sabato 28 marzo 2015

Il mito dell’olocausto e la coscienza sporca dell’occidente, di Stefano Zecchinelli




 Nella foto Rodolfo Walsh, giornalista antimperialista argentino, assassinato dalla dittatura militare, punto di riferimento per tutti quelli che hanno fatto della giustizia e della verità i propri ideali di vita. Dedico a lui questo scritto.



Invece le mie speranze sono state magistralmente bloccate.

Al momento dell'uscita della pagina di "Le Monde" sulla logica del colonialismo sionista, io aggiunsi due righe chiedendo ai lettori di fare una sottoscrizione per consentirne il pagamento. L'inserzione era costata cinque milioni di centesimi. Ne ricevetti sette, attraverso centinaia di piccoli assegni. Quasi un terzo dei donatori erano ebrei e, tra questi, due erano rabbini.

Ma da quel momento cominciò l'asfissia mediatica: nessun accesso alla televisione, i miei articoli rifiutati.

Avevo pubblicato quaranta libri con tutte le più grandi case editrici, da Gallimard a Seuil, da Plon a Grasset e a Laffont. Erano stati tradotti in ventisette lingue.

Ormai sono chiuse tutte le porte: uno dei miei più grandi editori si sente dire dal suo consiglio d'amministrazione: "Se lei pubblica un libro di Garaudy, non avrà più la concessione dei diritti di traduzione delle opere americane". Accettarmi avrebbe significato far saltare la sua casa editrice. Un altro "grande", riguardo a un'altra opera, disse alla sua direttrice letteraria, che, appassionata dal libro, aveva lavorato tre mesi per aiutarmi a metterlo a punto: "Non voglio più niente di Garaudy nella mia casa editrice".

Così si mura vivo un uomo.

Le nostre reti di resistenza al nonsenso sono condannate alla clandestinità. E io stesso alla morte letteraria. Per delitto di speranza.

Questo è solo uno degli esempi di cui posso personalmente testimoniare sul ribaltamento dei significati operato dal sionismo. 

Potremmo moltiplicare gli esempi, ma ciascuno di noi ne è testimone tutti i giorni: è il senso stesso del crimine hitleriano contro l'umanità intera a essere pervertito dalla propaganda sionista, che riduce questo crimine contro l'umanità a un grande pogrom in cui gli ebrei sarebbero stati le uniche vittime. ( Roger Garaudy )

Questa volta devo rispondere alle molteplici critiche che sulla questione ‘olocausto’ e ‘revisionismo storico’ mi vengono fatte, per chiarire la mia posizione e – alla luce del mio impegno antimperialista ed antisionista – difendere la mia persona da atteggiamenti ingiuriosi che, purtroppo, lo Stato capitalistico italiano rafforza con leggi liberticide. Quindi parto da semplici constatazioni di metodo e, senza paura, non mi tirerò indietro nel dibattere ulteriori problematiche. Io penso che questo sia uno scritto importante per me e che trova risconto con tutto quello che in precedenza ho detto su neofascismo, sionismo e la mia analisi antimperialista. Non ho mai nascosto che su questi temi sono poco flessibile e rigido, ed in tempi in cui il servilismo sionista domina non mi sento di avere predisposizioni al perdono. Molti di certo non condivideranno questo mio elaborato ma, come ho sempre fatto, sono pronto a misurarmi anche con questa evenienza che non mi spaventa per nulla.

Spero anche, dall’altra parte, che questa mia risposta possa essere d’aiuto a tutto coloro che, da sinistra, da posizioni antimperialiste ( e quindi anche antifasciste, e l’antifascismo per me è un valore sacro ! ) vogliano affrontare questo tema, senza paura e con la certezza di avere un compito da adempiere: ristabilire e difendere – pagando anche prezzi molto alti – la verità storica che, al pari della giustizia sociale, fa anch’essa martiri ed eroi. Quindi passo ad argomentare e premetto che tutto quello che scriverò rappresenta la mia opinione sul tema, non la ritratterò quindi – in apposite sedi – ne pagherò ( e sono pronto a farlo ) le conseguenze se questo dovrà essere il risvolto politico, giuridico ed umano.

Olocausto, Shoa o semplicemente genocidio ebraico ?

Dico subito che io non attribuisco un valore di unicità alla tragedia ebraica, ripeto: un valore di unicità chi sta per alzarsi in piedi apra il vocabolario di italiano e scopra che cos’è l’unicità. Il genocidio ebraico è un crimine del colonialismo occidentale al pari ( solo per citare degli esempi ) (1) dello sterminio dei pellirossa, (2) del genocidio armeno, (3) e della sorte dei popoli africani ed asiatici ( quelli che Bordiga chiamava i ‘popoli colorati’ ). Mi spiego meglio: il termine olocausto – dal greco – significa ‘cosa tutta bruciata’ e nella storia ebraica si allude ai sacrifici in cui la vittima era arsa completamente. Cosa realmente significa questa operazione pseudoculturale – pescare nel torbido della teologia – che non ha precedenti ?

E’ chiaro che i sionisti hanno, in tutto e per tutto, cercato di dare un taglio mistico-religioso al discorso fomentando l’equivoco fra il ‘farsi vittima’ ed il ‘restare vittima’. Dice bene lo storico marxista Giancarlo Paciello ‘A proposito del genocidio nazista, olocausto, può orientare verso il “farsi vittima”, e come se riguardasse i soli ebrei, mentre tra il 1942 e il 1945 a “restare vittime” dei nazisti furono, oltre agli ebrei, gli zingari, i comunisti di ogni nazionalità, gli handicappati, ecc. ecc..’ ( Giancarlo Paciello, Il sionismo, l’olocausto e lo Stato di Israele, Editrice Petite Plaisance ), i sionisti del resto hanno reinventato l’ebraicità fondandola – essa stessa su un mito – quello dell’eterno antisemitismo. Una operazione che, da almeno il Processo di Norimberga in poi, costituisce l’ideologia imperialistica occidentale. Si pone la domanda: A chi serve ? Io affermo che tutto questo serve ad Israele, al suo ruolo di potenza imperialistica che usa l’olocausto come maschera ideologica.
 
Ovviamente qualcuno non capirà – o equivocherà – una posizione così fuori dal sentire comune, ma io sto semplicemente riprendendo, in tutto o quasi tutto,  il marxista Abram Leon, seguace di Trotsky e morto nei campi di concentramento nazisti. Dice Leon che il nazionalismo ebraico ‘traspone il moderno antisemitismo in tutta la storia e si risparmia la pena di studiare le varie forme di antisemitismo e la loro evoluzione aderendo al dogma dell’eterno antisemitismo’. ( Abram Leon, Il marxismo e la questione ebraica, Ed. La giovane talpa ). Domanda: a chi serve questa censura nel dibattito ? La risposta è sempre la stessa: dietro la censura chi volevate trovare ? I sionisti e chi altri sennò ! Come possiamo accettare che un mito così ambiguo condizioni il nostro modo di vedere le cose. Abram Leon non sarà mica morto invano ?

Personalmente il metodo marxista di Leon – ed il marxismo non ha dogmi morali, ma, come ben sappiamo, risponde ad una morale rivoluzionaria – è molto più efficace: che senso ha – mi chiedo – accettare il dogma dell’irruzione del male nella storia ?

Hitler non ha fatto altro che portare nel cuore d’Europa metodi colonialistici ed è questo che ‘l’uomo bianco’ non vuole perdonargli. Benissimo, parliamo di genocidio ebraico ( ricordo che i revisionisti non negano proprio nulla ), ma rapportiamo, prima di tutto, questo crimine ad altre mostruosità di chiara natura borghese e capitalistica. Esempio: perché non mettere l’eccidio delle Fosse Ardeatine sullo stesso piano del massacro di Deir Yassin ? Dico una cosa che scandalizzerà le anime belle di sinistra: Ben Gurion – per come ha agito – di certo non è stato migliore di Hitler. Non posso arretrare su ciò e sicuramente non lo farò nemmeno davanti le leggi dello Stato ‘democratico’ italiano ( ‘capitalismo straccione’ per dirla col grande Lenin ), leggi sempre più liberticide che vogliono uccidere la ricerca storica, motore del vero sapere.

Domanda: il sangue degli ebrei è più rosso di quello di 1,7 milione di tedeschi morti nei campi di sterminio statunitensi ad ovest della Germania ? Domanda: A chi serve la demonizzazione del popolo tedesco o – peggio ancora – del proletariato tedesco ?

Credo che in questo mi sono ben spiegato: il rifiuto del razzismo – endemico nella fase di decadenza capitalistica – implica una analisi così. Come disse Brecht ‘non potevamo essere gentili’.

Le camere a gas: ‘piano di sterminio’ o ‘ordinaria logica borghese’ ?

Dico subito che sulla questione delle camere a gas non ho approfondito un gran che ed, a conti fatti, non credo che sia il mio campo. Dall’altra parte, però, l’onestà intellettuale mi impone una battaglia per garantire la libertà di promuovere studi e ricerche storiche innovative
.
Devo fare una premessa elementare: il termine ‘revisionismo’ ha una accezione positiva non negativa. Noi revisioniamo una conoscenza in un determinato settore per portarla ad un livello più alto, quindi, possiamo dire, che il revisionismo implica un discorso di metodo e non di ideologia. C’è un problema di termini: molti confondono il revisionismo storico con la falsificazione storica. Fare questa confusione, mi permetterete di dire, è non solo grave ma, il più delle volte, disonesto.

Arrivo alla questione che più mi preme: discutere sull’utilizzo o meno delle camere a gas per sterminare gli ebrei, davvero, in modo strisciante, significa riabilitare il nazismo ? Ecco questo è il punto centrale del dibattito a cui risponderò sinteticamente ma, con altrettanta, precisione.

Non faccio compromessi, una tesi simile è del tutto fuori luogo. Il nazismo è stato un brutale regime capitalistico – appoggiato da Usa ed Inghilterra contro l’Urss, lo Stato operaio nato dalla grande Rivoluzione d’ottobre – con finalità imperialistiche, oppure un grande ‘progrom anti-ebraico’ ? Davvero siamo incapaci di cogliere la pericolosità di tali pregiudizi ? Voglio rafforzare la mia posizione: il nazismo è il prodotto della mente perversa dell’Imbianchino Adolf Hitler, o trova la sua origine nella collusione fra le multinazionali statunitensi e la borghesia tedesca che avevano l’interesse comune a creare una macchina da guerra anticomunista ( e vogliamo parlare una volta per tutte dei finanziamenti della Banca di Londra alla Società Thule ? ) ? Io temo, al contrario dei miei critici, che una posizione come la loro possa fare il gioco dell’attuale gendarme mondiale: l’imperialismo nord-americano. Sarà una provocazione forte la mia, ma, ho questa convinzione. Non posso auto-censurarmi !

La strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni: se noi accettiamo questo postulato ( nazisti cattivi per le camere a gas e poi il resto passa ), finiamo per rimuovere il vero obiettivo del fascismo che, guarda caso, non era quello di sterminare gli ebrei ( furono arianizzati dai 120.000 ai 160.000 ebrei di destra, e gli misero anche l’elmetto con sopra la svastica a quei miserabili. E gridiamolo con forza questo ! ) ma di distruggere l’Unione Sovietica, vale a dire lo Stato rivoluzionario che nel 1920 a Baku invitò i popoli coloniali a rompere le catene della schiavitù. Siamo anticolonialisti oppure vogliamo rifugiarci in un antifascismo di facciata che non coglie ciò che Trotsky diceva molto bene: la battaglia contro il fascismo è una battaglia contro l’imperialismo.

Devo ammettere che i revisionisti sono stati oggetto di calunnie che, umanamente ( prima ancora che come ricercatore ), mi indignano.

Ho guardato con orrore e paura le foto di Robert Faurrison convalescente in ospedale con la mascella spaccata in quattro parti. Ci sono tanti modi di essere fascisti o se si vuole di estrema destra: impedire la ricerca con una legge liberticida come la Legge Gayssot, oppure picchiare uno storico, come è capitato a Robert Faurrison – il quale dopo l’accaduto non ha mollato le sue ricerche e quindi è degno della mia lode – per me è un modo subliminare per finire nel campo avverso.

Io sono certo che basta poco a smentire determinate calunnie contro pensatori – si pensi a Garaudy – che hanno scritto pagine importanti. Voglio citare proprio Roger Garaudy ( storico che ammiro ) il quale ci spiega cosa davvero è stato il nazismo e lo fa da storico vero, non da pugilatore a pagamento:

‘’Gli importava ( ad Hitler ovviamente – corsivo mio ), dunque, dopo aver liquidato il movimento comunista e preparato l'espansione della Germania verso l'Est, allo stesso modo dei cavalieri teutonici, distruggere l'Unione Sovietica, che fu sempre la sua principale ossessione, manifestata con la ferocia verso i prigionieri slavi (polacchi e russi). Egli creò durante la guerra contro l'URSS anche delle Einsatzgruppen, vale a dire delle unità incaricate in particolar modo di contrastare le operazioni dei partigiani sovietici e di abbattere i loro commissari politici, anche se prigionieri. Tra questi furono massacrati molti ebrei, eroici come i loro compagni slavi’’

E questo sarebbe un ‘antisemita negazionista’ ? Elogia anche gli ebrei di sinistra che combatterono il fascismo, cosa che non fanno i pupazzi della lobby sionista che spalleggiano i crimini dell’imperialismo israeliano. Vado avanti col citare un ulteriore passo – particolarmente significativo – che fa da risposta preventiva a chi ancora blatera che  i ‘revisionisti di sinistra’ vogliono ‘sminuire il nazismo’:

‘’ La dominazione hitleriana realizzò dunque ben altro che un vasto pogrom di cui gli ebrei sarebbero stati, se non le sole, almeno le principali vittime, come una certa propaganda tende ad accreditare. Si trattò di una catastrofe umana che, sfortunatamente, non è senza precedenti, perché Hitler applicò a dei bianchi quello che i colonialisti europei durante cinque secoli applicarono agli "uomini di colore", dagli indiani d'Ame-rica, 60 milioni dei quali su 80 furono uccisi (e anche in questo caso dal lavoro forzato e dalle epidemie più che dalle armi), fino agli africani, dai 10 ai 20 milioni dei quali furono deportati nelle Americhe, mentre, siccome i negrieri ottenevano uno schiavo per ogni dieci uccisi nella lotta per la cattura, la "tratta" costò all'Africa dai 100 ai 200 milioni di morti’’

Allora, continuo con le domande: il nazismo qui viene sminuito o viene – in realtà – portato dentro una giusta prospettiva di analisi ? Garaudy parla di ‘catastrofe umana’ e non arretra nel voler difende l’Urss. A chi giova la demonizzazione del grande Garaudy ? I calunniatori del moderno Stato borghese sono delle canaglie.

Non ho una preparazione effettiva per discutere delle camere a gas – lo ripeto – ma voglio vedere gli storici dibattere e sono pronto a dire che le tesi olocaustiche hanno dei buchi neri che solo gli storici seri possono colmare, con il contraddittorio pubblico ed aperto a tutti, magari consentendo anche ad esterni interessati di intervenire, fare domande, esporre dubbi, citare documenti ed altro. Chi è il fascista ora ? In Italia il più grande nazi-fascista – voglio qui dire – si chiama Riccardo Pacifici che, giorni fa, ha impedito – su mandato dell’ambasciata israeliana – allo storico Ilan Pappe di parlare in Sapienza. Bisogna prendere delle posizioni nette, una volta e per sempre su queste cose. Vogliamo sapere di più sulla tragedia hitleriana ? Perfetto, allora non censuriamo il dibattito.

E’ ovvio che la creazione di un mito – ed il mito è la balla della unicità del genocidio ebraico, una vera balla perché tutti i popoli hanno pari dignità – serviva agli Usa che avevano devastato Dresda colpendo il cuore culturale ed artistico della Germania ( ricordo che venne devastato il centro storico di Dresda ), ai massacratori di Hiroshima e Nagasaki, ai colonialisti francesi che gasavano gli algerini e molti altri.

Una nota finale: il revisionismo olocausto marxista

Per quello che mi riguarda ho citato un documento della Sinistra Comunista francese pubblicato nella rivista La Guerra Sociale alla fine degli anni ’70 e tradotto dallo storico marxista Cesare Saletta. Chi infanga questi compagni, per me, non è meritevole di rispetto e so che qualche scribacchino è in procinto di farlo.

Qualcuno dirà: ma sono i soliti estremisti lasciateli stare. Rispondo a questi signori rammentandogli il comportamento del Partito comunista francese durante la Rivoluzione algerina: il PCF si schierò coi colonialisti razzisti occidentali mentre molti marxisti rivoluzionari fecero della rivoluzione guidata dal Fronte di liberazione nazionale algerino la propria bandiera. Il dirigente Michel Raptis ( Pablo ) fu consulente di Ben Bella e divenne anche suo amico personale. Dobbiamo prendere lezioni da chi stava coi razzisti parigini o dai guerriglieri arabi degni di lode, rispetto ed ammirazione ?

Riporto una citazione dal documento pubblicato su La Guerra Sociale che si intitola ‘Dallo sfruttamento nei lager allo sfruttamento dei lager’:

L'insistenza sui crimini nazisti ha come prima funzione quella di giustificare la Seconda Guerra mondiale e, più in generale, la difesa della democrazia contro il fascismo: la Seconda Guerra mondiale non sarebbe stata tanto un conflitto fra nazioni o imperialismi, quanto piuttosto una lotta fra l'umanità da una parte e la barbarie dall'altra. I dirigenti nazisti erano ci si dice dei mostri e dei criminali che si erano impadroniti del potere. Quelli di loro che sono stati catturati dopo la disfatta sono stati giudicati a Norimberga dai loro vincitori. Per questa visione è essenziale mostrare nei nazisti una volontà di massacro. Certo, uccisioni ce ne sono in tutte le guerre, ma loro, i nazisti, volevano uccidere. Questo è il peggio, ed è questo, prima di ogni altra cosa, che viene loro rimproverato. Moralismo aiutando, li si biasima non tanto di aver fatto la guerra, dato che uno Stato rispettabile vi si può lasciar andare, ma di essere stati sadici. I bombardamenti intensivi e assassini di Amburgo, Tokyo, Dresda, le due bombe atomiche, tutti quei morti vengono giustificati come un male necessario per evitare altri massacri il cui orrore sarebbe consistito nel fatto che, questi, sarebbero stati sistematici. Fra i crimini di guerra nazisti e le pratiche dei loro vincitori non vi sarebbe paragone possibile. Lasciar intendere il contrario sarebbe già farsi complici, consapevoli o inconsapevoli, di quei crimini e permettere ch'essi si producano di nuovo. La giustificazione del 1939-45 non è affare da poco. Bisogna dare un senso a questa strage senza eguali che ha fatto decine di milioni di vittime: si potrebbe forse ammettere che era per riassorbire la crisi del '29 e per consentire al capitalismo di ripartire di buona lena? Questa giustificazione sorregge l'antifascismo di oggi e di domani e dunque la sinistra che se ne alimenta, scusando così la propria partecipazione al sistema.

Io vedo, qui, un ripristino del marxismo non una sua revisioniste ( come blaterano alcuni sciocchi di mia conoscenza ): posizione errata ? Bisogna dibattere ma non censurare o calunniare. Di una cosa sono certo: i vincitori – che hanno consacrato la loro ideologia imperialistica a Norimberga – non erano meno criminali dei vinti.

Tre sono gli elementi che caratterizzano il potere imperialistico: (1) trasferimenti di popolazione; (2) il lavoro forzato; (3) la neutralizzazione sociale. Quindi riproporre la categoria di ‘modo di produzione’ anche per studiare i campi di concentramento la trovo una prassi molto più coerente. Ovviamente si tratta di un modo di produzione schiavistico in un contesto bellico ed il risvolto è stato drammatico. Questa è una difesa del nazismo ? La via del servilismo al sionismo – così io replico – è infinita. Il nazismo è stato un cimitero capitalistico ma la ragione dei suoi crimini sta nelle dinamiche della accumulazione capitalistica, non negli esorcismi dei rabbini che blaterano sciocchezze talmudiche e sproloquiano sulla distinzione fra ebrei e goy ( questo sì, vero neonazismo ).

Un’ultima questione: come mai gli storici dell’olocausto non puntano mai il dito contro l’appoggio che la borghesia statunitense diede ad Hitler ? Henri Ford era amico personale dell’ ‘Immondo Imbianchino’ ne vogliamo parlare ? Ancora: vogliamo parlare dell’accordo fra nazisti e borghesia ebraica per la colonizzazione della Palestina.

Concludo questo mio articolo con qualche citazione compromettente.

Usa – Nazismo: amore a prima vista
Nel corso degli anni Venti, molte corporations Americane particolarmente importanti avevano goduto di considerevoli investimenti  in Germania. Prima della Prima Guerra Mondiale, la IBM aveva insediato in Germania una sua filiale, la Dehomag;  negli anni Venti, la General Motors aveva preso il controllo del più grosso produttore industriale di auto della Germania, la Adam Opel AG; e Ford aveva gettato le basi di un impianto succursale, più tardi noto come la Ford-Werke, a Colonia. Altre compagnie USA contraevano società strategiche con compagnie Tedesche. La Standard Oil del New Jersey — oggi Exxon — sviluppava collegamenti strettissimi con il trust Germanico IG Farben.
Dall’inizio degli anni Trenta, una élite di circa venti fra le più grandi corporations Americane, fra cui Du Pont, Union Carbide, Westinghouse, General Electric, Gillette, Goodrich, Singer, Eastman Kodak, Coca-Cola, IBM, e ITT  aveva rapporti con la Germania.
Per ultimo, molti studi legali Americani, compagnie di assicurazioni e finanziarie, e banche venivano profondamente coinvolte in un’offensiva finanziaria Statunitense in Germania; fra questi, il famoso studio legale di Wall Street, Sullivan & Cromwell, e le banche J. P. Morgan e Dillon, Read and Company, così come la Union Bank di New York, di proprietà di Brown Brothers & Harriman
( Jacques R. Pauwels, Le corporation americane ed Hitler, Global Research )

Sionisti ( criminali ) e nazisti ( criminali ): chi è il ‘male assoluto’ ?
“Ogni paese può assorbire solo un numero limitato di ebrei, se non vuole avere disturbi nello stomaco. La Germania ha già troppi ebrei.” [Chaim Weizman, presidente dell'Organizzazione sionista mondiale, futuro presidente di Israele, (1912) citato in Lenni Brenner, “Zionism in the Age of the Dictators”, cap. 3].
“Anche noi siamo d'accordo con l'anti-semitismo culturale, in quanto che noi crediamo che i tedeschi di fede mosaica siano un fenomeno indesiderabile e demoralizzante.” [Chaim Weizman, presidente dell'Organizzazione sionista mondiale e futuro presidente di Israele, “The letters and papers of Chaim Weizman”, Letters, Vol. 8, p. 81, 1914].

 “L'ebreo è una caricatura di un essere umano normale e naturale, sia fisicamente che spiritualmente. Come individuo nella società si rivolta e butta via le briglie degli obblighi sociali, egli non conosce né ordine, né disciplina.” [Our Shomer “Weltanschauung”, articolo scritto nel 1917 e pubblicato nel dicembre 1936 in Hashomer Hatzair, p, 26, organo dell'Organizzazione Giovanile Sionista].

“Noi ebrei, noi i distruttori, rimarremo dei distruttori per sempre. Nulla che voi facciate darà soddisfazione ai nostri bisogni e alle nostre esigenze.Noi distruggeremo sempre perché noi abbiamo bisogno di un mondo tutto nostro, un mondo divino, che non è nella vostra natura di poter costruire ... quelli tra di noi che non riescono a capire questa verità saranno sempre gli alleati delle vostre fazioni ribelli, fin quando non giungerà la disillusione, il destino maledetto che ci sparse in mezzo a voi ci ha assegnato questo sgradito ruolo.” [Maurice Samuel, “You Gentiles”, p. 155,1924].

“Se noi [sionisti, ndt] non ammettiamo che gli altri abbiano il diritto di essere anti-semiti, allora noi neghiamo a noi stessi il diritto di essere nazionalisti. Se il nostro popolo merita e desidera vivere la propria vita nazionale, è naturale che si senta un corpo alieno costretto a stare nelle nazioni tra le quali vive, un corpo alieno che insiste ad avere una propria distinta identità e che perciò è costretto a ridurre la sfera della propria esistenza. E' giusto, quindi, che essi [gli anti-semiti,ndt] lottino contro di noi per la loro integrità nazionale. Invece di costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dagli anti-semiti, i quali vogliono ridurre i nostri diritti, noi dobbiamo costruire organizzazioni per difendere gli ebrei dai nostri amici che desiderano difendere i nostri diritti.” [Jacob Klatzkin, (1925), citato in Jacob Agus, “The Meaning of Jewish History”, in “Encyclopedia Judaica”, vol II, p. 425].

Domanda finale: perchè gli amici degli ebrei della trentatreesima ora non dicono nulla a riguardo ? Aspetto una risposta.

Stefano Zecchinelli

mercoledì 25 marzo 2015

Possiamo avere pietà degli israeliani ?, di Stefano Zecchinelli



In questo testo analizzerò sinteticamente le recenti elezioni israeliane. Dico subito che nel finale dell’articolo, proporrò una citazione tratta da un poco conosciuto documento di Ernesto Guevara, 'Il proletariato americano: amico o nemico ?', scritto nel lontano 1954, su cui vorrei che si concentrasse, senza pregiudizi ed isterie, l’attenzione postuma dei lettori: una citazione importante che deve spingerci a riflettere ed a mettere in discussione alcune schemi mentali che, molte volte, ci ostacolano impendo, a noi, di essere realmente radicali ( il marxismo è radicalismo perché – usando le parole di Marx – il problema viene colto alla radice ). Guevara si interrogava se i popoli dell'America Latina possano o no, contare sul supporto del proletariato Usa. La risposta del 'Che' è 'no'. Attualizzo la questione: dato il successo della Lista Araba, il popolo palestinese può contare sulla 'sinistra israeliana'. Pongo alcuni quesiti prima di riportare la tanto importante e preannunciata citazione che, da come l’ho introdotta, vale più del mio elaborato stesso ( ovviamente, le mie riflessioni sono poco più di un nulla ). Procedo !

(1) Se da un lato la lista arabo-israeliana ha avuto un discreto successo, dall'altra parte il Likud ha sbancato. Questo significa che il proletariato di Israele è ben saldo alla sua borghesia, solo la minoranza non 'ebrea' ( in Israele la cittadinanza israeliana non esiste quindi utilizzo un termine che impone l'arroganza ed il razzismo sionista ) ha visto in questo cartello elettorale una 'speranza'. Ma è davvero una 'speranza'. Vediamo...

(2) La sinistra comunista palestinese, prima di tutto il Fronte popolare di liberazione della Palestina, ha disconosciuto questo movimento. C'è un motivo ? Certo che sì e si trova nella collaborazione degli ultra-revisionisti di Israele con una rapace classe dirigente: l'antimilitarismo di facciata non basta ( per fortuna ! ). Mi spiego con i termini dovuti per evitare di essere frainteso: un marxista sa che lo Stato nazionale è prodotto di lotte e sconvolgimenti sociali i quali, di volta in volta, hanno portano nuove elite al potere. Non è solo questo: le costituzioni antifasciste, ad esempio, contenevano delle conquiste importanti, lo stesso si potrebbe – andando su un altro versante –  dire per gli Stati indipendenti sorti dalla decolonizzazione negli anni '60 e '70. Ma Israele non è uno Stato nazionale è, per l'appunto, una entità, l'entità sionista per l'esattezza e gode dell'appoggio incondizionato del gendarme mondiale ( l'imperialismo Usa ) e delle lobby sioniste occidentali ( su ciò consiglio di leggere: James Petras, Usa: padroni o servi del sionismo ). Il discorso è molto diverso e glissarci facendo leva su narrative collaborazioniste è fuori luogo ( cito l'esempio di Marx XXI e del suo acritico appoggio al Pc israeliano ): quali conquiste possono avere i lavoratori dentro un 'non Stato', ovvero dentro un regime che nasce come deposito di armi occidentali ( non è solo un deposito di armi, è molto di più come ho spiegato in altre sedi ) ? Antisemitismo il mio ? Non direi, dato che Martin Buber, che eppure fu sionista ( un sionista molto confuso ? ), definì Israele un prodotto del colonialismo con tutto quello che ne consegue.

Insomma, l’imperialismo è una mera politica della borghesia ( come pensava Kautsky ) o è uno stadio dello sviluppo capitalistico, lo stadio supremo ( che non significa affatto ultimo ) studiato da Lenin in modo esemplare. I revisionisti ( es. Marx XXI ed i sostenitori della soluzione dei ‘due Stati’ ) dicono che è solo una politica quindi – facendo magari leva sulla Comunità Internazionale ( da sempre complice dei sionisti ) – si può far diventare, a loro dire, 'Israele buona'. Una tesi errata e che non trova riscontro nella realtà dei fatti. Israele – in realtà – nasce come ‘Stato colono’ ( Ilan Pappe ) e diventa, da lì a poco, un potente Stato imperialista. Uno Stato colono – inoltre – ha il problema di impiantare sul posto una classe lavoratrice, di per sé, ideologicamente, egemone, una sorta di 'aristocrazia-proletaria' applicando sempre le correttissime categorie leniniane. In questo modo il Grande Capitale Sionista ha espulso i lavoratori arabi dalle proprie terre ( processo iniziato nel 1883 ), salvo, poi, sostituirli con la ‘forza lavoro ‘ israelita. Come hanno tenuto insieme, questi ‘pianificatori’,  la borghesia sionista con il (neo)proletariato ebraico ? Semplice, con l’ausilio di sindacati di destra e partiti pseudo-socialisti, partiti di ‘sinistra’ ma non internazionalisti. Faccio notare, ai critici confusi ( solo confusi o persone senza coraggio ? ), che il ‘socialismo sionista’ cuoce nella stessa brodaglia da cui è venuto fuori il ‘fascismo di sinistra’: un anticapitalismo di destra antimarxista che, nel momento del bisogno, diventa il braccio armato di settori ben precisi ( nel caso del fascismo l'industria pesante del nord, si legga a proposito Fascismo e gran capitale di Daniel Guerin ) delle elite dominanti ( in Italia abbiamo avuto l’esempio dell’irredentismo ).

Domanda importante: la lista arabo-israeliana o il Pc israeliano sono disposti, in caso di aggressione sionista contro il popolo palestinese, ad appoggiare la Resistenza armata della fazioni combattenti della Palestina. I marxisti del Fplp pongono un problema reale e noi non possiamo travisarlo.

Faccio una osservazione: appoggiare la resistenza di un popolo aggredito significa - soprattutto in un capitalismo straccione come quello italiano - mettersi in gioco e compromettersi. La borghesia italiana è talmente vile che, in tutto e per tutto, segue i dettati derivanti da Washington e Tel Aviv. Nel fare questo vengono emanate leggi liberticide che censurano la discussione sul sionismo, il dibattito accademico ( per quanto possa valere il ‘dibattito accademico’ essendo l’università, anch’essa, un ingranaggio del moderno capitalismo ) sul ruolo di Israele e l'appoggio alla causa del popolo ( e per me è la causa dei lavoratori ) della Palestina. Di contro, raggirando questo discorso, molti optano per una retorica pacifista ignorando i rapporti di forza fra le classi e soprattutto il ruolo di Israele come 'ingranaggio della controrivoluzione mondiale' ( si vedano i crimini del Mossad contro le guerriglie nella latino-america ). Il marxismo ha bollato queste posizioni cerchiobottiste e Trotsky si spinse a definire il pacifismo come 'servo dell'imperialismo'.

Per tanto: (a) bisogna dare il pieno appoggio alle Resistenze armate antisioniste nella regione accantonando i pregiudizi islamofobi figlie di un razzismo occidentale che nulla ha da invidiare alla mentalità colonialista delle classi dirigenti post-fasciste. (b) deve essere chiaro che, qualsiasi accordo con la borghesia simil-fascista israeliana, si è concluso, che piaccia o no, fino ad ora, per dirla con Said, in una 'seconda Nakba'.

Domanda: la Lista Araba ha chiesto la totale smilitarizzazione di Israele ? Io, personalmente, non ho visto iniziative concrete nemmeno in rapporto alla liberazione di Vanunu lo scienziato che denunciò i piani sionisti da grande potenza nucleare ( tradotto: grande potenza del crimine ).

Le mie critiche sono chiare, passo ora alla citazione di Ernesto Guevara che, da un punto di vista antimperialista, è illuminante e vale di più di tutto il mio elaborato ( il titolo dell’articolo si legittima con ciò ! ):

‘’Insisto che non si può esigere che la classe operaia del Nord vada al di là delle proprie narici. Sarebbe inutile cercar di spiegare da lontano, con la stampa completamente in mano al grande capitale, che il processo di decomposizione interna al capitalismo sarebbe solo frenato per qualche tempo in più, ma non fermato dalle misure di tipo totalitario che si dovessero assumere, tendenti a mantenere l’America Latina in uno stato di colonia. La reazione della classe operaia, logica fino ad un certo punto, sarebbe di appoggiare gli Stati Uniti, seguendoli dietro l’emblema di qualunque slogan, come potrebbe essere in questo caso l’anticomunismo. D’altro canto, non si deve dimenticare che la funzione dei sindacati operai negli Stati Uniti è più di servire da cuscinetto tra le due forze in lotta e, surrettiziamente, smussare la potenza rivoluzionaria delle masse’’ ( Ernesto Guevara, Il proletariato americano: amico o nemico ?, Ed. Massari ).

Faccio due domande, la prima è una provocazione, la seconda, come è giusto, è una corretta conclusione ( sempre a mio modo di vedere ).

Prima domanda: se la borghesia militarista israeliana permette agibilità politica al Pc israeliano, nessuno ha sospettato che questo partito possa fungere da collante fra gli sfruttati di Israele e alcuni settori dominanti per evitare una effettiva radicalizzazione dei lavoratori ? Ricito la parte finale dell'articolo: 'D’altro canto, non si deve dimenticare che la funzione dei sindacati operai negli Stati Uniti è più di servire da cuscinetto tra le due forze in lotta e, surrettiziamente, smussare la potenza rivoluzionaria delle masse'. E se questo valesse anche per Israele ? La domanda del Che è attualissima !

Seconda domanda ( conclusione ): possiamo avere 'pietà’ degli israeliani che votano Likud ? Io credo di no e pagine e pagine, di Marx e Lenin stanno lì a dimostrarlo. La liberazione della Palestina passa per la Palestina ma, dall'altra parte, chiede il nostro coraggio e la nostra determinazione: contrastare Israele significa controbattere, colpo su colpo, disposizioni di legge liberticide, la violenza degli squadroni sionisti ( come avviene in Francia contro i lavoratori migranti arabi, ma anche contro quei pochi storici antisionisti ) ed i pregiudizi di uno sciovinismo filo-capitalista di cui, purtroppo, ancora non vedo il tramonto.

Stefano Zecchinelli

mercoledì 4 marzo 2015

Dividere per comandare, di Manuel Freytas



La cosiddetta "guerra di genere" tra uomo e donna è una strategia per dividere le società e deviare  l’attenzione dai problemi di ingiustizia sociale di cui  soffrono (e sono vittime) sia gli uomini che le donne. Nel mondo dei paesi arabi islamici e come parte complementare della strategia di invasione militare, gli Stati Uniti e le potenze capitaliste centrali, attraverso un’ operazione di infiltrazione della  CIA e  delle grandi catene mediatiche internazionali, alimentano la ribellione femminista delle donne islamiche  contro le strutture storiche, sociali e culturali dell’islam. L'obiettivo è dividere internamente quelle società e appropriarsi dei  loro mercati e delle risorse strategiche, in particolare energia e petrolio. Nella zona occidentale al di fuori delle zone di conflitto militare, dove si controlla e si domina con la strategia della “democrazia, la pace e i diritti umani”, di divide la società al fine di neutralizzare le resistenze socialmente organizzate. Come parte centrale di questa strategia, si spingono a una guerra manipolata, le donne contro gli uomini. Utilizzando le tesi femministe alienate della “violenza di genere” (promosse dalle ONG della CIA). Con le teorie manipolative (sviluppate da sociologi e psicologi di sistema) di "anti-violenza"  deviano la società dai problemi centrali di ingiustizia sociale, della povertà, della fame, e dello sfruttamento mediante la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi. Questa strategia di divisione di uomini e donne con il femminismo e le dottrine della "violenza domestica" serve come una cortina di fumo per distogliere l'attenzione dal sistema di dominio su tutte le parti, compresa la testa umana. Nel frattempo, e mentre conducono la lotta "per la democrazia, contro la violenza", gli Stati Uniti e le potenze imperiali invadono paesi, massacrano massicciamente le popolazioni civili, assassinano con la fame e con le politiche di speculazione sugli alimenti, generano e fabbricano grande povertà con le loro economie di depredazione, sostenute solo dalla ricerca del libero scambio. Mentre fomentano la guerra e la divisione fra uomini e donne con lo scontro di genere, distruggono la comprensione della realtà del sistema di ingiustizia sociale in cui sono inseriti (e sono vittime) tanto gli uomini quanto le donne . Dividere e far scontrare l'uomo con la donna,  distruggere il cervello umano per regnare sulle ceneri dell'umanità sono le principali dinamiche strategiche e funzionali del sistema capitalistico su scala globale.

Traduzione dallo spagnolo di Costanza Lopez