libanesi per oltre un quarto di secolo. Il movimento di resistenza ha cacciato via dal Libano il nemico sionista nel 2000 grazie ai valori dell'Islam e al Corano"
Sayyed Nasrallah espose inoltre, durante la commemorazione della vittoria in Bint Jbeil, nel 2000, come il fascino di Khomeini abbia motivato la gioventù libanese contro l'entità sionista:
"Tra tutti gli aspetti della grandezza dell'Imam Khomeini, il principale è che fu tanto un leader quanto un imam. Questa grande personalità non fu ne' un uomo normale ne' tantomeno un leader politico nel suo senso comune. L'Imam Khomeini fu un giurista ed un autorità religiosa, un mistico, un filosofo, un pensatore, un leader sul campo di battaglia, ed uno dei migliori conoscitori del messaggio e della storia dell'Islam, ed insieme un profondo conoscitore della contemporaneità, un acuto osservatore sia dei suoi amici, sia dei suoi nemici, sia dei loro piani.
Questo Imam leggendario, questo Imam unico, l'Imam dei rivoluzionari è capitano dei soldati di Dio e di coloro che per Lui si sacrificano.
L'eccezzionalità dell'Imam Khomeini fu che era, come disse anche il martire Mutahari, un pio credente in Dio, nel suo popolo e parimenti nella strada che aveva intrapreso. Il Grande Ayatollah Khomeini aveva previsto la vittoria della rivoluzione islamica a vantaggio di tutti i poveri e gli oppressi, gli straziati dal dolore e gli afflitti di questo mondo, sia che fossero musulmani o che non lo fossero.
Quando i nostri fratelli gli fecero visita nel 1982, lui gli disse di combattere il nemico nella loro patria di origine e di trasformare il Libano nella tomba degli invasori sionisti. Lui disse loro di partire del basso, confidandre in Dio, non aspettando nessuno in questo mondo e di ricordare, di fissare bene in testa, che sarebbero stati di sicuro vittoriosi in questo modo"
A quel tempo, quando lo spirito della Resistenza non era diffuso in Libano, quando il parere comune era che "l'occhio non pppuò opporsi allo spillo", l'Imam Khomeini infuse a tutto il popolo il coraggio di resistere, e li convinse che avrebbero potuto innalzare la bandiera della vittoria a Bint Jbeil, Marja'youn ed Hasbaya, ed in tutti i villaggi nella zona occupata.
Così continuò Nasrallah:
"Fin dall'inizio lui ci incoraggiò a combattere per l'amore di Dio mostrandoci la via, ci empì il cuore con la certezza di credere in Dio, e ci diede la santa speranza della vittoria: in questo modo la vittoria arrivò!"
L'Imam Khomeini vide la gioventù libanese come un esempio glorioso per la Ummah. L'Imam era solito dire, mettendolo per iscritto ben prima della vittoria di Hezbollah nel 2000, che la Jihad di quei giovani e la lott di questa resistenza sarebbe diventata una testimonianza agli occhi del mondo islamico, dei suoi credenti e della sue classi dirigenti. Con le parole di Nasrallah:
"Proprio nel momento in cui moltidi noi dubitavano della realizzabilità della vittoria in Libano, l'Imam Khomeini vise con gli occhi di Dio che la resistenza sarebbe stata vittoriosa, e che la sua vittoria sarebbe valsa come esempio e testimonianza"
La rivoluzione islamica provò cheil miglior modo di organizzare il popolo oppresso contro gli oppressori era quello indicato dall'Ayatollah Khomeini
Ad oggi, il popolo oppresso del Libano che fu ispirato dalla rivoluzione in Iran costiuisce il nerbo di Hezbollah,ed ha imparato come resistere di fronte alle forze di occupazione israeliane e come sconfiggerle, e addirittura ha portato il Libano ad essere una potenza regionale.

Il popolo sapeva che l'unica via per la propria redenzone era rimettere la loro fiducia e sicurezza in Dio, seguire gli ordini del sacro Corano e reimpararlo dalla prospettiva del grande Imam Ruhollah Khomeini.

http://english.khamenei.ir/news/3315/Imam-Khomeini-The-founding-father-of-Hezbollah


giovedì 4 febbraio 2016

'Famiglia Cristiana', nuova eroina di campisti e rossobruni, abbocca alla propaganda antiraniana, di Stefano Zecchinelli

Il giornalista di Famiglia Cristiana, Fulvio Scaglione, ultimamente molto in voga ‘’a sinistra’’ per il suo (ri)orientamento filorusso, ha pubblicato qualche giorno fa un interessante articolo intitolato: Polemiche su quattro statue silenzio su 1.084 condanne a morte 1. Si tratta di un articolo che avanza tesi molto discutibili: gronda di iranofobia e le semplificazioni sono molteplici. Purtroppo, quello che emerge, è una totale mancanza di conoscenze sulla Repubblica Islamica dell’Iran.

Prima di tutto è bene chiarire che Hassan Rohani non ha affatto avanzato la richiesta di coprire le nudità delle quattro statue presenti in Campidoglio ( qualche musulmano sciita si è mai sognato di definire oscene, per la stessa ragione, le meraviglie di Persepoli ? ), si è trattata – e questo, a quanto pare, pochi l’hanno capito – di una operazione della establishment renziana: facciamo apparire il presidente iraniano come un bigotto sessista – dicono i consiglieri dell’amico di Re Salman – così i giornali parleranno di un nuovo scontro di civiltà. Tutta acqua che va nei mulini di Netanyahu e Casa Saud, adirati per queste, auspicabili, aperture. Nessun atto di ‘subordinazione’, anzi, il discorso dei nostri ‘’propagandisti’’ ( qui alludo all’informazione italiana in generale ), va rovesciato: l’Iran è un paese giovane che ha acquistato la completa indipendenza solo nel 1979. Chi ha imposto al popolo iraniano la dittatura di Reza Pahlevi ? Come al solito l’occidente è maestro nella rimozione del suo crimine maggiore: il colonialismo.

Scaglione imputa ‘’l'assenza di qualunque accenno, riferimento, allusione, battito di ciglia alla considerazione che l'Iran ha per i diritti civili e per i diritti delle minoranze. Quello degli ayatollah (vedi dati di Nessuno tocchi Caino) è tutt'ora il Paese con il più alto tasso di condanne a morte per abitante (1.084 esecuzioni nel 2015, il più sanguinoso degli ultimi 25 anni), il Paese in cui viene tollerato e in qualche caso incentivato dalle autorità un antisionismo sempre ai limiti dell'antisemitismo, il Paese in cui le proteste pacifiche del 2009 vennero stroncate con la violenza’’.

Mi indigna molto che su questo tema non sia stata diffusa la risposta del portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Marziyeh Afkham il quale ha duramente respinto queste accuse ‘’L'Onu, purtroppo e' ostaggio delle potenze mondiali ed ha pubblicato un rapporto "pieno di accuse riguardo alla situazione dei diritti umani in Iran, ma chiude gli occhi, ignora o addirittura nasconde le lampanti violazioni che avvengono sul territorio americano e suoi alleati’’. Ed aggiunge ‘’La costituzione iraniana prevede la pena di morte solo per i crimini piu' gravi come il terrorismo e il traffico di droga’ 2’. Una replica da non snobbare dato che perfino Amnesty International ammette come il 69 % di queste, certamente deprecabili, condanne avvengono – espressamente – per reati legati allo spaccio di droga. Domanda: chi sono questi spacciatori e soprattutto da dove vengono ?

L’Iran ospita circa 3 milioni di profughi afghani e, per colpe tutte statunitensi – do un bersaglio preciso, l’ ‘’occidente’’ è spesse volte qualcosa troppo generico – si trova a dover gestire il complesso problema della ‘’droga afghana’’: bande di narcos dediti a frequenti scorribande, non prive di violenza, nel territorio persiano. Alcune fonti, più vicine al governo di Teheran, rilevano che il 76 % della condanne è legato alla droga, rendendo ancora più imbarazzante la posizione dei giornalisti nostrani.

Non tutti i pubblicisti lo dicono ma la stragrande maggioranza delle notizie riguardanti la ‘’lapidazione in Iran’’, successive al 2000, provengono da dubbi ‘’osservatori’’ occidentali cosa che li rende difficilmente verificabili, i dettagli sono sempre pochissimi. In realtà, rileggendo le testimonianze di molti cittadini iraniani, negli ultimi 20 anni circa 600 condanne a morte – date per certe dai media europei – sono state cancellate e sostituite con una pena di altra natura. 

Domanda: quella dei giornalisti ‘’allineati’’ non è, forse, l’ennesima condanna (geo)politica dell’Iran, dettata da motivazioni più ideologiche che di cronaca ? Come mai nessuno ha mai alzato un dito quando Khomeini schiacciava il Tudeh ( Partito comunista iraniano ), protagonista nella lotta anti-Scià e notoriamente filosovietico ? Molto probabilmente per i numerosi nemici di Teheran non tutte le morti sono uguali: mentre applaudono l’assassinio dei militanti comunisti ( gli Usa quanti ne hanno fatti fuori ? ), trovano ipocriti pretesti nella condanna, conforme alle leggi nazionali, di un narcotrafficante.

Thierry Meyssan, da sempre controcorrente, ci offre una visione molto diversa dei fatti: ‘’La pena di morte è spesso imposta, ma molto raramente applicata. Il sistema giudiziario pone un periodo di circa cinque anni dalla sentenza all’esecuzione, nella speranza che la famiglia della vittima conceda il perdono al condannato che viene così graziato e subito rilasciato. In pratica, l’esecuzione riguarda principalmente i maggiori trafficanti di droga, terroristi e infanticidi. L’esecuzione è eseguita per impiccagione in pubblico’’ 3. Per gli altri tipi di reati, il perdono dei familiari delle vittime, è sufficiente a bloccare la condanna ( cosa che non succede negli Stati Uniti. Vero Scaglione ? ). Insomma, cosa dire ? Si spera che la Rivoluzione islamica approfondirà il suo processo di democratizzazione fino ad abolire, al più presto, la pena capitale, le sue conquiste sociali – come le sue contraddizioni – sono tante ed un dibattito schietto richiede ben altra obiettività.

Fulvio Scaglione: un articolo povero ed impreciso

Fulvio Scaglione all’inizio del suo pezzo scrive: ‘Smuove il Medio Oriente stesso, che per essere stabilizzato e pacificato ha più che mai bisogno di politiche innovative. Per non parlare dell'incontro con papa Francesco, il secondo di un presidente iraniano dopo quello tra giovanni Paolo II e Khatami nel 1999’’. La realtà è diversa: papa Montini ( Paolo VI non Paolo II ) non aveva nessuna intenzione di incontrare lo Scià, ma si trattò di una evidente forzatura – come sottolinea lo storico Davide Rossi – poi stravolta dai soliti scribacchini ignoranti: ‘’Paolo VI, contrario alla dittatura dello scià, accetta di incontrarlo all’aeroporto di Teheran, cedendo alle pressioni occidentali, ma proprio in ragione della sua distanza dal regime di Reza Palevi rifiuta di compiere una visita nel paese e rifiuta di essere immortalato in fotografie ufficiali con il tiranno’’. Quando si trattano questi argomenti è bene essere precisi, restare sul vago è profondamente errato.

Il nostro parla di un ‘’antisionismo governativo che si avvicina molto all’antisemitismo’’. Mi fa piacere che, almeno in questo caso si tengano separati il doveroso antisionismo – Israele commette un po’ troppi crimini, Famiglia Cristiana prenderà posizione prima o poi ?  – dall’orrendo antisemitismo, ma l’Iran, caro Scaglione, posso assicurarti che è del tutto libera dal bubbone antisemita ( cosa che non possiamo dire degli Usa ). Nel novembre 2015 ricordavo che ‘’In Iran vivono 25 mila ebrei liberi di osservare la propria religione e le proprie tradizioni culturali e popolari. In tutto il territorio nazionale sono presenti ben 76 sinagoghe e 19 associazioni ebraiche, di cui segnalo per importanza: l’Associazione ebraica di Teheran, la Casa dei Giovani Ebrei, l’Associazione delle Donne Ebree d’Iran. La cultura ebraica è parte integrante del patrimonio nazionale dell’Iran, non a caso la casa editrice dell’Associazione degli ebrei dell’Iran è sempre molto attiva. Le scuole ebraiche sono 14 e gli studenti che vi aderiscono sono circa 12 mila. Le festività ebraiche vengono riconosciute dalla legge islamica e celebrate in modo regolare’’, e non solo ‘’Sul piano politico gli ebrei sono rappresentati nel parlamento iraniano: attualmente la comunità ebraica è rappresentata da un membro su un totale di 290 parlamentari, grazie al fatto che la legge prevede che le minoranze religiose debbono essere rappresentate. Se non fosse per questa garanzia legislativa, gli ebrei non avrebbero i numeri per eleggere alcun candidato’’ 4. Domanda: l’iranofobia è o no una forma di razzismo da condannare al pari dell’antisemitismo ? E del razzismo anti-palestinese Famiglia Cristiana che dice ? Un certo tipo di disinformazione – e Scaglione è un ottimo giornalista quindi non mi riferisco direttamente a lui – rende labile il confine fra il ‘’politico’’ e la ‘’discriminazione razzista’’.

In conclusione, Fulvio Scaglione sull’Iran, quanto meno avrebbe dovuto informarsi meglio ( questo è per essere generoso ): mi spiace dirlo ma il suo articolo è degno del ‘’miglior’’ Roberto Saviano, tutte cose di cui il dibattito culturale, in Italia, non ha proprio bisogno.


Stefano Zecchinelli







martedì 2 febbraio 2016

Mensaje de año nuevo de 2016 del DHKP-C (Partido-Frente Revolucionario de Liberación Popular)

Nota: A continuación publicamos este importante documento del DHKP-C con una traducción al castellano de lo más destacado. Lo traducido a castellano lo publicamos en rojo.

http://www.anti-imperialistfront.org/?p=1851


The Party-Front’s 2016 New Year Message

The Front is the only force that can take revolution in Anatolia to victory!
 
Our war is the liberation war of the peoples of Anatolia! We are continuing this war and spreading it to all parts of Anatolia! We fight with the honour of being from the Party-Front! The war of the Party-Front is about power! We march along, strengthening the Party-Front! We are fighting for power!
 
 
El Frente es la única fuerza que puede llevar la revolución en Anatolia a la victoria!
 
Nuestra guerra es la guerra de liberación de lospueblos de Anatolia! Estamos continuando con estaguerra y pretendemos extenderla a todas las partesde Anatolia! Luchamos con el honor de pertenecer al Partido-Frente! La guerra del Partido-Frente es la guerra por poder! Marchamos, fortalecimiento elPartido-Frente! Estamos luchando por el poder!
 
Comrades, our friends and our people! 
If we do not want to live under the repression and tyranny of fascism, we must step up the war. 
And we will. We continued to create new traditions in 2015. 
We paid a price and we captured new positions. We became more expert. 
We had our claims, or targets and our dreams; some we achieved, some we did not.   
We continued to increase the fears of imperialism and the oligarchy with our campaigns, our persistent struggle and our actions.We gave hope and confidence to the people with our actions for justice which cheered the hearts of all the people in the world who are rebelling. 
If our people are aware of tyranny, we also increased their awareness of the people’s fighters for justice. 
We even increased the enemy’s fears with our deaths. To say farewell to our comrade Gunay Ozarslan according to our traditions, we needed to resist street by street for 80 hours. (Translator’s note: incident in July 2015, Istanbul/Gazi) Against the organised force of the people they experienced defeat: the sons and daughters of the people took control of the streets and prevented the enemy moving freely in the streets of Gazi. 
What this resistance has left to us is determination, refusal to give in, the dynamism of the fighter and discipline. But the most important is the participation of the people in the resistance. In the 80 hours of resistance the people were involved, including entire families, men and women, aged 7 to 70.
While the enemy tries to boost his morale by sowing fear through committing massacres, by standing up for our right to hold a funeral our fighters showed willpower and labour and turned the enemy’s own massacres into a weapon against him. Once again the murderers lost and we will spread this 80 hour resistance to all neighbourhoods. 
We will win with our martyrs! We will triumph!
Because it is not those who fight against the people who hold legitimacy but those who fight for the people.

En 2015, la represión y la crueldad del fascismo hicieron necesario intensificar la guerra y el Partido-Frente lo hizo. Se crearon nuevas tradiciones, se pagaron precios altos y también se conquistaron nuevas posiciones. También se ha aumentado el miedo del imperialismo a las campañas de P-F, a la lucha persistente y hasta los militantes muertos les dan miedo. P-F triunfara porque la legitimidad no la tienen los que luchan contra el pueblo, sino los que luchan a favor del pueblo.

 
What kind of world do we live in?
Hunger, poverty, exploitation and plunder, repression and tyranny; we live in a world where all of these increase on a daily basis. This year too the poverty, repression and tyranny we experience did not decrease. Indeed it increased in comparison with what we experienced the previous year. Living witnesses to this are ourselves as well as those who saw dead children washed up on our shores. 
They killed us while staring into our eyes…
America created the gang of looters called ISIL, fed them with the hands of the AKP, and now claim to be organising operations against ISIL. Again, they are continuing to make the peoples bleed, and are occupying their countries. 
ISIL, the monster of their own creation, has now at last been found in their own brightly lit capital cities outside of the regions impoverished and isolated by embargoes and where the peoples are encouraged to attack one another. In Paris dozens from the people were made to pay the price. 
And this is the world in which we live. They slaughter, plunder and occupy… We die everywhere. Sometimes by the dozen, sometimes by the hundred…
But in a world under an enormous siege, we are fighting…
We might be fighting alone, but we are not alone. The honourable history of the world’s peoples, the labour of the world’s peoples and the longing and the strength for an honourable future are with us…
We are the hope of the people, not millions but billions. The thoughts of those who say “imperialism has changed” have been shown to be bankrupt. Imperialism continues to spill the blood of the peoples and continues to occupy their countries. It can give the peoples nothing other than blood and tears. 
This is the Middle East, Syria, and on its soil where they have intervened hundreds of thousands have been killed and millions made refugees! It is none other than imperialism that is responsible for this. There has been no change in the contradictions between imperialism and the peoples. Nor will there be, without one defeating the other. 
So for this reason we do not seek conciliation. We will not be the victims of imperialism and the collaborators, we will be their executioners!


En que mundo vivimos?

Vivimos en el mundo en el que el hambre, la pobreza, la explotación, el expolio, la  represión y la crueldad aumentan diariamente. Fuimos testigos de esto al ver a los niños muertos arrastrados por las olas a nuestras playas. EEUU creo la banda criminal de ISIS y lo alimentó con la mano de AKP.  Ellos matan, expolian y ocupan... Nosotros morimos. El imperialismo derrama la sangre y no puede ofrecer a los pueblos nada más que sangre y lagrimas. Esto es lo que pasa en Siria, cientos de miles han muerto y millones se han convertido a refugiados. No ha habido cambio en la contradicción entre los pueblos y el imperialismo, ni lo puede haber hasta que uno gane al otro. Nosotros no buscamos la reconciliación. No seremos victimas del imperialismo y sus colaboradores, seremos sus verdugos.

 
Whatever may happen we will use any available weapon to resist imperialism!
 
How we shook them with the action yesterday attacking the US embassy in Ankara…Today too we are continuing to step up our war on imperialism. The expression of our anger is the way that in Istanbul Istinye, our fighters organised an attack on the American consulate where even the construction materials were brought from other countries and the eagle’s nest was specially constructed. (Translator’s note: reference to incident in August 2015) Our 51-year-old female fighter and the Kalashnikov in her hand were the expressions of this anger and grudge. When she ran out of bullets, she shouted that she would not surrender and began throwing stones. Hers was the anger of millions. A statement of class consciousness. The continuation of the anti-imperialist tradition from Mahir to today. 
The voice from Kizildere, “We did not come here to turn back but to die” was made concrete in the stones she threw.   
What kind of country are we fighting for? 
The fascist AKP government is continuing its tyranny with the strength and support it gets from the masters. It does not even heed its own laws; it steals, plunders, humiliates our people and kills our children. This is not enough, so it gives awards to the killers. It attacks our Kurdish people and 90 years of operations aimed at their destruction are continuing. 
With the elections the AKP government was returned to office. It continued to deceive the people with demagogy and lies. By joining in the election game, the Kurdish nationalists, opportunists and reformists created a basis for legitimising the demagogy. 
We were not surprised by the AKP winning the elections. This was because we know the neo-colonial reality of our country. But even those who announce themselves as being revolutionaries and left-wingers and know this reality joined in the game. While the left and petit bourgeois intellectuals remain surprised, this reality did not surprise us. Because we know fascism’s democracy game. We knew that our people were denied an alternative. We knew that fascism will not be defeated at the ballot box, it will be defeated with weapons, revolution will be made with weapons and protected with weapons. 
We said “Those who do not resist rot, those who do not fight die.” Politically, the left in Turkey has died. There is no other explanation for how the left could willingly succumb to a project designed to pull it inside the system, to see hope in parliament or in being ground troops for imperialism in the Middle East. This is nothing other than the dead end presented by nationalism. There is no other explanation for how they cannot even lay claim to their dead, or demand a reckoning. 
We owe it to Suruc, Ankara and the Kurdish provinces to take responsibility for war and to demand a reckoning.


Pase lo que pase, usaremos todas las armas contra el imperialismo!


Una militante llevó a cabo un ataque a la embajada de EEUU para expresar la rabia de los millones de personas. AKP continua su tiranía con el apoyo de sus amos sin respetar siquiera sus propias leyes: roba, saquea, humilla a nuestro pueblo y mata a nuestros niños. Además, premia a los asesinos, ataca a nuestro pueblo Kurdo continuando con la destrucción. Al volver a la oficina, ha continuado su política demagógica. La misma política que los partidos Kurdos legitiman al entrar en el juego de elecciones. A nosotros no nos sorprende que AKP gane porque conocemos muy bien la realidad neocolonial del nuestro país. Lo que sorprende son los partidos que a si mismos se llaman revolucionarios y entran en este juego aunque ellos mismos también conocen la realidad.  A nuestro pueblo se le niega la alternativa y nosotros sabemos que el fascismo no se derroca votando sino con armas. Revolución será armada y será protegida por las armas.  Dijimos "Los que no resisten se pudren, lo que no luchan mueren" - la izquierda Turca ha muerto.



The wheel of history is turning, the war of our peoples for equality, freedom and justice continues!
We are entering a new year with new hopes and new aims. We will turn our dreams into reality. We will remove our deficiencies and step up our aims. Our aims are as great as our dreams, the strength of our claims are on the scale of the world. Nothing is impossible for revolutionaries.
 The war of the Party-Front is about power! We march along, strengthening the Party-Front
 We are fighting for power
Our road is long, our duty great!
We have set out on the road of liberation for our peoples and the independence of our homeland. We are struggling for independence, democracy and socialism. We have been at war for 46 years for this, not shrinking from any sacrifice, sacrificing blood and lives. In this process we have given more than 600 martyrs. And it is no exaggeration that tens of thousands of our people have experienced torture and imprisonment. 
From the THKP-C to Devrimci Sol to today, if we have represented hope, it is in the number of our prisoners and martyrs above all. Our foreheads are clear, our heads are high. We have not put the people who trust us with this war by giving us their sons and daughters to shame, nor will we do so. 
Our history is written in blood,it is the guarantee of the promises we have given to our people, and the confidence in our aims for the future. 
Yes, we are going into the new year of struggle with new hopes and new aims. 
We will organise millions. All impoverished neighbourhoods will belong to us. For this, we will spread our war to the whole of Anatolia. We will be wherever our people breathe and live.


Luchamos por la liberación de nuestro pueblo y por la independencia de nuestra patria. Luchamos por democracia y socialismo durante 46 años durante los cuales dimos más de 600 mártires.


All mountains and cities will be ours!
There is not a mountain peak or a city street where we will not plant a foot, not an inch of soil we will not tread, not a house where we will not knock on the door. 
This is not just a promise, it is what we stand for. Up to the present we have done everything we said we would do. After this let there be nobody who doubts that our words and our actions are the same. We will step up Anatolia’s revolution. 
The Front is the only force that can take revolution in Anatolia to victory!
This is because in many areas it is the first to pay the price in arrest, torture, imprisonment and martyrs. These are the costs of revolution and freedom. The Front openly says that there cannot be a revolutionary organisation that does not face up to such costs. The Front has proved that it can pay the price with its leadership, cadres and supporters. In giving this confidence it is the name of hope, liberation and the future.   
It is not patriotic to refrain from fighting against imperialism and fascism
In the revolution of all countries, all struggles, without a high feeling of patriotism and without great love for the people and national values, it has not been possible to organise broad masses of the people against imperialism and fascism and achieve victory. 
The peoples take their existence from their cultures, national identities and homelands and are formed through living with these values. When a people or nation is deprived of these cultures and values formed over centuries, and are deprived of values and feelings, only a robot-like life is left and the peoples cannot accept such a life.
The ideological, economic, political and cultural hegemony of imperialism is essentially about making the peoples surrender on these points, destroying their national cultures through isolation, causing them to lose confidence in themselves and making them succumb to depression, as a result of which imperialists can play any games they wish with the peoples.


En todos los países del mundo, sin sentimiento patriótico y sin un amor profundo por el pueblo y los valores nacionales, no es posible organizar a las masas contra el imperialismo y el fascismo. El pueblo toma sus valores desde su cultura; identidad nacional y la patria se forma a través de la vida con estos valores. Cuando se priva de los valores forjados durante siglos, y cuando se privan de los sentimientos, solo la vida parecida a un robot se queda. Hegemonía ideológica, económica, política y cultural del imperialismo, se trata de someter al pueblo y destruir sus culturas nacionales a través de aislamiento, haciéndoles perder la confianza en si mismos y como resultado, el imperialismo puede hacer lo que le da la gana.


We will alter this “pre-ordained fate”. The peoples are not doomed to captivity!
We want to live in a free country, as a free people. We want a country without exploitation and tyranny. This is the basic right of Turkey and of all the peoples of the world. We are fighting to be able to make use of this right. We are dying for the sake of our rights. We have a right to live in our country in freedom. We will liberate every inch of our land. 
How will we do this? 
With love of the people and the homeland. We will succeed with the strength and class anger we gain from our history and our martyrs. 
Love of the people is organising the people. We expend our labour and pay a price for what we love.      
Who are the people? The people are ours, mothers and fathers, aunts, uncles, brothers and sisters, workers, students, inhabitants of poor neighbourhoods, villagers, miners… everyone whose interests are represented by revolution. We do not want those we love to be prisoners of exploitation and tyranny. We do not want them to be hungry, unemployed, deprived of education and homeless. We protect those we love with our lives. If we do not organise them, our love is not a genuine one.
 


To love the people means to organise them. Those who do not organise the people, and do not struggle, can have no love of the people. They are strangers to their class and are corrupted. They have forgotten their history. They are cut off from their roots and are like leaves that have fallen from the tree branches. They go wherever the wind should blow them. They fall far from their homeland and their soil.

Queremos vivir en un país libre como un pueblo libre, sin expolio y tiranía. Como lo vamos a hacer? A través del amor por el pueblo y la patria, organizaremos al pueblo. Los que no se organizan no pueden tener amor por su pueblo y patria. Son extraños a sus clases y son unos corruptos.


What is the homeland?
Certainly it is not simply the soil we live on. The homeland is the soil that the peoples live on economically, culturally, historically and socially. The homeland is the soil where we experience our pains and our loves, our hopes, where we shed the sweat of our labour and where we are either satiated or we go hungry.
This is our people, this is our homeland.


Que es la patria?

Seguramente no es solo la superficie en la que vivimos. Patria es la tierra en la que la gente vive económicamente, culturalmente, históricamente y socialmente. Patria es la tierra en la que sentimos el dolor y el amor, nuestras esperanzas, donde trabajamos, donde estamos saciados o hambrientos.

The people is our great family, the homeland is our great house. It is the place of our parents, spouses and friends. Our graves are on this soil. 
The homeland is our mother! The homeland must be made our own as our mother is. We will be wherever the homeland is made our own. 
Patriotism is not simply love for the soil. it is the wish and will for that soil to be independent, free, and for life on it to be an honourable one. Uncle (translator’s note: reference to Dursun Karatas, veteran revolutionary from Turkey who died in exile in Holland) says, “it is impossible to be a revolutionary without being patriotic.” It is for this that people can sacrifice themselves, for patriotism, for the people living on the soil of the homeland. This wish, this will, this self-sacrifice are made concrete in the Party-Front.


El patriotismo no es solo el amor por la tierra. Es el deseo y la voluntad para que la tierra sea independiente, libre y que la vida encima de ella sea honrada.


The Party-Front is the revolution of Anatolia! 
Uncle has left us the legacy of a revolutionary organisation with principles, rules and a fighting spirit… the legacy to us is of a Leninist conception of organisation which struggles against every form of distortion… the legacy is one of confidence and principles in the internal workings of the organisation. The legacy to us is programmed work behaviour and collectivism. The legacy to us is the Party-Front understanding of belief, enthusiasm, responsibility and self-sacrifice. Ours is the force that will bring about the wish and the will for our people to lead an honourable life with rights and freedoms. We are the ones to make a reality of this.We will bring it to life and make it a reality! 
We are struggling for independence against imperialism and democracy against fascism. No people under occupation wants to live without honour. No people wants to be under the yoke. No people gets on well with its executioners. The people organises to establish its own power.
 The place where we organise is the place that we liberate.
Loving the people is to become armed
We know that the place we will liberate is our homeland, the people we will organise are our people. Here is where weapons are concealed. Here is where fighters are concealed. On this soil we will organise where our people eat bread and drink water. The people who give us bread will also give us weapons.
 We will fight with these weapons. With them we will achieve justice. The sons and daughters of the people will fight with these weapons. And finally they will create their own army and we will liberate ourselves from the crooked and the parasites who are on our backs. 
We will step up the war of our impoverished people for justice. We will realise their fears that “they will come from the impoverished neighbourhoods and cut our throats…” We will organise all the poor, all the inhabitants of the shantytowns to tear down the palaces. Berkin was our child. Hasan Ferit, Gunay Ozarslan, Dilek Dogan… The sons and daughters of the people will drive the executioners from our neighbourhoods. 
Love of the people is about founding organisations of the people; ensuring that they administer themselves. The homeland is our great house. We will organise in support of our house and native country. We will organise to  defend ourselves. 
We will establish parliaments so the people can organise themselves. There will be People’s Parliaments, People’s Committees in all neighbourhoods. Our people have to take security precautions to defend themselves from the attacks of fascism. By setting up Militia, the people will ensure their own security. They will found their own healthcare systems, their own production, their own markets, their own cooperatives, their own energy,  their own schools.


El sitio donde nos organizamos es el sitio que liberaremos. Amar al pueblo es coger armas. El pueblo se organiza para establecer su propio poder. Amar al pueblo es crear organizaciones del pueblo para asegurar que el pueblo se puede administrar por sus propias fuerzas. Organizaremos parlamentos en los que el pueblo se pueda organizar a si mismo. Con la milicia el pueblo aseguraremos su propia protección. Organizaremos su propio sistema de sanidad, su propia producción, mercados, cooperativas, producción de energía, sus propias escuelas.


To Put An End To Our Poverty We Must Fight Against Imperialism! 
The key to stepping up the war lies in organising the people; building up the guerrillas in cities and the countryside. 
Love for people and homeland means fighting and getting others to fight. To fight means to step up the armed forces of the people and the people’s capacities. The children of the people are fighting for the future and freedom of all the people. 
Love for people and homeland means building up hope and spreading the war all over Anatolia. It means fighting until liberation with Marxism-Leninism as the road map. 
We will boost our people’s war with a new generation of fighters and commanders. 
Love for people and homeland means being a commander of the war for people’s liberation… To create a new generation of commanders. 
Our news commanders will fight, get others to fight and will march to victory. 
Our commanders will take in hand their thought, lives and all work they do with a consciousness of power; in organising our rank and file, both in the smallest activities and in conquering the country.
Our Justice Will Be As Great As Our Courage!
 Our political courage is great enough to achieve all these aims. Our history is the proof of this.
From Mahir and from Uncle we have learned two basic points  which we will never forget in continuing our march to revolution. 
To persist in always being on the side of revolution,
Whatever attacks and siege we might be subjected to, never to stint on our political aims… As always, our political courage will be made sufficient for what is necessary. 
WE WILL BOOST OUR POLITICAL AND MILITARY ORGANISATIONS TO THE LEVEL WE NEED; WE WILL CONTINUE TO STRIKE WHOLE-HEARTED BLOWS AT THE ENEMY! 
WE WILL LIBERATE OUR PEOPLE WHOSE BREATH THEY STIFLE. OUR JUSTICE WILL BE AS GREAT AS OUR COURAGE!
Those Who Do Ensure Their Ideology Is Sound Cannot Fight 
To know what is right is not enough. It is necessary to have the courage to  put it into effect. The source of this courage is the line of the Party-Front. 
Ideologically an independent line is able to be principled and consistent. It can look paying the necessary price in the face.Those who do not ensure the soundness of their ideology and have no confidence in themselves can also not face up to paying a price; they make concessions when it comes to principles. And this is the start of their political deaths. All deviations, wavering and moves to reconcile oneself with the system are devoid of a Marxist-Leninist understanding and courage. Marxist-Leninist behaviour means facing up to the heaviest attacks, up to and including physical annihilation. As Uncle noted, “In today’s world, it is impossible to be strong and to fight against the enemy without facing up to being alone. The greatest force in the world is to fight against imperialism, the oligarchy and its extensions on your own, which no technology or weaponry will be able to change. This is confidence in oneself and the is ideological soundness.” 
Kurds, Turks and our people of all nations! 
Without fighting against imperialism and the oligarchy, without tearing down the power of the oligarchy, there can be no justice, freedom and democracy for us on earth. The liberation of the Kurdish people lies in the revolution in Anatolia. 
Those who say let our country be independent and our peoples free, let us unite, fight and win! In today’s world, politics without war and weapons cannot be conducted!
Sin lucha armada contra el imperialismo y la oligarquia, sin destrozar el sistema del poder oligarquico, no puede haber justicia, libertad ni democracia. La liberación del pueblo Kurdo esta en la revolución en Anatolia.


Peoples who fight cannot be defeated. With the labour of the people and patience, we will win, the people will win! 
With the Front, we will win freedom and the future for our country.
We will forget nothing and demand a reckoning  for every drop of our blood that is spilled! We will give our lives and also take lives for every acre of our country’s soil! We will die in order to give life to others, and kill in order to demand a reckoning! 
Everywhere in the country and homeland is a war zone for us. The enemies of the people are our enemies. 
Our comrades, our friends, our people! 
Saying that youth is a dynamite detonator in its effect on society, today the friends of Berkin in the high schools are continuing to grow in strength. They are stepping up their demands to render an account for Berkin, and for justice and for free education for the people. 
Youth, despite imprisonment by AKP fascism, and even if on their own in particular areas, are resisting in every part of Anatolia.
 Our friends, comrades and people!
 The People’s Parliaments will ensure the defence of the people against every form of attack, by those who threaten the lives and the property of the people, and those who want to intimidate the people.
The People’s Parliaments; created from traditions and values developed in depth by history… a legitimate force of the people not limited by laws. 
The People’s Parliaments; places where the people will learn to administer themselves, become aware of their own power, organise and build up their own strength. 
Comrades, Friends, Our People! 
The Solution Is Ours, The Solution Is In Our Hands…
The Solution Is Ours, The Solution Is In Our Unity… The Solution Is In People’s Parliaments! Today the AKP government is murdering us and our sons and daughters, even in our own houses. The AKP government is saying “We will finish off the Front supporters by putting them in prison”. Every day more of our comrades are imprisoned. Whether one by one or by the dozen, the number of our prisoners grows. Our answer to this as always, is is to step up the war and popularise the war.
 Our answer we will give to the fascist government’s policy of murder and imprisonment is to popularise the war and involve the people in the fight. We are the children of the people. We are waging people’s war and want government of the people. 
We will build up our war, starting with organising in the People’s Parliaments, committees, and the youth in the schools and universities… The people is the greatest force for us, in charge of war, government and our future. In the city neighbourhoods there is the militia, the people’s liberation fighters you will find in your palaces, and in the mountains there are the Front guerrillas. 
Our war is as the leader of the people Giap said, about turning Vietnam into a swamp for the imperialists occupying it;“Material strength can be defeated with the strength of morale, those who are powerless can defeat the powerful, the modern can be defeated with the primitive, it is military art to defeat the modern armies of the imperialist aggressors with people’s patriotism and the resolve to carry out a complete revolution.”And for this reason you cannot be defeated. You cannot defeat the people. They are the ones who create all that exists… You cannot defeat those who are part of them, you cannot defeat us who are their children.


Los Parlamentos Populares aseguraran la defensa del pueblo de todos los tipos de ataques. Parlamentos Populares serán la herramienta contra el sistema opresivo y la vía para incrementar la guerra popular.

http://odiodeclase.blogspot.it/2016/02/mensaje-de-ano-nuevo-de-2016-del-dhkp-c.html